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GIOVEDI 1 AGOSTO 2024
GIORNO #6 DELLE OLIMPIADI
IN CIMA AI PENSIERI
Tutti gli ori australiani sono femminili
Eccoci alla giornata-6 delle Olimpiadi. Ci arriviamo con la Cina che ha preso la testa del medagliere dall’alto delle sue 9 medaglie d’oro, una in più di Francia e Giappone che inseguono. Le ha vinte in 7 sport diversi, ma due terzi sono arrivati da tuffi e tiro. Va in testa nel giorno della rumorosa eliminazione del numero 1 al mondo del tennis tavolo, Wang Chuqin.
Oh, a proposito di tennis tavolo. Va detto che il mondo del tennis tavolo, e tutto il resto del mondo insieme a esso, è ancora sotto la botta impressionato dai coreani che hanno fatto un selfie insieme. Il clic più rumoroso nella storia dei Giochi. Non coreani e basta, ma i ragazzi coreani del nord con i ragazzi coreani del sud. La cosa impressionante è che in giro ci siano ancora cinquantenni disposti a credere che non sia molto meglio lasciar fare a loro, farsi da parte, affidargli tutto, i telecomandi di casa, cerimonie olimpiche da organizzare, ristoranti da prenotare, valigette con i codici nucleari, direzioni dei festival di Sanremo e dei quotidiani, tutto.
La Corea [del sud] però è uscita dalle prime cinque. Vi ha fatto irruzione la Gran Bretagna per gli ori al triathlon e al fotofinish nel canottaggio con il quattro di coppia femminile. La stampa inglese celebra la miglior partenza di sempre in un’edizione olimpica: 17 medaglie in cinque giorni. “Nel giro di soli 14 minuti – scrive Oliver Brown sul Telegraph – la campagna a questi Giochi di Parigi è passata da promettente a scandalosa”. Scandalosa in senso buono , eh – chiariamo – che se no già sono pronti i giornalisti d’inchiesta a buttarsi sulla storia per cercare qualche sporcaccione. Non ci possiamo più godere in santa pace nemmeno più un ripescaggio del quattro senza. C’è sicuramente qualcosa dietro quel “senza”, mmm, questi del canottaggio non ce la contano giusta.
L’Australia incombe al quarto posto con 7 ori, tutti e 7 vinti dalle donne [10 su 16 in totale]. Gli USA arrancano ancora in settima posizione con 5 ori, ma con il maggior numero di medaglie complessive [30 a 26 sulla Francia], un conteggio al quale in queste ore i media americani fanno più volentieri riferimento. In Inghilterra non ci possono passare: “I nostri amici oltreoceano hanno sempre fatto le cose a modo loro quando si tratta di medaglie olimpiche”.
GLI HIGHLIGHTS PRIMA DEGLI HIGHLIGHTS Oggi 18 medaglie d’oro in nove discipline: ginnastica artistica, atletica, canoa slalom, scherma, judo, canottaggio, vela, tiro a segno e nuoto. A Marsiglia dovrebbero essere assegnate le prime nelle gare di skiff, se le condizioni del vento lo consentiranno. Xander Schauffele inizia la difesa del suo titolo olimpico di golf. Biles e Lee si giocano probabilmente l’oro nel concorso individuale, il titolo che non sfugge alle USA dal 2004. Il bis nella storia è riuscito a Larissa Latynina [1956, 1960] e Vera Caslavska [1964, 1968]. Solo Rebeca Andrade può arrivare a sconvolgere la trama americana. Ma soprattutto: arriva Mamma Atletica.
IL RUGGITO DI MAMELI
Noi siam pronti alla morte con Eleonora Giorgi, Antonella Palmisano e Valentina Trapletti nella marcia, con il Quattro senza uomini [Giovanni Abagnale, Nicholas Kohl, Matteo Lodo, Giuseppe Vicino], con Giorgia Bertuzzi e Jana Germani nella vela, Gennaro Pirelli e Alice Bellandi nel judo dei dolori, con Giovanni De Gennaro nello sport che vanta il maggior scarto fra numero di praticanti e spazio televisivo in RAI [la canoa slalom], ma soprattutto l’Italia chiamò con la scherma.
