Tocca di nuovo alle donne curare il calcio italiano | La prima Nazionale del Mancini-bis 

 

Aspettare è ancora un’occupazione. È non aspettare niente che è terribile

Cesare Pavese

 

      discussioni

Tocca di nuovo alle donne curare il calcio italiano

 

  ▻  Come succede a quella famosa marmotta, il loop temporale del calcio italiano sta per imboccare un altro sentiero parallelo nel quale arrivano gli stessi esami. Una partita a eliminazione diretta in Champions League della Juventus contro il Lione e una partita della Nazionale con la Svizzera per la qualificazione ai Mondiali. Sembra una scena di Memento. Nei prossimi quindici giorni, attraverso questi due passaggi, toccherà al movimento femminile smarcarsi dagli insuccessi degli uomini. Di nuovo. Come nell’estate del 2019, quando in Francia c’erano i gol di Galli e di Girelli, quando c’erano maglie azzurre in campo addirittura fino ai quarti di finale, dopo il vuoto maschile misurato 12 mesi prima in Russia. 

Nella loro ultima stagione da dilettanti, le donne italiane avranno una seconda occasione per superare i risultati dei professionisti. La Juventus ne ha già raggiunto uno storico, battendo per 2-1 all’andata il Lione delle cinque Coppe consecutive vinte tra il 2016 e il 2020. Se l’affare da grosso diventerà gigantesco, dipende dall’esito del ritorno di domani in Francia. La finale è in programma a Torino il 21 maggio. 

Poi sarà la volta dell’Italia di Milena Bertolini, l’8 aprile contro la Lituania e soprattutto il 12 in Svizzera, per quella che potrebbe essere la sfida decisiva nel girone, lo scontro diretto per il primo posto che qualifica al torneo dell’estate 2023 in Australia e Nuova Zelanda. Le seconde vanno ai play-off (oddio no). La Svizzera ha vinto l’andata per 2-1. Sono i soli due gol presi dall’Italia in cinque giornate. I tre punti da rimontare vengono da lì. 

 

Il passaggio al professionismo è carico di promesse, eppure nasconde le sue insidie, come ogni speranza che porta con sé una quota di disillusione. Confrontarsi con il mercato significa portare un mondo ancora in costruzione e in via di sviluppo all’impatto con le storture del sistema, con le sue contraddizioni, con i suoi vizi. Andranno cercati ricavi strutturali e non transitori, per non correre il rischio di muovere passi azzardati e perdersi strada facendo delle realtà, schiacciate dai costi. Andranno cercati dei pesi di riequilibrio per non sprecare il lavoro fatto nei settori giovanili. Andranno adeguate strutture, organici, mentalità. 

Ludovica Mantovani, presidente della Divisione, parlò della svolta in arrivo in una intervista con Gaia Brunelli per  il Sole 24 Ore a inizio stagione. Le sue parole di allora (25 luglio) restano attuali. 

 

«Il cambio di status delle atlete della Serie A dalla stagione 22/23 – spiegava – garantirà alle calciatrici le adeguate tutele sanitarie, previdenziali e contributive, con un impatto normativo e finanziario sui Club che finanzieranno in buona misura questa innovazione. D’altro canto le Società potranno evitare di rischiare di perdere il loro patrimonio sportivo. È già successo che alcune atlete di spicco vengano assorbite dai mercati esteri, una “fuga di cervelli a parametro zero” che impatta negativamente sul nostro mondo. Prima della pandemia avevamo superato le 30mila tesserate di cui circa 16mila le Under 15; il nostro obiettivo definito all’interno della Strategia del Calcio Femminile della FIGC è quello di raddoppiare il numero di bambine tesserate entro il 2025. L’emergenza sanitaria ha fermato gli sport di squadra nelle scuole, dovremmo aspettare per capire i nuovi numeri, ma durante il lungo periodo di incontri organizzati dal Settore Giovanile Scolastico, le ragazzine sono state molto ricettive, anche grazie ai loro nuovi idoli, le calciatrici della Nazionale».

