Ibridi o specialisti? Dove va lo sport

pallavolo
L’unico sport che alleva specialisti
Il libero arriva pure nelle Under14

 

“Su indicazione dei responsabili tecnici delle squadre nazionali giovanili dalla stagione 2019/20 le società potranno utilizzare il libero e il secondo libero anche nei campionati Under 14 maschili e femminili”. In tre righe la federazione pallavolo ha comunicato una decisione che può avere enormi conseguenze. 
[S]  La figura del libero – un giocatore che non serve, non mura e non attacca – è stata introdotta nel 1997 per volere dell’allora presidente della federazione internazionale, Acosta. Aveva lo scopo di allargare la platea del reclutamento ai ragazzi con meno centimetri d’altezza. Molti osservatori, tra cui Andrea Zorzi, ritengono che abbia ottenuto un effetto opposto o almeno imprevisto: la specializzazione del libero in ricezione ha provocato la specializzazione dei centrali che non ricevono più. Quando per effetto di una rotazione finiscono in seconda linea, vengono sostituiti. Hanno perso una funzione. Se durante la settimana un centrale si allena in ricezione, perde del tempo. Il libero è diventato una sorta di “quota bassi” e ha favorito la maturazione di centrali più alti e più grossi ma un centrale del 2019 sa fare meno cose di un centrale del 1989. 
Le categorie giovanili sono state a lungo protette da questa mutazione genetica, in base al principio che ai ragazzini bisognasse insegnare tutto, prima di indirizzarli verso questo o quel ruolo. Il libero era stato introdotto nei campionati italiani Under 15 solo nel 2013. L’ultimo muro – il via libera anche fra i bambini, gli Under 14 – cade adesso. Negli anni il mondo della pallavolo ha molto discusso su questa ripartizione rigida dei compiti. Molti la trovano accettabile nei campionati di vertice, tra giocatori evoluti, meno auspicabile tra i giovani, da avviare al maggior numero possibile di gesti tecnici. La specializzazione precoce era stata a lungo considerata un rischio e matrice di una incompletezza. 
Il quadro tecnico negli altri sport procede in direzione opposta, verso la valorizzazione cioè di giocatori che sanno fare più cose. Nel calcio contemporaneo, il portiere che gioca con i piedi serve ad aprirsi spazi. La regia è un compito, non più un ruolo. Fra i 10 calciatori con più passaggi nella scorsa serie A quattro sarebbero stati detti un tempo stopper: Koulibaly (secondo dietro Brozovic), Skriniar, Andersen e Tonelli. Appena 8 anni fa tra i primi dieci c’era il solo Thiago Silva (sesto). Fra i 10 giocatori che hanno commesso più falli nell’ultimo campionato italiano non c’è nemmeno un difensore, e quattro sono centravanti (Pavoletti, Inglese, Ciano e Belotti): la difesa inizia molto prima. Il ruolo dei terzini è quello più mutato: sono prima diventati centrocampisti esterni, ora entrano dentro il campo e sono costruttori di gioco alternativi.  Il rischio è sembrare ovunque fuori ruolo, il vantaggio è non esserlo mai. 
Nella pallanuoto il francese naturalizzato italiano Michäel Bodegas, uno dei campioni del mondo azzurri, è in grado di giocare nella stessa partita da centroboa e da difensore centrale. Il montenegrino Ivovic costruisce, tira e gioca ai due metri. È caduta nel tempo l’indispensabilità del mancino. Se è uno specialista del tiro da destra, non serve più. L’Italia andò ai Mondiali 2017 senza portarne uno. Grecia e Montenegro ne hanno fatto spesso a meno. Il cambio delle regole consente da quest’anno ai portieri di passare la metà campo e giocare la palla.
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Il basket da qualche anno cerca giocatori che sappiano muoversi dentro e fuori l’area, dei lunghi che giochino sul perimetro, oppure uomini potenti da usare in regia. Un lungo sul perimetro vede meglio le linee dei passaggi, ma un piccolo che lo affronta lo pianta poi sul posto. La ricerca dei mismatch è diventata estrema e si ottiene con giocatori ibridi. Tutti i grandi diventano nel basket grandissimi quando tendono all’universalità. Magic Johnson è stato il prototipo del play da due metri. LeBron James ne è stato l’evoluzione riscrivendo i canoni del basket, abbattendo i vincoli di ruolo, portando i giocatori di peso a esercitare il loro straripante atletismo anche lontano dal canestro. È il caso del greco Giannis Antetokounmpo, 2 metri e 13, uno che stoppa e porta palla. È il caso dell’australiano Ben Simmons, altro regista con la struttura fisica del lungo, capace di difendere in cinque posizioni. Sono pure loro trans-campisti, in grado oggi di coprire mansioni che questo sport aveva dovuto spalmare finora fra il metro e 60 di Muggsy Bogues e i 2 metri e 31 di Manute Bol.  | Il Napolista, 13 agosto 2019
Slalom del 10 ottobre 2019

 

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