Perché sui manifesti ufficiali delle Olimpiadi di Parigi non compaiono la croce all’Invalides e la bandiera francese? È da lunedì che la Francia si trova alle prese con una polemica politica intorno al lavoro del designer Ugo Gattoni, per l’ira della destra e della destra estrema.
I piccoli dettagli dei poster sono stati esaminati inizialmente da Libération, il giornale della sinistra francese. Da quel momento in avanti politici e personalità nell’area delle destre hanno protestato per l’assenza della croce sulla cupola e del tricolore. Il deputato del Rassemblement Nicolas Meizonnet è stato il primo a pronunciarsi, parlando di «colpa inaccettabile per l’invisibilità della nostra identità». Si sono associati Marion Maréchal, capolista della lista Reconquête per le elezioni europee; Nicolas Dupont-Aignan, deputato di Debout la France; François-Xavier Bellamy, deputato di Les Républicains, e ancora Eric Ciotti e Julien Aubert, rispettivamente presidente e vice-presidente del partito.
«La Francia si vergogna della sua eredità cristiana e repubblicana?» ha chiesto quest’ultimo.
Il caso è stato ripreso da Repubblica stamattina. Il comitato organizzatore [Cojo] difende l’opera dell’artista, dicendolo libero di non rappresentare gli oggetti o gli edifici in maniera compiacente». A CheckNews si parla di «un’interpretazione artistica gioiosa e leggera di una città-stadio reinventata», dall’alto di una libertà di reinterpretazione degli elementi. Il risultato allora è «una rappresentazione né esaustiva né fedele alla realtà: l’onda di Tahiti è al largo della marina di Marsiglia, la Torre Eiffel è rosa, la metropolitana passa sotto l’Arco di Trionfo – senza che questo debba essere oggetto di interpretazioni politicamente motivate».
Anche Ugo Gattoni ha detto la sua: «Attraverso il mio disegno non cerco di rappresentare oggetti o edifici in maniera fedele. Li evoco, così come mi appaiono e senza secondi fini. Non cerco la fedeltà all’originale ma l’immaginazione a colpo d’occhio, la proiezione in un universo surreale e festoso».
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Libération ricorda che la regola 50 della Carta olimpica vieta l’uso di simboli religiosi o politici, alcuni commentatori hanno creduto di poter fare riferimento alla norma per spiegare le scelte del comitato organizzatore. Ma la bandiera? Libération ricorda che nel recente passato nessuno dei paesi organizzatori l’ha prevista: da Londra 2012 a Rio 2016 a Tokyo 2020+1.
“Fa parte di una tacita tradizione. La cosa è tanto più opportuna perché le bandiere possono causare tensioni, succede da tempo”. Un primo episodio risale addirittura ai Giochi di Stoccolma 1912, quando gli organizzatori furono criticati per aver messo in primo piano quella della Svezia. Il Cojo sostiene che «il blu-bianco-rosso è rappresentato sulla coccarda delle mascotte» e L’Équipe ha fatto notare che sul manifesto sono presenti altri simboli fortemente tipici della Francia, come Marianne.
Gattoni ci ha lavorato per duemila ore. Libération dice che i suoi manifesti vanno interpretati come “una fantasia futuristica e colorata, come la copertina di un grande album di letteratura per bambini”.
Le Olimpiadi hanno offerto un’ispirazione anche agli organizzatori del Roland-Garros, dove per la prima volta è stato disegnato un poster che raffigura Parigi, in uno stile tra impressionismo e puntinismo. È stato firmato da Paul Rousteau, un artista di 38 anni, pittore-fotografo, rappresenta un’alba – con una pallina da tennis – che sorge dietro un campo galleggiante sulla Senna.
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