Sotto lo sguardo di Giorgia Meloni volata a Parigi, corriamo ai fioretti per dimostrare coraggio, tenacia, spirito ardimentoso e onore con Arianna Errigo, Martina Favaretto, Francesca Palumbo e Alice Volpi, mentre saranno Lorenzo Musetti nel singolare maschile e la coppia Errani-Paolini a a battersi contro avversari di popoli isteriliti e volgenti al tramonto. Curiosità per Alice D’Amato e Manila Esposito nella finale del concorso individuale di ginnastica artistica.
ITALIANISMI
Ieri e oggi la giostra della politica si è spostata su Angela Carini, sorella d’Italia da difendere dai pugni di un maschio, più o meno così ha titolato la Verità, dove per maschio si intende Imane Khelif, la pugile dell’Algeria esclusa dagli ultimi Mondiali per un tasso di testosterone più alto della norma, ammessa invece stavolta alle Olimpiadi. Nel caos e nella polvere di una disinformazione senza approfondimento e senza vergogna, Khelif ieri è stata pure definita una pugile transgender – e anche in questo caso avrebbe potuto partecipare. Il ministro Matteo Salvini ha detto: «Che un uomo combatta contro una donna è poco olimpico. Questo la prende a pugni, non giocano a scacchi» , infilando un paio di strafalcioni consecutivi. Il primo: Khelif non è un uomo. Il secondo è utile a comprendere la natura surreale e ideologica della questione: la federazione internazionale scacchi impedisce a chi viene da un percorso di transizione di genere di giocare con le donne.
Claudio Arrigoni sul Corriere della sera ha intervistato Silvia Camporesi, bioeticista, la quale spiega che l’iper produzione naturale di testosterone può essere dovuta alla sindrome dell’ovaio policistico. «Colpisce fra l’8 e il 13 per cento delle donne. Sarebbero da escludere anche loro? C’è un po’ di sessismo – dice – i vantaggi genetici endogeni vanno bene solo per la categoria maschile, a quanto pare. Le donne sottoposte a questi test genetici vengono tutte dal Sud del mondo. Speriamo sia solo un caso. La scienza può aiutare, ma non offre soluzioni. La questione è etica. Lo sport, come la società, deve cercare l’inclusione, non l’esclusione».
Il genetista Emilio Giardina dice a Silvia Scotti di Repubblica: «Chi ha ragione? Chi è donna? Queste sono condizioni mediche che coinvolgono la sfera emotiva di ognuno. Chiedere un test genetico per una competizione pone interrogativi etici importanti, la divulgazione dei propri dati è un tema sensibile, il Cio non può liquidare un problema così spinoso o cavarsela parlando di passaporto: tutto va affrontato e va normato. Va stabilito se il sesso è cromosomico o fenotipico. Va deciso se è necessario un test per stabilirlo, quale e chi lo deve fare. Fissare le cautele sulla privacy. Immaginate i disagi fisiologici ed emotivi che ha questa atleta, ora si trova stigmatizzata da un punto di vista sportivo: è mortificante».
Giovanna Motta, endocrinologa all’Ospedale Molinette di Torino, ha detto a La Stampa che nessuna donna corre dei rischi per la propria incolumità se viene presa a pugni da una persona intersessuale. «E poi non credo che la boxe sia uno sport così violento», aggiunge.
Si è accodato subito alla polemica, ma proprio subito dall’Inghilterra, la firma più conservatrice del conservatore Telegraph: Oliver Brown scrive che “il CIO espone le donne al peggio rischio possibile, consentendo a chi ha un livello di testosterone alto di competere”. Boh. In realtà quando l’aveva alto l’hanno esclusa. Ma oggi è la giornata internazionale per la difesa dei diritti di consumatori di newsletter, e dunque vi viene risparmiato il pippone. Ma arriverà, oh, se arriverà.
