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VENERDÌ 26 LUGLIO 2024
VIA ALLE OLIMPIADI
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AVREMO SEMPRE PARIGI Parigi, non fare la stupida staseraCom’eri, Parigi, cent’anni fa, te lo ricordi. Aspettavi le tue Olimpiadi mentre il ministro delle finanze Clementel diceva al Senato che l’esercizio di bilancio non si era chiuso con un miliardo e 203 milioni di deficit come annunciato dal relatore della Camera, eh no, in base a più esatti calcoli con l’aggiunta di una lista di introiti che non era stata conteggiata per errore, quel deficit si era invece trasformato in una eccedenza di un miliardo e 300 milioni. Sorpresa e giubilo, giubilo e sorpresa nell’assemblea. Il ministro disse delle difficoltà incontrate nella ricostruzione delle terre devastate dalla guerra, la grande guerra, la prima, quattro miliardi e 600 milioni messi a disposizione delle regioni liberate. La situazione dei mercati finanziari non era favorevole all’emissione di prestiti. I socialisti si erano spaccati sul voto ai crediti per la Ruhr, in preda all’imbarazzo tra i doveri di partito di fronte agli elettori e quelli di responsabili della maggioranza di governo di fronte al popolo. La Germania si preparava a una conferenza londinese mostrando in chiaro le sue sfacciate resistenze verso una proposta di disarmo. Il progetto di un tunnel sotto la Manica era circondato da un certo scetticismo, il comitato britannico per la difesa imperiale si era detto contrario. *** L’ATTESA DI CENT’ANNI FA Quelle Olimpiadi avevano fatto nascere nell’animo dei commercianti parigini “le più liete speranze di incassi eccezionali e tutti su per giù al momento opportuno si sono affrettati a compiere un notevole rialzo di prezzi, cominciando con l’infliggere una buona tosatura ai clienti ordinari”. Questo raccontava ai lettori italiani il Corriere della sera, aggiungendo che “non si può certo dire che Parigi sia spopolata e che gli alberghi siano vuoti ma le diecine di migliaia di buoni e onesti borghesi che, rispondendo agli inviti del Comitato, avevano allestito le più belle camere dei loro appartamenti per trarne lauti proventi in dollari sterline o pesos, sono rimasti finora con le pive nel sacco. Vi era la fiducia che i giuochi avessero ad attrarre la folla delle esposizioni mondiali e si faceva anzi assegnamento sulla maggiore facilità delle comunicazioni, sulla più sviluppata mania dei viaggi, perché la ressa di quest’anno avesse a raggiungere proporzioni non mai vedute. Senza attendere la risposta delle statistiche, vi è l’impressione che non si siano superate le proporzioni consuete di questa stagione dedicata, alla vigilia delle vacanze estive, alla più intensa attività mondana”. *** L’ATTESA DI STAMATTINA Non è ‘l’ora X. L’Équipe la chiama l’ora J. Da Jeux. I Giochi, Una specie di punto G. Lionel Dangoumau sull’edizione da 60 pagine del quotidiano sportivo francese si domanda: “Perché i Giochi?” e a poche ore dall’inaugurazione, la risposta gli sembra chiara, “dopo settimane che hanno quasi rovinato tutto. Lo scioglimento dell’Assemblea nazionale deciso il 9 giugno dal presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha fatto tremare gli organizzatori. Avrebbe potuto dar fuoco al paese. Risvegliare le sue divisioni, più inconciliabili che mai, un mese e mezzo prima dell’evento del secolo, non è stata l’idea del secolo. Sarebbe illusorio pensare che la grande festa dello sport che inizia stasera possa cancellare tutto in due settimane, colmare le divisioni politiche e sociali. Ma i primi Giochi Olimpici estivi organizzati in Francia dopo cent’anni sono un’occasione preziosa per ritrovarci, un po’, in un’atmosfera sollevata da tutti questi miasmi. Grazie al semplice piacere dello spettacolo sportivo, innanzitutto, e a questo fervore che da mercoledì ha occupato le tribune del calcio e del rugby a 7. La cerimonia di apertura che Parigi 2024 ci promette, si preannuncia memorabile, a