Vi siete divertiti? Non è stata male. Victor Wembanyama sta diventando l’uomo dei finali di partita. Come all’esordio in campionato, pure stanotte contro i Phoenix Suns, al primo scontro diretto con il suo prototipo Kevin Durant, la parte migliore di sé è uscita nel quarto periodo, quando San Antonio ha messo a segno un parziale di 33-19 per vincere di un punto [115-114] Wembanyama ha brillato con 18 punti, 8 rimbalzi e 4 stoppate. Era stato grigio contro i Clippers, stavolta “ha dimostrato il grande talento che è e che sarà” riassume Marca dalla Spagna nella sua sintesi. È stato il protagonista della fase finale insieme con Keldon Johnson. Phoenix ha rinunciato a Booker e Beal per la terza partita consecutiva, da Durant alla fine ha ricevuto 26 punti.
Nel primo tempo i Suns sono stati superiori. Non solo grazie a Durant, ma pure a Eric Gordon, a Nurkic vicino a canestro. Pareva un assetto sufficiente a mettere da parte una vittoria comoda. Wemby non pareva in una serata speciale nel tiro da tre [2 su 6] e tutto sommato si limitava a proteggere il canestro, a segnare in post alto, qualche volta dalla media distanza. Nell’ultimo quarto è cambiata la scena. A 22 secondi dalla fine, i Suns erano ancora in vantaggio per 114-111, quando Devin Vassell ha mancato un tentativo da tre. Mentre la palla era ancora in aria, Durant non ha tagliato fuori Wembanyama, si è fatto superare al rimbalzo offensivo e lo ha visto schiacciare. Quelli bravi, fra quattro-cinque anni, potrebbero scegliere quest’azione come un momento di passaggio di una carriera e raccontarla come il sunto dell’epifania di un fenomeno. Frank Vogel stranamente non ha chiamato timeout per portare la palla a metà campo e rendere le cose un po’ più facili ai suoi. Josh Okogie l’ha passata a Durant nell’angolo, ma Kevin era intrappolato, secondo The Athletic potrebbe anche aver subito un fallo, gli arbitri non l’hanno fischiato, Johnson gli ha soffiato la palla e ha segnato il canestro del sorpasso in sospensione a tre secondi dalla fine. KD ha poi mancato l’ultimo tiro sulla sirena.
Sam Vecenie su The Athletic lo chiama “un ritorno furioso, ecco cosa è successo. L’ultima giocata di San Antonio sembra il simbolo della loro stessa confusione. Ma sì, è stato un finale incredibilmente divertente. Wembanyama ha faticato un po’ all’inizio, quando ha segnato solo quattro punti. Nel complesso, finora il francese ha offerto costantemente lampi di gioco d’élite, attraversando chiaramente fasi di difficoltà mentre si adatta ai rigori del nuovo campionato”.
È uno dei fenomeni che chiamiamo unicorno, ma Jerry Brewer sul Washington Post racconta che un tempo sarebbe stato considerato e definito un freak.
“Una figura mitica che prende vita è l’amplificatore di un campionato. Il fascino per il suo arrivo in NBA fa luce su una nuova era non ancora del tutto articolata. Ci sono stati momenti in cui l’NBA non sarebbe stata pronta a massimizzare il talento sui generis di Wembanyama. Ora siamo in un’epoca è diversa, in un periodo aperto e ricco di fantasia per allenatori e dirigenti. Lo sport è entrato da circa un decennio in un’età nella quale un corpo versatile è il bene più ambito. Abbiamo passato tanto tempo a elogiare le guardie piccole, senza lasciare spazio all’esplorazione di tutte le possibilità di adattamento evolutivo. Gli ultimi cinque premi MVP sono andati a giocatori alti 2 metri e 11 o più. Chi vuol vincere un anello, farebbe bene a trovare uno di questi rari giganti. Di certo, il basket rimane uno sport democratico con pari opportunità per giocatori di varie taglie, forme e dimensioni. Ma stiamo tornando a una domanda classica: quando l’uomo più alto in campo è il miglior giocatore, come si fga a gestire quel tipo di dominio?”.
Quel che Brewer però sottolinea è che il loro dominio non viene esercitato solo sotto il tabellone. “Il loro dominio – dice – parla della diversità. Il Freak greco Antetokounmpo è prolifico quanto Shaquille O’Neal in area, ma ci arriva in palleggio invece che in post. Jokic è una specie di playmaker da 128 chili che lavora in post basso, medio o alto. È allo stesso tempo nuovo e retrò. Sarebbe strano e deludente se le loro squadre non vincessero un altro anello. Ora ecco che arriva Wembanyama, una meraviglia senza ruolo di 2 metri e 21, il cui gioco è un patchwork della storia del basket. Se isoliamo ogni singolo aspetto del suo gioco, abbiamo già visto tutto. Ma mai un giocatore con la sua altezza aveva racchiuso tutte queste abilità in un unico pacchetto”.
E nessuno si permette più di dargli del freak.
Unicorno, ecco. Unicorno va meglio.