POPOLI
Lo sport secondo Zelensky
Dalla palestra di una scuola in una regione occidentale dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky ha risposto a una serie di domande di L’Équipe, Le Monde , Libération e AFP, “tra le pareti verdi tappezzate di manifesti della locale società di pallavolo”, alle soglie del novecentesimo giorno di invasione russa, con il mondo in fiamme. Ha parlato del suo rapporto, politico e personale, con lo sport, aggiungendo che non è tempo di festeggiamenti per l’Ucraina.
➣ Perché non ha partecipato alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici?
«Emmanuel Macron mi ha invitato. Avrei risposto con piacere al suo invito, ma il nostro Paese sta attraversando un periodo difficile. Anche in tempo di guerra vado all’estero per riunioni, ma la situazione è tesa nell’Ucraina orientale. I russi stanno colpendo. A loro non importa che le Olimpiadi si stiano svolgendo proprio adesso. Colpiscono la nostra infrastruttura energetica che è sotto forte pressione da diversi mesi, anche se si sta stabilizzando. Non posso permettermi, con tutto il rispetto, di presenziare alla cerimonia di apertura di un evento così importante come i Giochi Olimpici. È senza dubbio un evento politico, ma per me è soprattutto una grande festa, per tutti gli atleti e per la Francia. Per il nostro Paese non è una festa. Per la nostra squadra, partecipare ai Giochi olimpici in tempo di guerra è una vittoria. Ma non è il momento di festeggiare».
➣ Siete soddisfatti delle condizioni poste dal CIO che hanno portato alla partecipazione di 15 atleti russi e 17 bielorussi come individuali neutrali?
«Ringrazio tutti coloro che si sono opposti alla partecipazione ufficiale di Russia e Bielorussia alle Olimpiadi, ma queste sono mezze sanzioni, partecipano comunque sotto una bandiera neutrale. Certo, ce ne sono molti meno, ma nessuno si lascia ingannare. E allora qual è la differenza tra la Corea del Nord che partecipa e la Bielorussia? La Bielorussia è sanzionata. Non la Corea del Nord, che minaccia il mondo intero con armi nucleari, vende missili e milioni di proiettili di artiglieria alla Russia e li usa per uccidere gli ucraini. Non ho alcuna pretesa di obiettività. Se vogliamo combattere la tirannia e l’autoritarismo, dobbiamo agire in modo molto concreto. Se decidiamo di imporre sanzioni, imponiamole. Ai Giochi partecipano circa 30 atleti russi e bielorussi, nonostante la morte di 488 atleti e allenatori ucraini durante la guerra. Se vincono, gli regaleremo delle medaglie, li applaudiremo, ma aggiungiamo macchie di sangue a questa bandiera neutrale. Così potranno competere, è quello che meritano: 520 complessi sportivi in Ucraina sono stati distrutti da attacchi missilistici».
➣ Cosa consiglierebbe agli atleti ucraini: continuare a gareggiare all’estero e mostrare al mondo di «cosa è capace l’Ucraina, oppure tornare a casa e combattere?
Continuare, ovviamente! Questa è la loro battaglia. Loro sono così importanti per noi. Rappresentano il nostro Paese. Il nostro esercito li sostiene e loro sostengono il nostro esercito partecipando ai Giochi. La difesa dell’Ucraina può essere fatta in vari modi. Tutto il personale militare e tutti gli ucraini sono molto orgogliosi dei nostri atleti. Vogliamo più medaglie, più opportunità per sollevare il morale della popolazione, più momenti di cui essere orgogliosi. Ecco perché devono vincere la loro battaglia».
➣ A volte lei viene paragonato all’ex primo ministro britannico Winston Churchill, che detestava lo sport. Qual è il suo rapporto con lo sport? Ne faceva prima dell’invasione? E oggi ?
«Certo che lo faccio. Oggi ho fatto degli esercizi in treno. Squat, addominali, esercizi classici, possono essere eseguiti ovunque. Trenta secondi, nel corridoio del treno, ovunque. Lo sport è una grande impresa e i grandi atleti gli dedicano la vita. Per me si tratta solo di sforzarmi un po’. Il cervello ha bisogno di attività fisica per riposare. Quando ne ho la possibilità, la sera tardi, o la mattina molto presto, cerco di trovare dai trenta ai quaranta minuti».
