I pasticci che fanno a Napoli con l’allenatore

Ma insomma: che succede a Napoli? Intanto, a Napoli si divertono. Girano meme in cui Conte ha i riccioli di Maradona, altri nei quali firma un contratto con De Laurentiis. I primi sono con Conte Antonio, i secondi con Conte Giuseppe, l’ex capo del governo.

 

 

Monica Scozzafava sul Corriere della sera si domanda se le prossime due partite saranno sufficienti a Rudi Garcia per andare avanti senza la spada di Damocle del licenziamento. In teoria sì, ma a Castel Volturno ci sarà un uomo in più, a partire da oggi: Aurelio De Laurentiis. La domanda resta: perché Conte dopo l’ennesimo colloquio col Napoli (ed era successo anche l’estate scorsa) poi ha deciso di sfilarsi? Non è stata sicuramente una questione economica, il presidente del club aveva messo in conto l’esborso economico importante, piuttosto la convinzione del tecnico salentino che subentrare a stagione in corso non gli avrebbe dato garanzie sulla gestione della managerialità (totale) del club. I giocatori non sono un problema, non lo è il modulo. Conte riconosce alta qualità alla rosa del Napoli ma è abituato a lavorare in assoluta autonomia. La famiglia oggi rappresenta per lui una variabile importante, ma non determinante. È stato tentato, ma alla fine non si è convinto. E lo ha detto a De Laurentiis.

Andrea D’Amico su la Stampa ha scritto che De Laurentiis ora deve sbrigarsela da solo, oppure (ri)cominciare a dare uno sguardo in giro. Il riassunto dell’unica puntata precedente è tutto qua, anche un po’ misterioso, perché l’eco che arriva oltre la pareti della discrezione sussurra di un incontro tra Adl e Conte, finito cordialmente, senza darsi nessun altro appuntamento: mica per soldi o per schemi, ma perché a volte basta cogliere l’assenza della chimica, come sa Rudi Garcia

Non si è preso con il francese, non si sono presi con l’ex cittì. 

Alessandro Barbano, condirettore del Corriere dello Sport-Stadio allarga le braccia e dice che adesso davvero non resta che affidarsi al genio napoletano e alla sua capacità di aggiustare l’inaggiustabile, di raccogliere i cocci dal selciato e farne un’opera d’arte. I cocci sono un allenatore sfumato come un fantasma, un altro avvilito come un mulo preso a calci, una squadra insieme forte e smarrita, e una classifica bugiarda. Perché sia accaduto non ci interessa più. Perché tra Conte e Aurelio non sia scoccata la scintilla finale è un quesito che lasciamo ai dietrologi. Perché il presidente abbia mostrato quanto maldestra sia la sua spavalderia, delegittimando Garcia prima ancora di avere in tasca il sostituto, è un quesito che non stupisce chi conosca le debolezze umane. E quanto alcune di queste siano insormontabili. Adesso ci interessa solo il futuro”. 

Ma è un futuro nel quale c’è posto solo per il pessimismo, al massimo per il famoso ottimismo della volontà, dice Barbano. Stefano Agresti sulla Gazzetta pensa a Garcia e sottolinea che alla delegittimazione dello spogliatoio si è aggiunta un’altra – più grave – delegittimazione: quella di De Laurentiis. Il quale, nelle ore e nei giorni che hanno seguito la pesante sconfitta contro la Fiorentina, ha sottolineato di essere deluso da Garcia e ha fatto capire in modo abbastanza chiaro di avere l’intenzione di licenziarlo. Attenzione, però: sarebbe sbagliato pensare che le responsabilità dei guai del Napoli siano da addebitare a De Laurentiis. In realtà, a parte Kim, la squadra è la stessa che nella scorsa stagione ha conquistato lo scudetto entusiasmando. Il presidente non ha ceduto nessuno, resistendo a ogni tentazione; il difensore coreano ha scelto di andarsene sfruttando la clausola rescissoria. Era un uomo importante, è vero, ma tutte le prime classificate dello scorso campionato hanno perso calciatori preziosi: chi Lukaku e Brozovic, chi Tonali, chi Milinkovic-Savic. Perché il Napoli è crollato così? Garcia ha sicuramente grandi responsabilità Per tutti questi errori De Laurentiis ha il diritto di mettere in discussione il suo allenatore. Se lo fa pubblicamente e poi se lo tiene, però, rischia di procurare al Napoli più danni che benefici

Sempre sulla Gazzetta, Giancarlo Dotto parla stamattina di Garcia come un uomo solo. Ha scritto: Devi essere mentalmente una specie di Robocop foderato di amianto e forse non basta. Riuscire ad allenare una squadra, forse tua, chi sa se ancora tua, mentre ovunque è l’apoteosi dell’epitaffio virtuale, dal manifesto alla Totò del Vota Antonio a quello di Voglio la testa di Garcia, insieme a Mucchio selvaggio il più bel film di quel genio brutale di Sam Peckinpah. Hanno deciso che sei morto, anche se tu sei vivo, per convinzione e per contratto. Dall’aeroporto di Capodichino a Castel Volturno, la via crucis ieri del tecnico francese. Divenuto in poche ore l’Uomo Invisibile di una Panchina Fantasma. Finito nel Napoli del dopo Spalletti con la patente dell’usurpatore, nemmeno il più grande seduttore del calcio, Josè Mourinho, ne sarebbe uscito vivo.

 

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