condizione, ovviamente, che nessun incidente di rilievo la interrompa. Possiamo anche sognare che resti impressa negli occhi, mostrando agli altri che la Francia non è solo un paese di passioni tristi, e mostrando ai francesi che possono essere orgogliosi di se stessi, quando ricordano i grandi principi che li uniscono”. *** LA SICUREZZA Jean-Denis Coquard su L’Équipe racconta come nelle ultime ore Parigi non sia stata altro che barriere, limitazioni al traffico, poliziotti di tutti i paesi e camerieri scontrosi sulle rive della Senna [“ma ehi, questa è una tradizione!”, aggiunge ironicamente, o forse amaro]. Li chiama “tristi testimoni di un’epoca che difficilmente abbraccia i sogni e invoca sicurezza, soprattutto in una capitale dove il sogno olimpico è (ri)nato sulle ceneri degli attentati del 2015”. Giuliano Foschini e Anais Ginori su Repubblica raccontano di “cecchini sui tetti, cannoni Jammer contro droni esplosivi, sonar nell’acqua e sommozzatori nel fiume. Sono state perlustrate catacombe e rete fognaria. Per la prima volta lo spazio aereo sopra e intorno Parigi sarà chiuso per quasi sette ore, dalle 18h30 di oggi fino a mezzanotte. Nessun aereo decollerà o atterrerà da Orly, Roissy, Beauvais. Nel cielo solo gli elicotteri che già da giorni sorvolano la città. I parigini sono esausti dai controlli nel perimetro antiterrorismo lungo il fiume. Quasi tutti i ponti del centro sono ormai impraticabili. Da stamattina le autorità chiedono di non usare più l’automobile e il Périphérique, la tangenziale intorno alla capitale, dovrebbe essere chiusa. Nonostante le misure di prevenzione siano ai massimi livelli, c’è ormai la consapevolezza che non esiste un rischio zero”. *** LA POLITICA Ancora Coquard su L’Équipe dice allora di come i Giochi, “l’oggetto più apolitico di sempre”, non siano sfuggiti neppure stavolta a quello che chiama un tumulto. “Israele c’è ma è scortato il più vicino possibile, un po’ più del solito. La Russia, sanzionata per aver invaso parte dell’Ucraina, non c’è (quasi), cosa che fa sentire questi Giochi al centro di manovre destabilizzanti, fisiche o digitali, mettendo l’Olimpiade un po’ più in allerta. La sua assenza pesa anche sportivamente”. Le Monde allora racconta che “le colombe della pace voleranno in cielo, si innalzerà la bandiera olimpica, si canteranno gli inni, il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, pronuncerà le attese parole di rito, e si apriranno ufficialmente i Giochi Olimpici del 2024, davanti a miliardi di spettatori”. *** LA FAMOSA TREGUA La presenza in tribuna di Volodymyr Zelensky, di Mohammed Ben Salman, di Bassirou Diomaye Faye, di Javier Milei, di tanti altri capi di Stato porta degli elementi a questa tesi. Joe Biden è preso da altri pensieri ma sarà presente la First Lady Jill. Xi Jinping sarà rappresentato da un vicepresidente. Kamala Harris manderà il compagno Doug Emhoff alla cerimonia di chiusura. Vladimir Putin stavolta non potrà addormentarsi al passaggio dell’Ucraina come fece a Pechino: non è stato invitato. Avremo occhi per le proteste in favore della Palestina e per la sicurezza delle delegazione di Israele, sostenuta dalla presenza del presidente Isaac Herzog. *** IL PAESE E LO SHOW Così, mentre hanno avvistato Céline Dion che provava un duetto con Lady Gaga, ci stiamo chiedendo quale volto di sé la Francia vorrà mostrare al mondo, dopo averne offerto uno molto chiaro e poco sfumato con le cronache dalla banlieue dell’estate scorsa e con la campagna elettorale di questa primavera. Gigi Riva su Domani ha scritto che sul palcoscenico della cerimonia vedremo “la crema di quanto la Francia ha prodotto nel corso del secoli. Ma è nel retropalco che bisogna scavare per svelare l’illusione ottica. La retorica dei valori olimpici dipingerà una Francia che è esistita ma non c’è più”. Thomas Jolly, l’attore di 42 anni al quale hanno dato la direzione artistica dello show dopo aver letto una sua intervista su L’Équipe, presenta con dolce incoscienza la