➣ C’è un atleta che ammira particolarmente?
«Ce ne sono molti. Ne cito uno: Jan Beleniouk, un bravissimo lottatore che partecipa ai Giochi olimpici [è un deputato del partito del presidente, ndSl] e c’è anche la tennista Elina Svitolina, molto forte. Oleksandr Usyk , campione del mondo dei pesi massimi, è fantastico. Lui è forte».
AVREMO SEMPRE PARIGI
La seccatura di dover fare la fila al bar
[Spazio a cura dell’associazione internazionale OIA – Osservatorio Inviati Annoiati]
“Si può cominciare a dire che l’organizzazione di Parigi 2024 è un mezzo disastro; o almeno che ci sono parecchie cose che non vanno. Il principale lascito dei Giochi doveva essere la restituzione del fiume alla città, limpido come all’alba dell’era industriale. L’obiettivo è fallito. Lo prova il balletto attorno alla prova di nuoto del triathlon, che alla fine si è fatta — bellissime le immagini, per carità — nonostante le rilevazioni dei giorni precedenti, che segnalavano acque troppo inquinate. Se anche dovesse finire tutto bene, già il fatto di dover stare lì con la provetta in mano alla ricerca di batteri dai complessi nomi latini è imbarazzante; figuriamoci se a qualche atleta dovesse venire il mal di pancia. E comunque Parigi ha fallito la prova della Senna anche nella cerimonia inaugurale: al di là del giudizio estetico, gli atleti e i capi di Stato stranieri sono stati esposti a un inutile percorso di guerra. Trasporti. Insufficienti. In tutte le Olimpiadi vengono predisposte navette per consentire a chi le segue per lavoro di spostarsi da un’arena all’altra. In tutte, tranne che a Parigi. Le navette non si vedono quasi mai. Certo, c’è il metrò; a volte però chiude presto, a volte qualche stazione in centro non apre proprio. Acqua. Con 36 gradi, giustamente vengono diffusi inviti a idratarsi. Ma come? Le bottigliette di plastica sono abolite. Le code ai vari baretti sono lunghissime”. [Aldo Cazzullo, Corriere della sera]
IL NOME PIU BELLO
Frédéric Mirédin
Professione: imitatore. Ma non un imitatore di voci, e neppure di volti. Frédéric Mirédin imita i judoka. È un camaleonte del tatami che si maschera ora dal giapponese Tatsuru Saito, ora dal ceco Lukas Krpalek, ora dal sudcoreano Kim Min-jong. Per più di 300 giorni all’anno vive accanto a Teddy Riner, il supercampione di Francia, il titano, l’uomo al quale è stato consegnato il sacro fuoco di Olimpia affinché accendesse il braciere.
Mirédin deve imitare le tecniche dei suoi avversari in allenamento. Se fosse boxe, sarebbe uno sparring partner. O forse un punching ball, chi lo sa. Sono una coppia di fatto. Riner trascorre più tempo Mirédin che con sua moglie. Lui – Mirédin – lo chiama un privilegio. Ha detto all’AFP che deve esserci alchimia, deve esserci fiducia. Segue Riner pure nei viaggi all’estero. Negli ultimi 4 anni non si sono mai separati. «La mia funzione principale è preparare. Sono il supporto che mette per la strategia, nuove tattiche, nuove tecniche».
Con l’allenatore Christian Chaumont, «devo adottare – dice – la postura dell’avversario su cui stiamo lavorando, sia esso un mancino o un destrimano». Un lavoro che «mi impone di guardare tantissimi video per conoscere a memoria i movimenti e le tecniche. Gli allenatori cono l’occhio esterno, io sono il sentimento dall’interno».
Mirédin ha lo stesso preparatore fisico di Riner, segue gli stessi carichi di lavoro, le stesse cure, lo stesso fisioterapista. Con una differenza: «Lui si prepara a farmi cadere, io a cadere».
