La storia del vero Rocky Balboa – Il podcast

Forse fu per il freddo, a New York quella sera facevano sei gradi.

O forse fu per noia, per malinconia, per quel malumore che si portava da troppo tempo appresso.

Lui, un attore ormai trentenne, quasi sempre scartato a ogni provino.

Si mise in fila senza un vero perché. Comprò un biglietto – sarà stata ottava, nona fila – e con un pacchetto di noccioline tra le dita si buttò in un cinema dove trasmettevano a circuito chiuso il match di Muhammad Ali. Il primo con la corona dei pesi massimi in palio dopo la riconquista di cinque mesi prima, a Kinshasa, Zaire, contro George Foreman.

Se uno dovesse salvare un solo match in tutta la storia della boxe, sarebbe quello. Rumble in The Jungle.

Adesso però, l’uomo che Ali aveva di fronte, su un ring in Ohio tra Cleveland e Akron, non aveva niente di indimenticabile. Il suo contributo alla storia della boxe era prendere pugni dai suoi avversari.

Chuck Wepner. 

Gli avevano dato un soprannome chiaro, il Sanguinatore. Portava una collezione di segni sulla faccia, gli oltre 300 punti con cui ogni volta lo avevano cucito.

Eppure, questo tipo così inadeguato, una specie di sacco molle con due occhi gonfi, aveva deciso che stavolta no, stavolta avrebbe resistito davanti al grande Ali. Più quello lo travolgeva, più lui sanguinava, e più reagiva. Finché al nono round lo buttò giù. 

Lui. Ad Ali.

Si voltò incredulo verso il suo angolo e disse al manager: “Al, metti in moto la macchina, corri in banca, siamo milionari”. Solo che si sentì rispondere: “Meglio che ti volti, Chuck, lo hai fatto incazzare”. 

Eh sì. Ali picchiò senza più risparmiarsi. Chuck rimase in piedi fino a 19 secondi dalla fine, quando l’arbitro lo contò fino a otto, nove, e gli fece segno che il massacro era finito. Ma con quella sua lotta per la sopravvivenza era diventato il preferito della folla.

L’attore seduto in mezzo al pubblico si mise allora a fantasticare. Alzò il bavero del giubbotto, tornò a casa, infilò un foglio nella macchina per scrivere e iniziò a battere sui tasti la storia che gli passava per la testa. Pagina uno. Titolo: Rocky. 

 

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