serata definendola politica e audace. Sarà un inno alla mescolanza sulle acque della Senna. Patrick Boucheron, lo storico francese ingaggiato fra gli autori dello show, spiega stamattina a Repubblica che stasera vedremo «dei cliché, ma anche qualche trasgressione». *** L’ATTESA PER LE GARE Le gare sono già cominciate, domani si assegnano le prime medaglie, ogni giornale fa le sue previsioni, mette in copertina i propri volti, cita l’istituto Gracenote Nielsen, una sorta di barometro del clima olimpico, che assegna ori, argenti e bronzi prima del via. A L’Équipe pensano che quelli di Nielsen siano stati di manica stretta prevedendo 60 podi, loro se ne attribuiscono 70. Per l’Italia sono in calendario 46 medaglie e 11 ori, in 20 sport diversi, ma Aligi Pontani su Domani mette per iscritto un consiglio su come non seguire questi Giochi. *** LA MANO CHE ACCENDERÀ IL BRACIERE E L’EREDITA’ Snoop Dogg è il rapper americano che porterà la torcia olimpica nel rettilineo finale prima della cerimonia di apertura. È nato e cresciuto a Los Angeles, la città dei Giochi del 2028. The Athletic si lancia nella lotteria dell’indovina chi e lascia in piedi dieci birilli: Marie-José Pérec, Zinédine Zidane, Kylian Mbappé, Omar Sy [i non atleti hanno già acceso il calderone qualche volta], Thierry Henry, Victor Wembanyama, Thomas Pesquet, Martin Fourcade, Tony Parker, la provocazione Joel Embiid. Alessandra Giardini su Domani ricorda che la prima volta nel 1928 toccò a un dipendente della compagnia del gas di Amsterdam, poi la decisione è diventata sempre più simbolica, a volte politica”. I francesi hanno avuto Alain Calmat a Grenoble 1968 e Michel Platini ad Albertville 1992. Lionel Dangoumau, ancora su L’Équipe, si domanda già cosa resterà, si chiede se la Francia sarà miracolosamente riunita dopo i Giochi. “La risposta è no. Ma la gioia e la leggerezza non possono nuocere. Inoltre lo sport è almeno un universo nel quale bisogna riconoscere la propria sconfitta. Una volta terminata la cerimonia di chiusura e una volta spenta la fiamma, la vittoria più importante sarebbe per tutti ricordare che ci siamo presi una bella pausa, offerta dagli atleti di tutto il mondo”. Anche Carlos Arribas su El Pais parla di festa da vivere a Parigi, nonostante tutto. Nella più classica situazione conosciuta come “mi si nota di più se faccio il cinico o se mi commuovo”, la firma più conservatrice del conservatore Telegraph, ha scelto la seconda via. Oliver Brown ha aggiunto del sugo apocalittico e stamattina scrive che “una facciata di armonia non può nascondere la verità: l’ideale olimpico è morto”. *** TITOLI ▥ Repubblica: “La vendetta di Torino su Milano-Cortina. Ospiterà le Olimpiadi invernali del 2030” – La Francia ha ottenuto i Giochi e affitterà l’Oval per il pattinaggio di velocità: andrà oltre confine e non costruirà un nuovo impianto. Tutto il contrario dell’Italia sovranista ➔ Maurizio Crosetti ha scritto: “Ah, questi francesi. Non solo non hanno il bidet e si mettono le baguette sotto le ascelle, ma hanno pure la pretesa di risparmiare un sacco di soldi organizzando un’Olimpiade (non questa, quella invernale del 2030). Mentre noi italiani, furbacchioni, autentiche volpi, decidiamo che è un oltraggio usare, per dire, alcuni impianti di Torino 2006 per Milano/Cortina 2026 — mica siamo fessi noi, noi siamo convinti sovranisti e fieri campanilisti, meglio insomma sperperare un centinaio di milioni per il bob e lo slittino e una ventina per il pattinaggio di velocità”
È in edicola da stamattina con Repubblica il nuovo libro di Emanuela Audisio, si intitola “Vite in gioco – Lo sport che cambia il mondo” e nasce dall’esperienza settimanale della sua newsletter S-Print [ci si iscrive QUI]. Sul quotidiano di oggi viene pubblicato un estratto, la storia di Pål Enger, “l’attaccante che rubò anche L’Urlo di Munch” |
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POPOLI I russi invisibili alle olimpiadi
