ciclismo
La Milano-Sanremo 2020
Una settimana dopo aver vinto le Strade Bianche, Van Aert ha vinto anche la sua prima Sanremo. La stessa doppietta ravvicinata che fece a marzo 2019 il francese Julien Alaphilippe, arrivato insieme a lui sul rettilineo di Via Roma e battuto allo sprint.
La nuova Sanremo ha vinto la sfida e passato l’esame di un tracciato monco, senza il Turchino e i tre Capi, tanto che RCS Sport conta di riproporla così anche in futuro. Quando ha rivisto il mare dopo tanto Piemonte attraversato, quando è tornata al sole della Riviera, la Sanremo è stata più riconoscibile e si è accesa. Ciccone ha innescato gli attacchi, Nibali ha accennato alla rivoluzione sul Poggio ma la prima testa a rotolare è stata la sua. Sono stati anche i chilometri precedenti a rendere così bella e spietata la corsa nel finale, così purissima, così classica, così Sanremo. L’ordine d’arrivo è regale. Matthews terzo, Sagan quarto. Nizzolo, primo italiano, al quinto posto. Van der Poel tredicesimo.
rileggi Il romanzo della Milano-Sanremo
Slalom week-end ieri
✘ un bilancio | Pier Bergonzi su la Gazzetta dello sport ha scritto che è stato “un bel ritorno a casa. E dal punto di vista tecnico, i lunghissimi mangia e bevi tra le vigne e noccioleti del Piemonte, la salita del Colle di Nava e la discesa tecnica verso il mare hanno cambiato il finale di corsa senza snaturarlo”. Vero. Detto con tutto lo scetticismo che Slalom aveva alla vigilia. Gli ultimi 30 km sono stati di una bellezza memorabile. Gilles Simon su l’Équipe ha scritto che “il cambio di percorso non ha influenzato una corsa alla quale piace fare tutto il contrario rispetto alla gente comune: crogiolarsi nella pianura operosa” mentre gli altri stanno in costume da bagno. La prima pagina del quotidiano sportivo francese è per Van Aert e Alaphilippe: monumentali.
Il Belgio non vinceva da 21 anni, ci riuscì Andrei Tchmil scappando negli ultimi mille metri con quella che nel gergo si chiama una fucilata. Ma Tchmil era belga di passaporto. L’ultimo successo belga di nascita, anzi proprio fiammingo come quello di Van Aert, è vecchio di trentanove anni: 1981 Fons De Wolf.
✘ egemonie che nascono | Il Belgio ha vinto 1 volta il Mondiale su strada negli ultimi 14 anni (Gilbert 2012) e mai a cronometro. Manca il Giro da 42 anni (De Muynck 1978), la Vuelta da 43 (Maertens 1977), il Tour da 44 (Van Impe 1976). Nelle classiche del Nord è da un decennio legato al solito Gilbert. Eppure adesso minaccia di prendersi tutto con la nuova generazione. Con Van Aert che è nel pieno della maturità a 25 anni e con Remco Evenepoel, ieri autore di un numero pazzesco al Giro della Polonia. A 40 km dal traguardo ha salutato tutti e ha dato quasi 2 minuti al gruppo. “Vincono, convincono, stupiscono, è una scuola immortale che ha centri federali diffusi sul territorio, e il Belgio è un paese in cui una promessa del calcio come Evenepoel può scegliere la bici. Dove altro può succedere?” si domanda Cosimo Cito su la Repubblica mentre Marco Bonarrigo su Corriere della sera va a cogliere i tratti comuni tra i due vincitori di ieri nelle loro origini da frequentatori del ciclocross. Oggi c’era tanto Pirlo, domani ne riparliamo.
intervista Lievore, il gregario di Zavoli | «Ricordo bene quei momenti. Zavoli si è avvicinato e io non conoscevo bene la situazione della corsa. Mi ha incitato, mi è stato d’aiuto. Persone come Zavoli non se ne trovano più, lui non cercava solo i campioni ma anche i comprimari come me che non venivano considerati da nessuno. Io ho risposto a tutte le domande, in maniera spontanea. Sei in fuga, hai un giornalista di quel livello che fa la cronaca mentre corri, penso sia il massimo».
➣ Nel suo paese, Breganze, divenne un eroe?
«Quando si sparse la voce del compaesano protagonista al Giro d’Italia, le aziende agricole lasciarono al pomeriggio i propri dipendenti a casa e tutti andarono al bar di paese a tifare. Mi conoscevano tutti, al rientro mi hanno fatto una festa come avessi portato a casa la maglia rosa».
➣ Lei e Zavoli vi siete mai incontrati dopo quella tappa?
«Tanti anni dopo ad un evento. Mi fece i complimenti per la mia famiglia e mi disse: “Nessun corridore avrà mai un filmato del genere, ho voluto omaggiare ciclisti come te che in bici soffrono sempre tanto”».
di alberto facchinetti, Il Fatto quotidiano