Perché la città a lungo non ha avuto una squadra
Las Vegas non aveva mai avuto squadre professionistiche per vari motivi: non era una città abbastanza grande (ora è la 30esima degli Stati Uniti, più grossa di altre 12 che invece di franchigie ne hanno da tempo), i suoi abitanti hanno una sorta di fuso orario proprio, lavorando specialmente di sera e nel weekend e, soprattutto, in Nevada sono legali le scommesse sportive. Per decenni l’America è rimasta scottata dal “Black Sox scandal” – l’accusa a otto giocatori dei Chicago White Sox (poi bannati a vita) di aver perso apposta, in cambio di soldi, le World Series di baseball del 1919 contro i Cincinnati Reds – e ha evitato come la peste Las Vegas. | Francesco Caligari, Rivista Undici, 18 aprile 2018
Chi pensa che l’inferno sia buio, non deve essere mai stato a Las Vegas. Qui è il cielo, a essere senza stelle. La terra è splendente. Ogni volta che ci atterro di notte – e ci sono atterrato troppe volte – ho la sensazione di precipitare verso l’alto, perché Las Vegas è un mondo alla rovescia, dove le stelle stanno sotto e il buio sta sopra. Forse l’inferno è un posto così, splendido, scintillante, succulento, topless, ma eternamente capovolto. E naturalmente senza vergini, tutte condannate al paradiso.
Come fu che la boxe arrivò a Las Vegas
Las Vegas non è sempre stata la capitale mondiale dei combattimenti. Per decenni è stata New York, dove la radio e poi la televisione crearono un grande interesse per la boxe, il primo sport a essere trasmesso, quando Willie Pep difese il suo titolo dei pesi piuma contro Chalky Wright nel 1944. Da allora “The Gillette Cavalcade of Sports” divenne un evento trasmesso ogni venerdì sulla NBC dall’arena del Madison Square Garden. Ma mentre il Madison e persino lo Yankee Stadium si riempivano di brividi per i grandi match, l’effetto complessivo di questo immediato e continuo successo era disastroso. La boxe in tv ammazzava gli altri eventi a livello locale. Inoltre, i match lasciavano molto a desiderare. I picchiatori erano favoriti rispetto ai più tecnici e molti dei pugili promossi in tv si dimostravano incapaci di competere ai massimi livelli. New York presto non fu più adatta alla boxe. Aveva succhiato tutta la carne dalle ossa. La boxe aveva bisogno di un nuovo inizio, e ne trovò uno a 2.500 miglia di distanza nei deserti del Nevada. | Jonathan Snowden, Bleacher Report, 12 settembre 2014