Senza inno e senza bandiera, sono in quindici. Hanno accettato l’invito del CIO e le condizioni poste. Non devono avere legami con i gruppi militari, non devono aver mai manifestato sostegno all’invasione dell’Ucraina. Hanno presentato domanda per partecipare da neutrali, le loro richieste sono state sottoposte a uno scrutinio severo, il comitato ucraino ha partecipato al setaccio e al lavoro d’inchiesta nelle vite degli atleti per capire se tutto fosse in regola. Ma i quindici non sono quindici. Così come le zero russe non erano zero a Wimbledon 2022, quando la moscovita Elena Rybakina vinse il titolo nel singolare femminile con un passaporto kazako. Decine di atleti nati in Russia sono a Parigi non sotto la bandiera bianca, ma sotto i colori di altri paesi, fa notare il Wall Street Journal e “molti hanno recentemente acquisito nuove nazionalità per aggirare le sanzioni. Hanno cambiato la loro vita prima possibile, molto prima che il CIO formalizzasse lo status di atleti indipendenti lo scorso dicembre”. |
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IL NOME PIÙ BELLO DI OGGI Evelyne ViensPrima di arrivare al calcio, Evelyne Viens ha fatto snowboard, ha giocato a basket e a pallavolo. Prima del 2021 non aveva mai messo la maglia della Nazionale del Canada, neppure nelle giovanili. Ha fatto in tempo a entrare nel gruppo per essere ricevuta insieme alle compagne dal primo ministro Justin Trudeau nell’aprile del 2022. In una delle interviste più recenti, ha detto che la sua domanda più frequente non è più: – Quali sono le prospettive per il futuro? Adesso è diventata: – Come posso migliorare? Evelyne Viens si è fatta carico del compito più ingrato in queste prime ore di gare alle Olimpiadi. Ha segnato il gol della vittoria per il Canada contro la Nuova Zelanda, 2-1 in rimonta, il gol che davanti alla tv, seduti sul divano, ci ha fatto dare di gomito dicendo: – hai visto, le hanno spiate sul serio. Riassunto delle puntate precedenti. La vittoria del Canada è arrivata dopo che un vice allenatore canadese e un membro dello staff sono stati rimandati a casa in seguito all’arresto di un membro dello staff, un tipo che ha fatto volare un drone sopra l’allenamento della Nuova Zelanda per spiare le loro tattiche. La cittì Bev Priestman si è fatta da parte spontaneamente, si è offerta di stare lontano dalla partita ed è stato sostituita in panchina dall’assistente Andy Spence. AGGIORNAMENTO
Così, davanti al pubblico abbastanza distratto di Saint-Etienne, a circa 500 km da Parigi, una difesa sciatta delle canadesi su calcio d’angolo aveva permesso a Mackenzie Barry di portare sorprendentemente in vantaggio la Nuova Zelanda. Cloe Lacasse ha pareggiato poco prima dell’intervallo, chiudendo una spettacolare sequenza di passaggi partita dal basso della propria area. E poi Viens, Evelyn Viens, a 12 minuti dalla fine ha sfruttato un lancio lungo e preciso della capitana Jessie Fleming per andarsene in porta e farci diventare sospettosi. Eppure, fa notare adesso la rete pubblica canadese CBC, si tratta di una vittoria in rimonta su una squadra classificata al 28esimo posto nel ranking FIFA, la peggiore delle qualificate, l’ultima per i bookmakers. “Non è un risultato particolarmente impressionante”. Eh, ma se le cose stanno così, se le neozelandesi sono le ultime, se un 2-1 è deludente, perdonate: perché finire in prigione per spiarle e far scoppiare il Dronegate? Ora il Canada è atteso dalla Francia. Altri droni non possono volare. Al comitato olimpico e a Canada Soccer sperano che le misure di auto-sospensione, l’allontanamento di Jasmine Mander e dell’analista Joey Lombardi possano bastare a evitare sanzioni esterne. Ma il CIO afferma che sta esaminando la questione mentre la FIFA, che gestisce i tornei olimpici, ha avviato un procedimento disciplinare. La Nuova Zelanda ha addirittura chiesto che al Canada non vengano assegnati punti per la partita, ma sembra improbabile che la richiesta venga accolta. |
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