Il naufragio di Riva e Rivera. Un’Italia di gnomi contro l’Argentina

  1974  L’ESTATE DEI MONDIALI AZZURRO TENEBRA

  1-1

È andata così, un’altra Italia deludente. Ci hanno salvato un autogol e un miracolo di Zoff, contro nessuna parata del portiere argentino. Giorgio Mottana sulla Gazzetta dello sport ha scritto: “Cinguantamila italiani per vedere quello che si è visto. Un’Italia velleitaria, tremebonda, confusa, mediocre, per niente all’altezza insomma della sua profumata fama. L’Italia più stentata che si conoscesse”

A questo punto la Gazzetta si sbilancia e la chiama una Nazionale con i passi contati. In prospettiva e in autonomia fisica. “Salvo pochissime fasi, l’Italia ha vissuto sulle grucce e sulle grucce ha camminato. Viste cose obbrobriose, inconcepibili. Ma dov’era il passo? Dove il ritmo? Dove l’organizzazione ed il gioco? Quand’è – si domandava la gente – a venir fuori questa squadra benedetta condannata su tutti i giornali stranieri prima di averla vista? Compreso l’Argentina che ha continuato a farci preoccupare quando è venuta, più volte, a ridosso dell’area italiana. Ma che malinconia. Come avevano ragione i più piccati dei tifosi a venire accanto a noi e, per nostro tramite, chiedere parole di fuoco”. 

Intanto la Polonia ha fatto 7 gol ad Haiti e ora il pessimismo per il passaggio del turno è d’obbligo, sebbene un pareggio potrebbe bastare. Mottana dice “meglio predisporsi l’animo a tempo per lenire ia delusione. Meglio non illudersi. Pareggiare con la Polonia sarà già un’impresa. Se anche l’Italia arraffasse il pari, e magari la Polonia glielo consentisse perché ormai sicura del primo posto nel girone, ben poca strada promette di battere questa squadra di gnomi”.

La Gazzetta dice che non si era mai visto tanto tifo in uno stadio straniero. Valcareggi ha spiegato di aver sostituito Rivera perché non gli pareva in giornata. Se volete saperlo, risponde Rivera, non mi sono divertito a uscire. Nelle pagelle della Gazzetta, Mazzola è il migliore, Riva il peggiore, anzi “il peggior Riva che ci si potesse aspettare. Rabbioso ma a vuoto; dunque, velleitario, fuori tempo, fuori fase, assolutamente non c’è stato. Né di testa né di piede. Quando è tornato in difesa su Wolff, gli ha pure fatto fallo. Quando ha avuto palla, o ne ha avuto soggezione, al punto di passarla ad altri, o l’ha persa malamente. Poi addirittura la palla non l’ha più saputa tenere. Non c’era verso di servirlo: né lungo né corto, né sul triangolo, né sullo spunto veloce. Non scattava ed il terzino regolarmente lo puniva. Un disastro. Con Riva, l’Italia ha giocato in dieci”.

Giorgio Chinaglia era seduto in tribuna e Giorgio Mottana ne ha scrutato i gesti, raccontando tutto così: “Non ce l’ho con Giorgione Chinaglia. Anzi: lo trovo patetico. Ha bisogno di protezione, in fondo è un indifeso perché è il primo a non sapersi difendere e come non sa difendersi, cosi attacca a tutto spiano, come fanno i timidi. Il suo candore è assoluto: da amabile idiota. Non è un riottoso, un megalomane, è solo un fissato”. 

Su Tuttosport, Gian Paolo Ormezzano ha tratto spunto dall’inno di Mameli suonato davanti ai 50mila emigranti di Stoccarda per scrivere che “l’inno nazionale quel parapam – parapam – parapam – pampam – pampam dura quasi un minuto e fa sì che l’inno, proprio come una certa Italia, sembri non cominciare mai”.

