STASERA
INGHILTERRA VS OLANDA
L’esibizione della Spagna contro la Francia già inquieta gli inglesi. Aspettando la semifinale contro l’Olanda, Barney Ronay sul Guardian dice che esiste un problema. “L’Inghilterra non è in finale. Ma se ci arrivasse, la domanda sarebbe: come si fa a battere chi ha già battuto uno che gioca come te? L’intero approccio tattico dell’Inghilterra è una mimesi del calcio di Francia e Portogallo. Bene, la Spagna non sembra avere molti problemi con quell’approccio. In più ci sono quelle due ali che traumatizzeranno l’Inghilterra ai fianchi, se giocano come hanno fatto”. Lo storico del calcio Jonathan Wilson, ancora sul Guardian, si dedica così a quali inghippi tattici potranno decidere la partita.
Forse nessuno, ribatte Jonathan Northcroft dal Times, forse nessuno perché i grandi tornei sono fatti anche di piccoli momenti che cambiano la storia, e ora deve raddrizzarla l’Inghilterra, mai arrivata in finale in un torneo giocato fuori dai suoi confini, mai a parte i Mondiali vinti nel ‘66 e gli Europei persi nel 2021, due finali a Wembley. Contro la Spagna potrebbe giocare domenica a Berlino la finale che non ci fu a Londra perché Morata sbagliò un rigore, dopo che Chiellini aveva messo in soggezione Jordi Alba.
Sul Telegraph, Oliver Brown ha scritto che questa Spagna fa raggelare il sangue all’Inghilterra. “Laddove l’Inghilterra ha faticato a segnare cinque gol contro avversari mediocri, la Spagna ne ha segnati 13, la maggior parte a spese dell’élite europea”.
Agli inglesi tocca superare un’Olanda che è il paese con il maggior aumento di giocatori espatriati tra il 2017 e il 2022. Gli inglesi invece dall’Inghilterra non se ne vanno mai. Tra Leave e Remain in questo caso non hanno dubbi. Remain. Secondo Mario Sconcerti, lasciare il vivaio e andare per il mondo è un segno di grandezza, diciamo pure di contemporaneità, il “frutto dell’eccellenza del suo sistema di formazione – dice L’Équipe che dedica due pagine al fenomeno – un fenomeno che è anche una questione di sopravvivenza”. I migliori giocano nei campionati migliori: facile. Solo da noi pensiamo che andare all’estero sia un ripiego. La foto dell’Olanda scattata prima del fischio iniziale al debutto contro la Polonia ha sorpreso perché non c’era giocatore dell’Ajax, un po’ come quando da noi si sottolinea che c’è un’Italia senza un calciatore della Juventus. Il calcio non è immobile. Neppure per chi lo guarda. Chiede di restare al suo passo. Quest’Europeo che si gioca proprio in Germania a distanza di cinquant’anni dal Mondiale di Germania, costringe l’Olanda intera a leggere il cammino della sua Nazionale alla luce del ricordo, delle analogie e delle differenze con la formazione del ‘74, una straordinaria dimostrazione di ferocia fisica che col tempo abbiamo addolcito e raccontato come bellezza estetica.
Ma l’Olanda è uscita dagli Anni ‘70, l’Ajax lo stesso. Dei ventisei giocatori presenti in Germania, solo due giocano là, gli attaccanti Steve Bergwijn e Brian Brobbey. Se aggiungiamo i centrocampisti Jerdy Schouten e Joey Veerman del PSV Eindhoven, più il portiere di riserva Justin Bijlow e l’esterno destro Lutsharel Geertruida del Feyenoord, sono sei in tutto i convocati pescati nell’Eredivisie. Erano 15 su 20 agli Europei 1988, erano 10 su 23 ai Mondiali 2014.
«Prima se ne andavano solo i migliori» dice Frank Verlaat a L’Équipe, in effetti lo ripetiamo spesso un po’ tutti, quando arriva una cattiva notizia. La sentenza Bosman è del 1995, quella ha aperto una strada più larga per tutti. «Oggi tutti vanno ovunque – dice Verlaat – perché c’è sempre un club dove puoi giocare». Ecco. Ragazzi italiani dell’Under-17 costretti ad aprire l’ombrello per ripararvi dalle lacrime degli editoriali, prendete queste parole e mettetele con un post-it alle pareti della camerette. Fatelo anche voi 18enne, e i 19enni, e i 20enni. Che Frank Verlaat sia il vostro Virgilio. Un Virgiliaat. «Oggi tutti vanno ovunque, perché c’è sempre un club dove puoi giocare». Meglio se fa le Coppe, un’Europa league, una Conference, andate, andate via, imparate una lingua, imparate i programmi delle lavatrici come Benedetta Pilato raccontò di aver fatto durante la International Swimming League in 40 giorni a Budapest, imparate come si paga un bollettino alla posta,