Qualcosa di nuovo sta succedendo a est. I Cavaliers sono arrivati a 17 vittorie nelle ultime 18 partite aggiungendo alla striscia quella contro i Raptors [119-95], buona per arrampicarsi al secondo posto della classifica di conference alle spalle di Boston. Jarrett Allen ha messo una doppia-doppia da 18 punti e 15 rimbalzi, Evan Mobley lo ha seguito con un’altra da 17-11. Donovan Mitchell ha aggiunto 15 punti. Ora i Cavs hanno un bilancio di 17 vittorie in 25 trasferte e 35 totali in 51 giornate. Quando Darius Garland si è rotto la mascella e Mobley ha avuto un problema al ginocchio sinistro, la situazione poteva precipitare. Cleveland invece ha tenuto e in questo momento è l’avversario peggiore che si possa trovare, “perché Mitchell sta giocando esattamente come i Cavs speravano che facesse, quando hanno scommesso su di lui e lo hanno preso prima dell’inizio della scorsa stagione”.
Così scrive Jason Lloyd, editorialista di The Athletic, convinto che Mitchell stia giocando il miglior basket della sua carriera con la maglia dei Cavs, addirittura al livello di un MVP quando la squadra ha perso Garland e Mobley a dicembre [una media di 28.5 punti, 5.1 rimbalzi e 7.1 assist in 18 partite]. Dal 3 gennaio, giorno dell’inizio della serie positiva, i Cleveland vanno avanti con una media di 17 punti di scarto sulle avversarie, i migliori della lega.
“Si sono trasformati quasi da un giorno all’altro da squadra anni ’90 che vinceva con i muscoli a squadra dalla difesa frenetica, dinamica, capace di segnare tante triple pur aggrappandosi al suo identità difensiva. Si è rivelata una combinazione devastante”.
Allen e Mitchell ci mettono i pick-and-roll, Mobley è tornato, la profondità della rosa è cresciuta. “Se Garland riesce a trovare il suo ritmo, i Cavs possono essere una pericolosa rogna nei play-off”.
Curry sulla sirena da dieci metri
Quel vecchiaccio di Steph Curry fatto di nuovo l’eroe quando il tempo stava per scadere. Con 7 decimi di secondo ancora sul cronometro ha messo la tripla che ha consentito a Golden State di sorpassare Phoenix e vincere 113-112. È uscito da un blocco su una rimessa di Brandin Podziemski a 3.3 secondi dalla fine. Bradley Beal ha cercato di soffiargli la palla. Curry ha avuto solo il tempo di afferrare la palla, girarsi e tirare. Da 10 metri. La nona tripla della sua serata.
Era la prima volta Warriors e Suns si ritrovavano dal 12 dicembre, la sera in cui Draymond Green colpì Jusuf Nurkić prendendosi la sua ultima squalifica. The Athletic racconta che i due si sono scambiati insulti durante tutta la partita, alla fine Nurkić ha detto che Green non ha imparato nulla e che presto colpirà qualcun altro. «Non merita una possibilità» dice. Green ha risposto: «Se vuole che io vada in giro tranquillo come va in giro lui, io non lo farò mai. I ragazzi tranquilli non vincono».
Curry ha dato dell’idiota a Nurkić, e andiamo avanti così.
Ora i Warriors sono 11esimi in classifica. Dice Anthony Slater di The Athletic che la cosa più impressionante del tiro di Curry è stata il grado di difficoltà.
After Steph’s unreal game-winner tonight…
Take a look at all 10 of Curry’s game-winning shots from his career 🍿 pic.twitter.com/GQOXbC3t2x
— NBA (@NBA) February 11, 2024
Su X o come diavolo si chiama, Matteo Soragna ha dato la sua lettura dell’azione concentrando lo sguardo su alcuni dettagli: tutto comincia da un’incertezza su un blocco e prosegue con un piede destro puntato. Si legge tutto qui
E allora Doncic?
A proposito di fenomeni. Doncic contro Oklahoma ha chiuso con 32 punti, 9 assist, 8 rimbalzi, e con questo canestro senza guardare. Kyrie Irving ne ha messi 25, con 6 rimbalzi e 8 assist, mentre Daniel Gafford ha fatto il suo debutto con la maglia di Dallas al passo di 19 punti e 9 rimbalzi.
32 puntos
9 asistencias
8 rebotesLuka ante OKC 🪄pic.twitter.com/Myg48PDMUI
— NBASpain (@NBAspain) February 11, 2024