La sostituzione di Rivera, la sua uscita dal campo, gli è parsa “molto piemontese, dignitosa cioè. Niente a che vedere con l’uscita di Chinaglia, sabato scorso. Bisogna calcolare che Rivera è chiamato fuori sul pari, mentre Chinaglia fu chiamato che si vinceva. E dunque Chinaglia si sentiva come padrone della vittoria. Perché si sa, lo abbiamo persino cantato in coro circa un’ora e mezza fa, che la vittoria è schiava di Roma”. Migliore in campo pure per lui Mazzola, “un logico, rivedendosi al teleschermo accetterà anche questa geometria beffarda. Un giorno gli chiesi: Cosa fai se domattina ti svegli e apprendi che è avvenuto, nella notte, un colpo di stato? Rispose: Porto i miei bambini a scuola, e poi vado ad allenarmi. Mazzola ha le sue coordinate mentali”. 

Giovanni Arpino, lo scrittore premio Strega che segue i Mondiali per la Stampa, ha dato a sua volta insufficienze in pagella a Rivera e Riva. Su Rivera: “Ha sbagliato cose elementari, si è lasciato soffiare palloni come un principiante: non pensa che anche gli altri corrono e se recuperano alle spalle non è colpa loro? In più di una occasione, nel primo tempo, vede Mazzola o Capello liberi, ma neanche a pagargliela gli offre palla. Viene « ritirato » dal suo gran protettore Valcareggi dopo 19 minuti della ripresa. Se ne va a testa bassa tra i fischi dello stadio completamente tricolore. Stavolta, se non si tratta di qualche nuova rocambolesca «staffetta», per Rivera il mondiale diventa una impresa. È stato bocciato su tutta la linea. Inutile infierire su di lui, dopo questa serata: ma gli consigliamo di rispedire in Nuova Guinea il suo amico frate. Voto 4”. 

Su Riva: “Se ne sta laggiù ad aspettare il pallone, come un gigante disarmato. Quando gli arriva il primo (da Mazzola al 25′), lo spreca subito di testa. È il primo di tanti errori. Sul «tackle» stesso è apparso intimidito o in ritardo. La condizione atletica è migliorata, ma non è certo al massimo. Inoltre si esprime a corrente alternata, talora insistendo nell’inseguire il suo marcatore, talora lanciandosi in fughe inutili, visto che gli argentini Io piazzano regolarmente in «off-side». Può lamentarsi dei compagni, ma anche noi possiamo lamentarci di lui. Se comincia lo stesso «bomber» a vivere del suo nome, stiamo freschi”.

Tira aria di uscita precoce, altro che favoriti per il titolo, quattro anni dopo la finale di Città del Messico. Nella sua rubrica-diario su Tuttosport, Gian Paolo Ormezzano scrive la sua ormai consueta lettera alle bambine a casa. “Carissime Olivia, Maria, ho il jet-lag. I sintomi sono purtroppo esatti: sonnolenza, bruciori di stomaco, inimicizie verso il mondo, e tanta voglia di tornare a casa. Il jet-lag è una malattia da aereo, scientificamente catalogata. Si riferisce a voli brevi, di un’ora o poco più. L’organismo (che sarei poi io) non fa in tempo ad assumere certe situazioni di volo, sia pure nella cabina pressurizzata (non importa che non sappiate cosa vuol dire pressurizzata, il novecentonovantanove per mille degli umani non lo sa, e tira avanti lo stesso), che subito deve tornare a condizioni diciamo così normali. E cioè sarebbe meglio stare due, tre ore in aereo, così ci si abitua all’altitudine, e poi scendere fa persino del bene, invece, senza l’abitudine, ci si sconquassa tutti, in un’ora l’organismo (che sarei sempre io) fa come un gran viaggio, però non ha il tempo di fermarsi dove è arrivato che subito deve tornare indietro, e così dimentica qualcosa: come si dimenticano le cose nelle stanze di albergo, dove si sosta troppo poco. Io dimentico la salute. Ho il jet-lag perche sono gia al quarto volo di un’ora e basta, e questo in sei giorni, roba da hostess. In preda al jet-lag, le cose di casa vengono rivalutate come l’oro, e anche più, come il marco rispetto alla lira. In preda al jet-lag, le cose estranee sono istrici, tizzoni. E anche la macchina da scrivere deve avere il jet-lag. Va malissimo, prima sembrava frivola, ora e scientificamente contro di me, me ne fa di tutti i colori, anzi di tutti i neri, perchè è sempre il nastro nero che la vince, mi avvolge, è un pitone maledetto, esce dalle sedi naturali, sporca anche le idee candide che attendono di essere messe sulla carta. Sogno il momento in cui mi acqueterò presso un gruppo di partite in posti raggiungibili in fretta col treno o con l’auto, e potrò andare da un posto all’altro senza far del male non dico all’organismo, ma alla macchina da scrivere, che è molto più importante di me, e che forse, viaggiandomi accanto in sedili non di aereo, tornerà ad essere una compagna, con nastri da fanciulla e non da megera”.

