Dieci giorni ai Giochi. Il segreto dell’ultimo-a tedoforo-a

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E allora mancano 10 giorni, come ci ricordano pure L’Équipe e Le Figaro con le loro prime pagine stamattina. Il sacro fuoco di Olimpia ha girato la Francia in ogni angolo seguendo un meraviglioso copione scritto da qualche mente geniale. Ha toccato ogni angolo che fosse significativo di qualcosa. Ha messo l’accento sulle bellezze naturali del paese, sui luoghi chiave della cultura del cibo e del vino, sui posti dove sono nati o morti i grandi di questo paese, perfino sul villaggio dove Simenon si inventò che fosse andato in pensione Maigret.

Hanno fatto le cose come si deve. Si sono spinti nei territori d’Oltremare per rendere omaggio a Guadalupe e Tahiti. Eppure, dentro la cornice dell’immagine che la Francia vorrebbe dare di sé, è entrata pure l’immagine che la Francia sta dando di sé, con la paura per l’ascesa dell’estrema destra e una puntata in Nuova Caledonia saltata per le proteste degli indipendentisti contro la riforma elettorale di Macron, il tentativo presidenziale di modificare la Costituzione francese e cambiare le liste elettorali nel Pacifico, mai come adesso dal nome fuorviante. 

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Gli ultimi 10 giorni d’attesa saranno consumati per buona parte [bonaparte]  dal dilemma che in genere occupa questo tratto della vigilia. Chi sarà l’ultima persona a portare il fuoco, chi accenderà al calderone. È quello che Marc Ventouillac su L’Équipe definisce stamattina il segreto ben custodito dal comitato organizzatore. Solo tre persone conoscono in questo momento il suo nome: il presidente Tony Estanguet, il vicedirettore generale Michaël Aloïsio e il direttore della cerimonia Thierry Reboul. Il presidente del CIO Thomas Bach ha chiesto espressamente di non essere informato fino al mattino della cerimonia, forse non vuole finire tra i sospettati in caso di fuga di notizie. Fuori da questa cerchia, ipotizza L’Équipe, saranno stati certamente informati il presidente della Repubblica Macron e la sindaca di Parigi Anne Hidalgo, forse il suo vice Pierre Rabadan, forse ce ne saranno altri, ma allargare troppo il cerchio è pericoloso per la riservatezza dell’operazione.

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DOVE E CHI

Ufficialmente non è noto neppure dove sarà sistemato il calderone. Qualche tempo fa L’Equipe ha rivelato che la cerimonia dell’accensione dovrebbe tenersi ai Giardini delle Tuileries, perché è difficile immaginare decine di capi di stato e migliaia di atleti che guardano il momento magico su uno schermo gigante ma l’indiscrezione non è mai stata confermata dal comitato organizzatore, Più malizioso ed enigmatico che mai, Thierry Reboul promette sorprese. Così è cominciata la sarabanda delle ipotesi. La scelta di Marie-José Pérec è la più ovvia, ma sembra fin troppo ovvia dice il giornale francese, e poi è già stata coinvolta in maniera assai vistosa per il passaggio nei territori d’oltremare. Un campione olimpico in attività, un paraatleta o un’accensione collettiva?. Finora non si è mai visto Zinédine Zidane, a Marsiglia lo aspettavano: e invece niente. 

Portare la fiamma per ultimo potrebbe essere un bel premio di consolazione per Kylian Mbappé, al quale è stata negata la partecipazione ai Giochi dal nuovo datore di lavoro del Real Madrid. Ma sembrerebbe un po’  troppo scrive L’Équipe. Ci sono i grandi campioni dell’Olimpo dello sport francese, Jean-Claude Killy o Martin Fourcade, ma sono stelle legate al freddo e al gelo, questi sono Giochi estivi. I nomi che L’Équipe sono suggestivi: il judoka Teddy Riner, l’innovazione di affidare il compito a dei paralimpici come Marie-Amélie Le Fur o Michaël Jeremiasz, oppure un’accensione collettiva – si legge – come a Londra. La squadra di calcio francese campione del mondo nel 1998 sarebbe una scelta fantastica. La famosa squadra black-blanc-beur, quella che prometteva un paese pacificamente unito intorno al valore della mescolanza. 

Oppure una star del cinema come Omar Sy e Marion Cotillard? Mmm. L’astronauta Thomas Pesquet? Boh. Perché poi dare uno schiaffo allo sport? Sembrano ipotesi fatte circolare per alzare fumo. Alcuni immaginano che possa toccare a uno dei sopravvissuti agli attentati dell’autunno 2015, a Charlie Hebdo o al Bataclan. 

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