Cosa sarà di questi diciassettenni campioni d’Europa

L’Italia è diventata campione d’Europa Under-17 per la prima volta. Nella finale del torneo a Cipro, la squadra di Massimiliano di Favo – una decina di partite giocate nel Napoli di Maradona – hanno spettinato per 3-0 il Portogallo, col solito marchio di Francesco Camarda, una doppietta dopo il vantaggio iniziale di Coletta.

Prima della partita, Giacomo Detomaso sulla Gazzetta ricordava le tre finali giocate e perse contro la Russia nel 2013, contro l’Olanda nel 2018 e nel 2019. Sottolineava soprattutto il piccolo blocco di promesse del Milan su cui si è retta l’Italia lungo il suo cammino. Camarda in alcuni momenti del torneo è sembrato di un’altra categoria, ma ci sono anche altri diamanti, alcuni nemmeno troppo grezzi, per i quali è possibile ipotizzare un futuro brillante. L’azione individuale più bella di questa piccola Italia cipriota porta la firma di un altro milanista, Mattia Liberali, 17 anni ad aprile. Sotto 1-0 nel quarto di finale contro l’Inghilterra del bomber Nwaneri dell’Arsenal (che ha già debuttato in Premier League), il brianzolo ha segnato il gol del pari mettendo a ferro e fuoco la difesa avversaria, dopo aver disorientato cinque difensori con finte ripetute, ai limiti dell’irriverenza, battendo il portiere Whatmuff (scuola City) con un sinistro potente. Un grande della storia rossonera, Alessandro Costacurta, l’aveva paragonato, già prima di quel gol, a Phil Foden. Come la stella del Manchester City, anche lui si trova a suo agio sulla trequarti, al centro o partendo largo, come fa nella Primavera rossonera. Alessandro Longoni, anche lui di proprietà del Milan (gioca nell’Under 17): è stato l’altro grande protagonista della sfida agli inglesi, la più sofferta del cammino azzurro. Quella del numero 1 è stata una prestazione perfetta: nelle uscite, tra i pali e nella serie dal dischetto che ha deciso l’incontro, parando la conclusione di Harrison, centrocampista del Chelsea.

Alex Frosio, ancora sulla Gazzetta, fa notare che a giugno 2024 siamo dunque arrivati con l’Italia del calcio ancora campione d’Europa in carica per il titolo vinto ai rigori contro l’Inghilterra Wembley, con la Under-19 campione d’Europa per il titolo di un’estate fa, e adesso pure la Under-17, con la Under-20 che è vicecampione del mondo. 

Il responsabile del settore giovanile azzurro Maurizio Viscidi, il suo staff e i tecnici federali – scrive – sanno riconoscere le gemme e soprattutto stanno ricostruendo un nuovo dna. Le nazionali giovanili giocano un calcio moderno, la 17 ha vinto difendendo in avanti senza scappare con paura all’indietro, come fa l’Atalanta di Gasperini. Giocano lungo linee di gioco palla a terra e cercano di sfruttare al massimo le grandi qualità dei loro interpreti. Più o meno le tavole della legge di Spalletti. Il prossimo passo è trasferire l’inestimabile tesoro di talento che popola le giovanili azzurre nei club

E qui il discorso si fa sdrucciolevole. Non è un paese per giovani è già diventato uno slogan masticato, così rimasticato da far passare la voglia di ripeterlo, e dunque di occuparsene. Non possono essere tutti matti, masochisti, venti allenatori di serie A e quelli che gli subentrano durante l’anno, se non fanno giocare i Pafundi, mentre all’estero Yamal, Musiala, Cubarsì, Pavlovic e Bellingham stanno in Champions League. Un conto è eccellere tra i giovani, un altro imporsi contro gente più grossa, più resistente, più allenata, più esperta. 

Il tema è bello arato. Lo studio più approfondito risale a una decina d’anni fa, quando Fulvio Paglialunga su Ultimo Uomo concluse dopo una ricognizione che fino alla Under-17 gli azzurri giocano ancora nei grandi club, dopo devono accontentarsi di sparpagliarsi fra serie B e serie V. all’epoca si chiama problema 1995 . Il ragionamento e lo studio restano in piedi uguale, dovremmo solo cambiare il titolo e chiamarlo problema 2005. Nei 30 migliori calciatori nati in quell’anno, individuati da L’Equipe proprio stamattina, non c’è neppure un italiano. I primi cinque sono Lamime Yamal della Spagna, Warren Zaire-Emery della Francia, Kobbie Mainoo degll’Inghilterra, Endrick del Brasile e Pau Cubarsì della Spagna ancora. E poi ci sono tre turchi fra i primi-15. Ma siamo campioni di tutto, domani è un altro giorno e si vedrà.

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