L’orologio di Ernesto Castano

addii Ernesto Castano

È morto ieri all’età di 83 anni l’ex difensore della Juventus e della Nazionale anni Sessanta.

Germano Bovolenta sulla Gazzetta scrive: Si chiamava Ernesto. In casa, Ernestino. Sui campi, Tino. Dolce, semplice, educato, nasce a Cinisello Balsamo, vicino a Milano, zona operaia. Il padre Ambrogio ha un negozio di biciclette. Le ripara, le “ricostruisce” e sogna per Ernestino un inevitabile futuro da ciclista. Tino in bici ci va, e con piacere, ma al campo sportivo, quello della Balsamese. Calcio, calcio e calcio. Lotta soprattutto contro la sfortuna, gli incidenti, i malanni. Hanno scritto e detto: per una vita si è trascinato le sue ginocchia di vetro. Ma è stato per tutti, per i compagni e gli avversari, un esempio di tenacia e di resistenza al dolore

Sergio Baldini su Tuttosport lo ricordatifoso juventino fin da bambino e sempre con il pallone tra i piedi I suoi compagni di gioco lo chiamavano Parola o Boniperti, stelle della Juventus degli anni Cinquanta. «Figuratevi la mia soddisfazione quando sono arrivato alla Juventus – aveva raccontato -: uno era il mio allenatore e l’altro il mio capitano». Nel 1959, quando in panchina è arrivato Parola con Renato Cesarini direttore tecnico, decide che per lui è il momento di traslocare: «Lo vidi andare da Parola – ha raccontato Castano stesso – dicendogli: “Ma questo ragazzino di 19 anni è più forte di me. Bene, mister, ma quand’è che lo fai giocare al posto mio?”». Così Castano diventa il nuovo centromediano della Juventus, ma ne sarà anche terzino destro e, quando il nuovo ruolo inventato di lì a poco da Gipo Viani e Nereo Rocco prenderà piede, il libero. Una duttilità consentitagli da qualità fisiche, temperamentali e tecniche fuori della norma. Le nota subito anche Cesarini, che durante un pranzo scommette con Umberto Agnelli, presidente e costruttore di quella Juventus: «L’orologio che ha sul braccio che quel ragazzo là, Castano, alla prima convocazione in Nazionale esordisce». «Suvvìa Cesarini, lei ha sempre voglia di scherzare». No, Cesarini la scommessa la vince

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