 

Il Sole sottolineava l’importanza di diversificare gli sponsor tra squadra maschile e quella femminile, sull’esempio di Juventus e Milan, sebbene in entrambi i casi si tratti di società che già facevano parte del portfolio marketing. Servirà aprirsi invece a marchi nuovi. «L’approccio con il mondo degli sponsor – è il pensiero di Ludovica Mantovani – per essere vincente non dovrebbe prendere unicamente spunto dalle strategie di comunicazione del calcio maschile. Il calcio femminile può essere la novità per un partner sotto il profilo del marketing anche per far tornare in auge i valori che ci contraddistinguono: passione, determinazione ed eleganza. Si può parlare del calcio femminile come prodotto oppure focalizzarsi sulle caratteristiche delle nostre protagoniste, la cui notorietà sta crescendo esponenzialmente. Le infrastrutture sono il vero tallone d’Achille dello sport italiano. Se volessimo essere perfetti, dovremmo utilizzare o costruire mini stadi con tribune per una capienza tra i 2.000 e i 4.000 mila spettatori, con la possibilità di utilizzare i grandi stadi in alcune occasioni programmate e promosse in anticipo. Conosciamo le difficoltà, anche burocratiche, nel riuscire a realizzare le dovute migliorie in molte infrastrutture di proprietà dei Comuni, ma un manto erboso curato o un campo in erba sintetico idoneo, soprattutto ai fini della sicurezza delle atlete, deve essere garantito».

Sono queste le sfide della porzione di movimento rimasta nascosta in queste ore, durante le quali ci stiamo necessariamente occupando della crisi di un sistema. Ma il primo rischio da cui il movimento femminile deve guardarsi all’alba del professionismo è proprio quello di non essere inghiottito dal Mostro, di non diventare solo una voce a bilancio, di non farsi strappare le radici nel nome di un innesto. 

Oh, a dirla tutta, il Memento del calcio italiano prevede tra giugno e luglio gli Europei. L’Italia sarà nel girone con Francia, Belgio e Islanda. Fase finale in Inghilterra, finale a Wembley. Dice qualcosa? 

 

  ◆  FIGURINE Barbara Bonansea | Trent’anni, una delle 23 calciatrici più votate nel referendum FIFA 2021 e tra le 100 migliori al mondo secondo il Guardian. Se Sara Gama è la figura mediatica e sindacale del movimento, Barbara Bonansea è la sua faccia più tecnica. Il Guardian di lei ha scritto: Il controllo, la visione e il fiuto per il gol le hanno sempre permesso di essere una delle migliori giocatrici italiane e a 30 anni non sta dimostrando segni di rallentamento. Ha trasferito la sua forma eccellente alla Nazionale e sarà una di quelle da osservare durante il Campionato europeo la prossima estate

La scrittrice Elena Marinelli su Ultimo Uomo le ha dedicato di recente un ritratto, scrivendo che la crescita di Bonansea è la crescita del movimento del calcio femminile. Nelle interviste spesso pone l’accento sulla fortuna che le è capitata di poter giocare come una “professionista di fatto”, che in questa realtà non è scontato, e come da questa fortuna abbia tratto un vantaggio. Quando la scorsa primavera Mino Raiola è diventato il procuratore di Barbara Bonansea, è sembrato il segno che gli sforzi del calcio femminile italiano di acquisire potere economico erano arrivati a destinazione. Di Bonansea quello che salta all’occhio è il gesto tecnico o l’intelligenza tattica, ma forse l’aspetto più determinante del suo gioco, per la Juve, è la capacità di dettare il ritmo del gioco, accelerare quando serve, rallentare all’occorrenza. Questo è anche un limite: quando lei non gira, anche la Juventus non gira; quando ha meno energie, anche le sue compagne sembrano averne di meno. A differenza di altre attaccanti, lei si misura sempre con le capacità della squadra, non ne sfugge

 

      80.203 Gli spettatori di USA-Giappone, finale mondiale del 2012. Rimane tuttora il record di tutti i tempi per una partita di calcio femminile. Il primato per una partita di club è invece di  60.739, al Wanda Metropolitano tre anni fa per Atlético-Barcellona. Sono numeri che possono cadere per il Clásico di stasera al Camp Nou, ritorno dei quarti di Champions dopo il 3-1 delle catalane all’andata in trasferta. Juan I. Irigoyen per El País ha intervistato Irene Paredes