CADUTE
Forse abbiamo visto l’ultimo Nadal
Nello stadio che gli ha dato la corona, a Rafa Nadal è stata tagliata la testa. I francesi lo fanno. Sono così. Arroganti, presuntuosi e tagliano le teste. Era uscito per mano di Djokovic dal singolare, aveva nella manica l’asso del doppio con Alcaraz per regalarsi un’ultima passeggiata di gloria sul tappeto rosso della terra rossa. E invece. Si sono messi di traverso Kraijcek e Ram. Quando il servizio di Austin, il primo, ha toccato la linea laterale dell’area di servizio, alle 20.48 ora di Parigi [ma pure di Madrid, di Roma, di Ischia], si è alzato uno sbuffo di nuvola di gesso come quella famosa del famoso rigore di Neeskens nella finale mondiale di calcio del ‘74, e cinquant’anni dopo la caduta dell’Arancia Meccanica del pallone è caduto pure lui, “annunciando il passaggio da una dinastia senza pari – scrive il Times dall’Inghilterra – a un futuro inesplorato, una fine attesa, anticipata, ma giunta in un modo per il quale nessuno era ancora pronto”. Matthew Syed, sempre sul Times, dice che “la dignità di Nadal nella sconfitta è ciò che custodirò più gelosamente. La tendenza dello spagnolo a mostrare classe nei momenti più difficili lo ha reso un campione rispettato tanto quanto per le sue abilità sul campo”.
E adesso: Rafa, che fai? Rafa, che succede? “È finito un ciclo” dice AS dalla Spagna. Sottinteso: aspettiamo che annunci l’addio. È probabile che aspetti la fine dei Giochi per non rubare la scena al sacro appuntamento dello sport. Dunque dal 12 agosto ogni giorno è buono per trovare sulle prime pagine di tutto il mondo il meritato omaggio a un gigante che esce di scena, tra un prestito con diritto di riscatto e un casting per un mediano.
IL TEMA
L’ombra del doping
Mentre Cina e USA proseguono nella loro guerra fredda dell’antidoping, con il comitato olimpico di Pechino che accusa il New York Times di voler politicizzare e strumentalizzare lo sport, dall’Inghilterra arriva un’inchiesta giornalistica che svela come un corridore keniano si è trasformato in un agente sotto copertura per svelare i meccanismi del traffico di sostanze illecite. È un lavoro del Guardian. “Un incontro in una caffetteria di New York – scrive Rob Draper – ha aiutato gli investigatori americani a scoprire la pista di una rete di doping e degli agenti che prendono di mira gli atleti più vulnerabil”
ARTEFICI
Oh, finalmente un record del mondo in piscina
Fine delle discussioni. La piscina lenta costruita da questi mammalucchi di francesi ha prodotto finalmente ‘o recòrd, eccolo il primato del mondo nelle acque, stabilito dal 19enne cinese che nuota come una palla, titola L’Équipe. In effetti Pan Zhanle ha vinto i 100 metri stile libero squassando il suo primato, 46.40 contro 46.80, mettendo poco più di un secondo di distanza fra sé e il secondo Kyle Chalmers [47.48]. Se i conti non sono sbagliati, se la prof di matematica ha fatto un buon lavoro, sarebbe come vincere i 100 metri dell’atletica in 9.80 lasciando il secondo a 10.02.
Aperta parentesi. I 100 stile libero furono la gara che assegnò il primo oro nel 1896, al ritorno dei Giochi olimpici sulla scena dell’era moderna. La vinse Hajós, ebreo ungherese che si era fatto chiamare prima e forse anche durante le gare Arnold Guttman. Cambierà il proprio cognome in occasione della festa per i 1000 anni del regno magiaro, scegliendo Hajós che vuole dire “uomo di mare”. Da piccolo aveva rischiato di annegare nel Danubio. Sarà anche nazionale di calcio. Più tardi diviene architetto, ottenendo nel 1924 l’argento nel concorso d’arte di architettura a Parigi 1924. La sua opera più conosciuta è ancor oggi la piscina sull’isola Margherita, di fronte a Budapest, in mezzo al Danubio. Chiusa parentesi.
