AVREMO SEMPRE PARIGI
Ci sono 261 scenari d’emergenza intorno ai Giochi di Parigi, sono tutti scritti un documento già aggiornato sette volte. Ci sono pure i soliti codici di vari colori. Verde per rischio basso, giallo per moderato, arancione per importante, rosso per molto importante, nero per critico. L’ultima mappa è stata aggiornata nel marzo 2023, secondo il rapporto delle senatrici Agnès Canayer (LR) e Marie-Pierre de La Gontrie (PS). È stato il lavoro dell’Olympic Intelligence Committee (CRO, una sezione creata per l’occasione nel 2022, con due sedi a Beauvau. Il rischio dei 261 scenari non è stato calcolato solo su criteri di gravità ma anche sulla probabilità che gli eventi si verifichino. L’Équipe spiega che un attacco batteriologico sarebbe estremamente grave ma difficilmente ipotizzabile [ehm]. Le minacce sono ordinate per categorie, ma ci fermiamo qua che già sta salendo un attacco di ansia.
Insomma, siamo già arrivati a trenta giorni al via. L’Équipe stamattina propone 10 pagine speciali alla fine dello sfoglio con 30 domande di lettrici e lettori per 30 star dello sport francese. Domanda numero 1 alla stella del judo Clarisse Agbégnénou: “La tua recente sconfitta è un buon modo per migliorare e portare a casa una nuova medaglia d’oro?” [da Christian Blanchard, 61 anni, Côte d’Or]. E la sventurata rispose: «La mia sconfitta ai Mondiali mi ha ovviamente rinvigorita, significa che sarò pienamente preparata per i Giochi Olimpici. Sono già in modalità all-in. In ogni caso non ho cambiato nulla nella mia preparazione, non perché ho perso devo cambiare completamente la mia strategia di combattimento. Non sempre otteniamo il risultato che desideriamo. Ai Mondiali mi sentivo molto bene, molto forte fisicamente, ai Giochi sarò la stessa atleta e ancora più concentrata». E così via con Léon Marchand e Victor Wembanyama, con Teddy Riner ed Estelle Nze Minko della Nazionale di pallamano, preferita con a Grace Zaadi con un affronto a Slalom.
LA PARIGI CHE SI LAMENTA
“Riuscirà Parigi a salvare le Olimpiadi?” si domanda Joshua Robinson sul Wall Street Journal. “Mentre i parigini scontenti si lamentano dei Giochi imminenti, gli organizzatori affrontano una sfida ardua: organizzare i Giochi rispettando i tempi e il budget, ridare vita alla loro malconcia reputazione. Una battuta ricorrente in Francia è che il passatempo nazionale non è il calcio o il rugby o persino la pétanque. È lamentarsi. Place de la Concorde, un tempo sede di una ghigliottina pubblica, ospita un’installazione ancora più ingombrante: un campus in miniatura, il parco urbano delle Olimpiadi, dove 25.000 persone al giorno riempiranno i sedili di plastica blu per vedere skateboard, ciclismo BMX, breakdance e basket 3 contro 3.
Fontane e lampioni decorati sono stati imballati in gigantesche casse di legno per proteggerli dai danni. Sopra i ciottoli de la Concorde, enormi bancarelle spuntano da un giorno all’altro. Sotto di loro, una delle stazioni della metropolitana più trafficate di Parigi sta per chiudere. Queste sono le regole, dicono gli organizzatori, per trasformare un museo vivente in un’arena sportiva funzionale. A pochi passi, il 124enne Pont Alexandre III, ponte dorato sulla Senna, è stato dotato di gradinate per la cerimonia di apertura, il triathlon e l’arrivo delle prove a cronometro di ciclismo su strada. Ma per coloro che vedono tutto questo come un pugno nell’occhio, le installazioni non hanno fatto altro che intensificare le lamentele”
LO STATO DI SALUTE DELL’ANTIDOPING
Le Monde ha avuto accesso al laboratorio incaricato di analizzare tutti gli ottomila campioni prelevati durante i Giochi Olimpici e Paralimpici, seimila di urine e duemila di sangue. “Una sfida importante per l’establishment, sia in termini logistici che di credibilità” dice il giornale. Nicolas Lepeltier racconta la sua visita presso un luogo segreto del campus dell’Università Paris-Saclay di Orsay (Essonne), dove il Laboratorio francese antidoping [LADF] farà in 15 giorni l’equivalente di 4 mesi di lavoro con 40 dipendenti e 20 tecnici, rafforzati da un team di 60 persone della WADA, l’agenzia mondiale.
Quello che la ministra dello sport Amélie Oudéa-Castéra e la sua omologa alla ricerca Sylvie Retailleau chiamano fiore all’occhiello dello sport francese, “per poco non riusciva a ottenere l’autorizzazione per i Giochi – racconta Le Monde – un affronto inconcepibile per lo Stato organizzatore e per il luogo che all’inizio degli anni 2000 ha inventato il test contro l’eritropoietina”. Ha dovuto dimostrare di reggere l’urto con la mole di lavoro e ha dovuto cercare nuovi locali, diversi da quelli “fatiscenti e angusti utilizzati fino alla primavera del 2023 presso il centro di risorse, competenze e prestazioni sportive dell’Ile-de-France a Châtenay-Malabry (Hauts-de-Seine). Questo ha portato al trasferimento a Saclay, ritardato dal covid, dove il sito è diventato operativo solo a metà maggio 2023, dopo diversi mesi di adattamento. Costo: quasi 13 milioni di euro, a carico dello Stato”.