«Negli ultimi 10 anni tutto è cambiato molto. Tra noi, di solito, ne parliamo. Ci sono tanti aneddoti, alcuni non so se potremmo ancora sopportarli. Come allenarsi alle otto di sera, dopo aver passato tutto il giorno a studiare o lavorare. Io da bambina non sapevo nemmeno che ci fossero squadre di calcio per le ragazze più grandi. Alexia Putells ha dovuto lasciare il Barça perché non ce n’erano e adesso è Pallone d’Oro. Tutto questo è recentissimo e mi sembra che siano passati mille anni. Tutto quello che abbiamo vissuto è stato fantastico. Questa partita è molto di più del fatto di giocare al Camp Nou. Penso a quello che significa. I biglietti sono andati esauriti con largo anticipo. E nessuno è obbligato a comprare un biglietto. Lo comprano perché vogliono venire vederti, ed è molto bello».

 

in tv oggi ore 18.45 Dazn: Barcellona-Real Madrid | 21 Dazn: PSG-Bayern | domani ore 18.45 Dazn: Wolfsburg-Arsenal | 21 Dazn: Lione-Juventus 

 

La prima Nazionale del Mancini-bis 

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I rimpianti resteranno fino a metà dicembre | Roberto Mancini  

 

      2-3 | Questa è la storia di una partita che ha detto una verità illeggibile. Sempre che possiamo ancora spacciare il risultato di una partita di calcio per il riflesso pieno di una realtà. Come succede ai messaggi tra Matthew McConaughey e Jessica Chastain nei tunnel spazio-temporali di Interstellar, riusciremo a decifrare Turchia-Italia di ieri sera solo tra un po’, quando capiremo se è stato davvero il primo passo di qualcosa che si possa chiamare ripartenza oppure – se ci fosse ancora Montale – il mio sogno di te non finito. 

Cristante in regia è stato bravino – per essere un supplente. Raspadori ha segnato una doppietta e Donnarumma ha fatto due paratone che sarebbero piaciute ai fotografi del vecchio Guerin Sportivo, dopo un pallone lasciato passare tra le gambe e una quasi pavona. Due scemenze e due prodezze. Le scemenze quando ha dovuto pensare, le prodezze quando si è imposto l’istinto. 

  ◇  Secondo Paolo Condò su Repubblica è difficile dire se quello di Konya sia stato il primo passo di un nuovo quadriennio o una coda di quello passato. Ne sono usciti alcuni appunti interessanti, a partire dai tre gol che nella siccità post-Europeo costituiscono un’inversione di tendenza: li avevamo segnati soltanto ai lituani, e in casa. Infliggerli in trasferta alla Turchia è un’altra cosa e, con la vittoria, riannodano il filo spezzato del calcio propositivo e spesso piacevole di Mancini. Il dolore e la rabbia per la seconda qualificazione mancata al Mondiale hanno reso sommari molti giudizi, ed era inevitabile: ma quando il polverone si sarà posato riscopriremo il fatto che a fronte del modesto bacino nel quale pescare (gli italiani che giocano in Serie A e negli altri campionati di livello), i buoni giocatori non ci mancano. 

  ◇  Fabio Licari per esempio sostiene sulla Gazzetta che “Pablito Raspadori doveva giocare da subito anche a Palermo. Ma l’Italia è ripartita. Non è quella del primo ciclo Mancini, e forse non lo sarà più. Aggiungerà Chiesa, Locatelli, Verratti. Dovrà aspettare che Scamacca prenda le misure del calcio internazionale: ieri sera ha sofferto mentalmente, forse un po’ schiacciato dalla responsabilità. La strada è lunga, ma luce in fondo c’è

  ◇  Paolo Brusorio per la Stampa ha scritto invece che non c’è nulla per cui esaltarsi: è l’ultima maceria da spostare, non il primo mattone su cui ricostruire e questo deve essere chiaro. Ma almeno gli azzurri non hanno mollato sul piano nervoso e mentale ed è un piccolo merito.  Mancini ha il volto provato, deve ricominciare daccapo un cammino lungo e non facile. Ha le qualità per farlo, gli uomini li troverà per strada. Come ha sempre fatto