Pan ha 19 anni ed è stato il primo nuotatore della storia a scendere sotto i 22 secondi nei 50, sotto i 47 secondi nei 100, sotto 1:45 nei 200. Ora, poiché il ronzio sulla piscina è destinato a spegnersi, potrebbe venire la tentazione di aprire subito un bel buzz sulla relazione tra il nuoto cinese e il doping. Ma il suo nome non è nella famosa lista dei 23 trovati positivi, l’episodio alla base della guerra fredda del doping tra USA e Cina. Vediamo che si può fare lo stesso. Kyle Chalmer, il 26enne australiano arrivato secondo, è invece un appassionato di fotografia e di football australiano: nel 2015 si è rotto il polso e i legamenti della caviglia giocandolo a scuola. I suoi allenatori di nuoto gli vietarono di continuare praticarlo. Forse per uno shock o meditando chissà quale vendetta di cui prima o poi verremo a sapere, possiede una collezione di rettili.
Adesso arriva l’atletica
Alt. Fermi tutti. E i record dell’atletica? Quanti ne batteranno? Oppure i mammalucchi hanno sbagliato pure la pista? Sì, in effetti la pista d’atletica per la prima volta viola è opera di noi italiani, sarà dunque stata fatta bene, benissimo, ma detto fra noi pure la vasca di Parigi è lavoro di un’azienda figlia di Mameli. Comunque. Quanti primati del mondo dobbiamo aspettarci nell’atletica? Borja Andrino su El Pais ricorda che a Tokyo 2021 e Rio de Janeiro 2016 ne sono stati battuti tre, a Londra 2012 e Pechino 2008 quattro. Nell’ultimo anno e mezzo, l’atletica ne ha visti cadere In 11 gare – 6 femminili e 5 maschili. L’ultimo è quello del salto in alto femminile, 2.10 di Yaroslava Mahuchikh. Senza troppo azzardo, il giornale spagnolo dice che non cadranno quello del giavellotto maschile, del peso femminile, probabilmente non cadrà nessuno degli otto record mondiali che ancora risalgono agli anni ‘80, “su alcuni di loro grava ancora l’ombra del doping” scrive Andrino con una finezza e un’educazione da hidalgo spagnolo.
Nel frattempo è arrivata al traguardo la 20 km di marcia maschile. Massimo Stano ha sentito un dolorino e ha dovuto rinunciare nel tratto finale a una medaglia. Quarto. Però era fiero del suo baffo a manubrio.
ALLONSANFAN
Marchand si candida a volto dei Giochi
E bravo Léon, ci sei riuscito. Due ori nel giro di quanto, un’ora e mezza, due, facciamo la stessa sera. Nessuno ci riusciva dal 1976, nessuno aveva messo una accanto all’altra due gare cos’ differenti, i 200 farfalla e i 200 rana. L’Équipe dedica giustamente la sua prima pagina al nuotatore dei miracoli, con un editoriale di Jean-Denis Coquard nel quale si legge che la famiglia del calcio francese non si metterà mai d’accordo su chi sia stato il migliore, se Raymond Kopa, Michel Platini o Zinédine Zidane. Per non dire di Kylian Mbappé, il nome che aggiungeranno i giovani. Quando si tratta di sport invernali, i francesi si dividono fra Jean-Claude Killy e il biatleta Martin Fourcade. Adesso Léon Marchand si presenta tomo tomo nel giro dei grandi di sempre dello sport olimpico di Francia, con i tre ori dell’Olimpiade di casa [aveva vinto i 400 misti domenica]. L’Équipe dice che ha già superato anche Laure Manaudou, e quindi si gioca il titolo di più grande campione degli sport individuali con Marie-Jose Perec. Perdipiù Léon non ha finito le sue fatiche, allenate laggiù nell’Arizona, terra di sogni e di chimere da Bob Bowman, l’ex coach del goloso Michael Phelps. “Marchand si è divertito con una tale disinvoltura da farci pensare che non sia finita” scrive Coquard. Domani è il giorno dei 200 misti: “Quattro medaglie d’oro in un unico fuoco olimpico, non si era mai vista tanta golosità”
Céline Nony si sofferma a raccontare il fisico normale di questo ragazzo e la relazione straordinaria con Bowman, non sono muscoli enormi a spingerlo in acqua, ma un metabolismo straordinario, una tecnica raffinata, un’eleganza suprema. Mr. Everyman, lo definisce L’Équipe, ma in realtà possiede “un corpo che si rigenera più velocemente”, insomma tanto Everyman non è, qua dopo una rampa di scale ci prendiamo un anno sabbatico. Tra una finalona e l’altra, Léon ha riposato, per un nuotatore riposo significa farsi qualche vasca di scioglimento, 900 metri pare, cioè una gara di Paltrinieri, invece di scasciarsi sul divano con una bella serie tv. È stata una folle scommessa, un’altra di questa Olimpiade francese così distante dal tran-tran. Se Marchand fosse una nazione, sarebbe al nono posto del medagliere, a insidiare l’Italia, davanti a Canada e Germania.