PURE IL BRASILE DELUDE

Se la passa maluccio pure l’altra finalista, il Brasile campione del mondo, perché Rivelino non è Pelé, titola la Gazzetta, mancano schemi e fantasia, troppo spesso si ricorre al calcio rissa. Gualtiero Zanetti scrive: “Il caso del Brasile è trasparente: una grande generazione di giocatori non è stata sostituita e la nuova produzione, quanto meno, non è ancora matura al punto giusto. A nostro avviso, il problema non è cosi grave come la constatazione di un Brasile che non segna per due partite consecutive potrebbe far pensare, ciò perche i difensori, ancorché eccessivamente scorretti, ci sono, mentre le punte rivelano doti certe di tiro e di palleggio. La vera lacuna della squadra brasiliana riguarda i centrocampisti o poco atleti (Rivelino) oppure di scarsa tecnica individuale (Piazza). Il modo di giocare è ininfluente, perche ricalca esattamente quello che in passato ha fornito risultati ragguardevoli. Centrocampisti mediocri gettano nel rendimento della formazione sudamericana riverberi negativi sia in difesa, sia in attacco. I difensori, infatti, in più di una circostanza, si trovano oltre i propri centrocampisti nell’ansia di rifornire punte troppo sovente isolate, e questo ricorrente scambio di mansioni porta gli stessi centrocampisti a mantenersi nella zona dei difensori, sino all’esaurimento dell’azione offensiva.

Interni e mediani troppe volte si accorgono di essere sopraffatti dal ritmo degli avversari, cosicché preferiscono rimanere a guardia della loro difesa in attesa di condizioni migliori che spesso tardano molti minuti a presentarsi. Rivelino, per giunta, sa di possedere, come unica qualità di rilievo, il tiro a rete, cosicché le poche volte in cui si trova a ridosso delle proprie punte, non si ricorda più di essere un interno, ma agisce da punta autentica, cercando invariabilmente il tiro: mossa che ad un mondiale gli riesce raramente in quanto la pesantezza del suo fisico lo porta stremato alla conclusione. Ci sentiamo di assolvere le punte brasiliane, anche perche, ad esempio, Jairzinho non può essere scaduto a brocco in pochi anni. La verita e che le punte brasiliane, abituate ad un gioco corale, fatto di continui spostamenti, di inversione di ruoli, suggeriti da un’incessante circolazione del pallone nella fase preparatoria dell’ultimo passaggio smarcante in area, girano quasi sempre a vuoto, stancandosi oltre ogni immaginazione, senza raccogliere alcun frutto. In sostanza, quanto valgano le punte brasiliane non sappiamo esattamente perche sinora, nelle due partite disputate, hanno ricevuto pochissimi palloni giocabili, a fasi distanti fra di loro”

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