Sempre su la Stampa, Gigi Garanzini si domanda: Non sarà piuttosto che il Mondiale è diventato qualcosa di troppo lontano da noi, come d’altra parte la Coppa dei Campioni? C’era una volta un’Italia che gli Europei se li sognava, ma al Mondiale di tanto in tanto piazzava la grande impresa. Ora la storia si è capovolta, e non si direbbe che nel cambio ci abbiamo guadagnato

 

    Paolo Tomaselli per il Corriere della sera dice che Dall’altopiano anatolico arriva una cartolina malinconica, ma scritta con un po’ di orgoglio e firme nuove. L’inverno azzurro calato a Palermo dopo lo spareggio perso, fatica a trovare qualcosa che lo scaldi a mille metri di quota, ma almeno una reazione si intravvede, anche nella sofferenza finale.

  ◇  Luigi Garlando per la Gazzetta dello sport ha scritto che se la migliore Italia europea dava il meglio nel ricamo corto, questa è piaciuta soprattutto senza palla, nella fase di recupero: sempre alta e feroce nella caccia alla sfera, sempre solida nei tackle e nei contrasti. Mai visto il Mancio così grintoso e deciso in panchina. Un maestro d’altri tempi che richiamava i suoi giovani a bordo campo e li bacchettava sulle dita. Forse si è reso conto che, nel dopo-Europeo, ha esagerato con lo zucchero della riconoscenza e ha chiuso un occhio sull’involuzione che era in corso. Se il c.t. avesse avuto l’intensità di ieri e avesse sbattuto dietro la lavagna gli impreparati, anche se campioni d’Europa, sostituendoli con azzurri più affamati, tipo Tonali, forse sarebbe andata in modo diverso

  ◇  Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio, stamattina rivede la previsione sulle dimissioni di Mancini e dice: Ero convinto che Mancini fosse prossimo al fine corsa poiché, a Qatar perduto, si sarebbe dimesso: temevo il Portogallo, di certo non la Macedonia. Del Nord, poi. Pensavo che avrebbe prevalso l’orgoglio dell’ex campione e che avrebbe mollato anche per evitarsi altri due anni di lavoro a singhiozzo, e di ostacoli posti dai club. Per cosa poi? Per disputare un nuovo Europeo, torneo già vinto e dunque a fortissimo rischio fallimento-bis? Avevo sottovalutato il fatto che Roberto si è realmente innamorato del ruolo, il legame con la Nazionale va ben oltre il contratto fino al 2026

  ◇  Alessandro Barbano, del Corriere dello sport-stadio condirettore, aggiunge: Non sai se consolarti con una vittoria che niente vale, o recriminare per il modo con cui il calcio italiano si è gettato via. Con un autolesionismo da mangiarsi le mani. Perché l’Italia che batte la Turchia è la squadra ingenua ma vitale, che di quella trionfante a Wembley pare l’evoluzione naturale. Ma è anche la scelta tardiva, o mancata se preferite, di Roberto Mancini. E nessuno che abbia un briciolo di onestà intellettuale può chiederne conto solo al ct, costretto ad affrontare il doppio spareggio senza neanche una settimana di ritiro. Da questi nuovi protagonisti il ct deve ripartire, sperando di poter finalmente contare su un sistema che non giochi più contro l’Italia. E che incentivi l’impiego di giovani azzurrabili in campionato, restituendo al calcio, attraverso un rilancio dei vivai, la dimensione industriale smarrita in un ventennio di azzardi finanziari

 

204   I calciatori italiani convocabili da Roberto Mancini che hanno giocato finora in questo campionato di serie A. Novantanove di essi hanno almeno 17 presenze su 28. Ottantasette hanno almeno 1000 minuti giocati

 

         giudizi universali Gianluigi Donnarumma

Guglielmo Buccheri, la Stampa: Cosa sta accadendo al nostro portiere eroe degli Europei? Una piccola, grande crisi: questa la risposta.sembra andare a corrente alternata: errori e, poi, prodezze, o quasi. Ieri, a Konya, è andata così: errore e, poi, due tuffi che hanno dato fiato all’Italia. Di sicuro, per rimetterci in gioco dovremo sentirci protetti alle spalle come ci siamo sentito per tutta la magia europea.