| iL NOME PERFETTO PER USCIRE VINCITRICE DALLA SENNA
Lei si chiama Cassandra, anzi bisogna immaginarsela con una bella R francese, Cassandre, bisogna immaginarla che riemerge dalla Senna e fa una risata in faccia ai maligni e ai superbi. Con il suo nome perfetto da contrapporre alla ciucciuéttole che immaginavano non ci sarebbe stato nuoto nel fiume. Il triathlon alla fine ce l’ha fatta, ha tenuto il suo programma nel fiume inquinato, pulito, inquinato di nuovo, poi pulito, ti odio e poi ti amo, non lasciarmi mai più, e la Francia ha vinto due volte, pure l’oro con Cassandre Beaugrand.La Sibilla del giorno dopo.
El Pais dalla Spagna parla di scommessa vinta dai francesi. Quelli che hanno nuotato, mmm, evitano. Anzi c’è chi ha paura di essersi preso qualche malattia perché c’era un malodore che non ve lo dico e non ve lo ‘conto. Tuttavia Marc Bassets da Madrid, come minor malanimo di noi italiani, riconosce: “Una fogna. Un nido di malattie. Un brodo putrido. Per decenni, mentre i poeti la cantavano e gli artisti la dipingevano, la Senna godeva della peggiore delle reputazioni. Il fatto che si sia svolto il triathlon non è la fine della storia. Le gare di fondo dei prossimi giorni saranno soggetti agli stessi controlli e le condizioni igieniche potrebbero farli rinviare. Nel 2025, quando i bagni apriranno al pubblico in tre punti lungo la Senna, le condizioni saranno altrettanto rigorose. Eppure quello che è successo mercoledì a Parigi è un trionfo storico. Barcellona ha recuperato il suo mare nel 1992. Parigi nel 2024 ha recuperato il fiume”.
C’è una specie di psicodramma in atto in Francia, perché la Nazionale maschile di pallamano è stata sull’orlo del naufragio. Dopo aver perso le prime due partite su due con Danimarca e Norvegia, ieri ha arraffato un pareggio miracoloso contro l’Egitto [26-26] con Fabregas all’ultimo secondo. Le chance di qualificarsi per i quarti di finale non sono azzerate, “ma con questa partita fiacca – dice L‘Équipe – e gli infortuni di Yanis Lenne e Dylan Nahi, i Bleus sono lungi dall’essere guariti”.
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LO SPORT OGGI IN TVLA GIORNATA
VITE OLIMPICHE 7.30 Le Olimpiadi – su Discovery+, Eurosport 1 e 2, Rai 2, Rai Sport. Su Sky sono disponibili tutti i canali olimpici di Eurosport [TUTTA LA GIORNATA OLIMPICA QUI] TENNIS 17.00 WTA Washington, ottavi di finale – su Sky 17.00 ATP Washington, ottavi di finale – su Sky RUOTE 18.05 Rally di Finlandia, prima prova speciale – su Sky e DAZN |
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Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde qualche aggiornamento quotidiano su temi, discussioni, rubriche pubblicate durante il giorno. Non vi impressionate. È una cosa poco invasiva, riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. Fa molto fico averne uno. |
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