anniversari | la morte di Camus (1960)
“Tutto quello che so sulla moralità e sui doveri degli uomini, lo devo al calcio”. È la più celebre delle frasi d’amore per il pallone pronunciate da Albert Camus, lo scrittore francese di cui oggi ricorrono i 60 anni della morte (incidente stradale). Si ammalò di tubercolosi diciottenne, altrimenti non avrebbe forse mai messo la letteratura davanti al calcio. Era nato poverissimo ad Algeri, non conobbe suo padre morto durante la Grande Guerra. Giocava in porta. “Ho capito subito che la palla non arriva mai da dove te l’aspetti. Mi è servito più tardi nella vita, soprattutto a Parigi, dove non ci si può fidare di nessuno”.
Quando nel 2006 la finale mondiale finì in quel modo ai rigori, il Telegraph scrisse che Zidane, algerino d’origine come Camus, si era comportato alla maniera di uno dei personaggi di Lo straniero, quel Meursault, anti-eroe del romanzo, che senza un motivo apparente un giorno spara a un arabo incontrato in spiaggia.
pagine Una sola volta a Jacques, che si era preso una storta giocando al calcio e per qualche giorno aveva dovuto camminare trascinando la gamba, venne in mente che gli invalidi del giovedì avrebbero sofferto per tutta la vita di questa incapacità di correre per prendere un tram al volo o di dare un calcio a una palla. Sentì all’improvviso quanto ci fosse di miracoloso nei meccanismi umani, e insieme una cieca angoscia al pensiero di poter finire anche lui mutilato, ma poi se ne dimenticò”. | Albert Camus. Il primo uomo (Bompiani)