  ◇  Paolo Condò, la Repubblica: Si è fatto passare la palla fra le gambe dopo una manciata di minuti, e l’abbiamo dato un’altra volta per perso, salvo sbalordirci per la deviazione su Çalhanoglu e, nel sofferto finale, per la parata che ha tolto di porta un 3-3 ormai cantato.

  ◇  Marco Evangelisti, Corriere dello sport-stadio: Il guaio di Gigio Donnarumma è questo, probabilmente. Gli è arrivato addosso il futuro troppo presto. Ma in ogni caso deve uscirne. Riprendersi la giovinezza e restituire a noi la pace dell’animo. La tranquillità di sentirci alle spalle qualcuno a cui affidi le chiavi di casa e sai che nessuno entrerà di nascosto. È un ventitreenne che passeggia sulla linea bianca e medita sull’esistenza

 

voci Gian Piero Ventura quattro anni dopo

«A Palermo, dopo la sconfitta con la Macedonia del Nord, il presidente Gravina era seduto accanto a Mancini. Io a San Siro ero solo, l’unico colpevole. Non l’ho mai trovato giusto».

  ➣  Come si passa da un Europeo vinto alla mancata qualificazione al Mondiale?

«C’erano stati dei segnali, negli ultimi mesi. Si faceva troppa fatica a far gol. Durante l’Europeo la squadra era coraggiosa, bella in alcune giocate, leggera. Contro la Macedonia quelle sensazioni sono diventate fatica, affanno, timore. Hanno perso certezze».

  ➣  Le è sembrato di rivivere Italia-Svezia?

«Per certi versi sì. Ma il contesto era completamente diverso. Prima dei playoff la mia Nazionale era già contestata. Eppure io sono uscito con Svezia e Spagna, ma non mi piace fare comparazioni. Se poi penso a certe immagini: per esempio Gravina a Palermo era vicino a Mancini, al suo allenatore, gli ha dato sostegno. Ho sorriso in questi giorni leggendo alcune dichiarazioni, qualche giornale: “Nel calcio può succedere”, “Caccia ai colpevoli”. Nel 2017 ce ne era solo uno. Trovai scorretto dovermi prendere tutte le colpe. Ma ormai l’ho superato, spero che l’Italia torni presto tra le migliori squadre del mondo». intervista di andrea sereni, Corriere della sera

 

    titoli |  La Repubblica: Metodo Clairefontaine. Il successo della Francia in formazione ed export

Emanuele Gamba ha scritto: La Francia ha una sovrapproduzione di campioni, perché l’esistenza stessa del suo movimento calcistico si basa essenzialmente sulla produzione e l’esportazione di calciatori.  L’origine di tutto questo è una sola: la cura dei settori giovanili. Dei 736 partecipanti al Mondiale del 2018, 52 si sono formati nei vivai francesi e l’Île de France, cioè la zona di Parigi (da dove vengono 13 degli ultimi 23 convocati), è considerata la più grande riserva mondiale di giocatori di talento insieme all’area di San Paolo, Brasile. Al centro dell’Île de France c’è Clairefontaine, il centro tecnico federale dove viene educata la crema dei giovani transalpini e che è considerata la scuola di calcio migliore al mondo. Entrarci è difficilissimo: per migliaia di pretendenti, ci sono tre classi (i tredicenni, i quattordicenni e i quindicenni) ognuna di 23 allievi. Attorno a Clairefontaine, dove sono cresciuti anche giocatori di altre nazionali come il marocchino Benatia o il portoghese Guerreiro, gravitano 14 centri regionali di pre formazione (ce ne sono anche a Guadalupa e Reunion), i cosiddetti Pôles Espoirs, in cui si applicano gli stessi principi didattici. Ma la cosa più importante è che anche le accademie dei club professionistici si sono allineati al “metodo Clairefontaine”, cosicché in Francia esiste una sorta di cultura nazionale del calcio.

 

L’Under 21 di Nicolato batte 1-0 la Bosnia e resta al primo posto del girone F di qualificazione agli Europei, autore del gol il genoano Rovella. L’Italia tornerà in campo il 6 giugno col Lussemburgo e il 9 nel match decisivo contro la Svezia.

 

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