Se Tadej Pogačar giocasse in Nba

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    Quando Tadej Pogačar si mosse nel 2022 per andare a vincere la Strade Bianche, mancavano ancora 50 km al traguardo. Parve un omaggio al ciclismo della prima metà del Novecento. Senza traduzioni: una follia. Stavolta di km ne mancavano addirittura 80, ne ha fatti trenta in più da solo, eppure secondo Wladimir Belli in diretta sulla RAI era più fresco dell’altra volta. Ha avuto la forza di salutare la gente a bordo strada, di alzare il pollice, di farsi gli ultimi 2 km sorridendo e mostrando il pugno alla telecamera che lo seguiva.

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Ha fatto il prudente solo sul lastricato delle ultime curve, prima di entrare in Piazza del Campo a Siena. Mezzo metro prima del traguardo Pogačar si è fermato, è sceso dalla bici e l’ha sollevata in aria. Correre sulla ghiaia, esultare come si fa dopo le corse nel fango.

Se un tempo davvero si vinceva così, allora Tadej Pogačar è dentro quel tempo. Quel tempo, questo tempo e tutti i tempi. Una vittoria del genere alla sua prima corsa della stagione fa impressione, nell’anno in cui punta a ripetere Giro e Tour, come nessuno è riuscito a fare da Marco Pantani [1998] in poi.

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I RECORD

Van Aert ha vinto al suo quinto giorno di gara nel 2024, Vingegaard al secondo, Evenepoel al primo. Pogačar si è issato a quel livello. Aspettando che debutti van der Poel: direttamente alla Milano-Sanremo. Ha detto Giovanni Battistuzzi, firma del Foglio: “Lui scatta, sta solo per decine e decine e decine di chilometri, gli altri inseguono e lo maledicono, lui sorride, gli piace proprio tutto questo. Pure a me piace proprio tutto questo. Fortuna che sto, stiamo, vedendo tutto questo

Sul blog Giro di Ruota ha scritto: C’è stato un momento, verso le due e mezza del pomeriggio, che il sole ha urlato un sonoro pussa via alle nubi. Le nuvole hanno chiuso i rubinetti dell’acqua e si sono gentilmente spostate. Se lo poteva mica perdere il sole quello che anni luce più in giù, in quel microbo spaziale che è la Terra, stava disegnando, ruote su sterro

In 7 km di sterrato ha preso 2 minuti a tutti e dopo li ha fatti lievitare. Sono diventati 2:44 sul secondo e 2:47 sul terzo, 3:50 sul quarto, 4:26 sul quinto, 5:17 al decimo. Se Pogačar fosse un giocatore di basket della NBA saremmo travolti di statistiche per questa impresa. Per fortuna qualche numero lo tengono in ordine pure gli storici del ciclismo. Così stamattina sappiamo che i 2 minuti e 44 di vantaggio su Tom Skujiņš è il più ampio margine di vantaggio con cui lo sloveno abbia mai vinto. Non era mai arrivato da solo con più di 1:32 di vantaggio, quel giorno saliva verso la Piattaforma di Gredos, ventesima tappa della Vuelta 2019, mese di settembre. Nel giugno del 2021 aveva vinto una tappa in Slovenia con 1:22, mentre in una corsa in linea al massimo aveva dato 52 secondi di distacco al secondo, nell’ottobre scorso al Lombardia. Alla Strade Bianche Fabian Cancellara aveva messo fra sé e gli altri 42 secondi nel 2012 con 12 km da solo. Niente di paragonabile. 

Pogačar ha fatto meglio dei massimi vantaggi registrati in una corsa in linea da quando esiste il circuito World Tour: i 2 minuti e 21 di Remco Evenepoel ai Mondiali del 2022, i 2 minuti tondi di Cancellara alla Roubaix del 2o10, e ancora Evenepoel a San Sebastian 2022 [1:58], van Baarle alla Roubaix del 2022 [1:47], Boonen alla Roubaix del 2012 [1:39]. 

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GIUDIZI UNIVERSALI

Nelle sue pagelle per gli abbonati di Bicisport [qui], Alessandra Giardini ha scritto: Finiti gli aggettivi, finiremo presto anche i voti. Abbiamo riso, o sorriso, quando al via ha detto che avrebbe attaccato sul Monte Sante Marie. Male, malissimo: non lo conosciamo ancora? Mancano 81 chilometri al traguardo, piove che dio la manda, ma lui ha detto che andrà via lì, e va via lì. Da lì in avanti fa una crono, tra il delirio del pubblico (quanta gente). Che il piano fosse quello lo dimostra il modo in cui ha messo a lavorare i compagni per stoppare qualunque inseguimento (ammesso che qualcuno avesse le gambe per immaginare di andargli dietro in quel diluvio). Su tutti Tim Wellens e Isaac del Toro (voto 8,5). Con qualche rimpianto per il giovane talento messicano: ci sarebbe piaciuto vederlo fare la sua corsa, ma avrebbe dovuto essere in un’altra squadra.

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