2-3 A ripensarci. È finita come in una partita a biliardino al mare, con i piedi scalzi sulle tavole di legno sotto il lido, l’odore delle graffe, i cruciverba esposti in quei triangoli di ferro dell’edicola, Umberto Tozzi che canta qualcosa dal juke-box del festivalbar. Quando non c’erano i giochi con le app, il tempo d’estate passava così. Napoli-Realmadrì è finita con quello che all’epoca si chiamava un capa e cesso, probabilmente non si diceva a Jesolo, ma a Scauri e a Scalea senz’altro.
Il capa e cesso era quel tiro, in genere partito dalla stecca del centrocampo, che sbatteva contro i bordi della porta, rimbalzava dietro la testa del portiere e finiva dentro. Come Valverde con Meret. I più scaltri facevano in tempo a infilare la mano nel buco e recuperare la palla, avevi preso un gol ma perlomeno non ne avevi sprecata una. Napoli-Real Madrì è finita con un colpo che fa parlare di sfortuna chi lo patisce, solo che a pensarci bene un tiro così dà sempre un bacio sulla fronte ai più forti in campo. E per gran parte della partita, non c’è stato dubbio su chi fosse migliore.
Il Napoli si è battuto. Per larghi tratti alla pari, per alcuni scorci comandando, per questo stamattina Alessandro Bocci sul Corriere della sera scrive che “il Napoli perde la partita, ma non la faccia”, spiegando che “nella prima parte del secondo tempo, dopo il pareggio, mette alle corde gli spagnoli. Garcia aveva provato a smarcarsi da Spalletti ma sta tornando indietro. Illudersi contro il Madrid è pericoloso. Ancelotti, spaventato, deve ricorrere al maestro Modric per congelare la partita. Valverde, con il colpo del campione la risolve. I cinquantamila del Maradona applaudono convinti i loro campioni sfortunati. La crisi del Napoli è alle spalle”.
Sono interessanti le considerazioni di Fabio Licari sulla Gazzetta, quando dice che “Ancelotti ha vinto la sfida tattica con Garcia: il sorprendente 4-2-2-2 ha disorientato il centrocampo del Napoli, esponendo il Real a situazioni pericolose. In Champions chi rischia spesso ha la meglio e al Napoli si può rimproverare un atteggiamento difensivista poco comprensibile dopo il vantaggio di Ostigard. L’anno scorso non sarebbe successo, ma la strada verso il Napoli più bello sembra tracciata. Questo era un esame vero. C’è però qualche rimpianto che non può essere cancellato. Bene il carattere, alcuni momenti di gioco davvero spettacolari, un Kvara ritrovato, uno Zielinski ispiratissimo. Ora bisogna attrezzarsi per un’Europa che sperimenta, osa e stupisce”.
In effetti, Antonio Giordano sul Corriere dello Sport-Stadio dice che “così fa tremendamente male: e però, per gli esteti e i puristi del calcio, è stato egualmente bello. oltre la la malinconia d’un momento c’è un orizzonte nel quale Garcia può avventurarsi. Il Napoli lusinga la partita, soffre con dignità sulle sventagliate di Kroos, contiene con raddoppi disciplinati Vinicius jr e anche Rodrygo, ma cerca ritmo per spostare il Real, che sa di Ancelotti nella maturità della propria interpretazione. È un Napoli che ha padronanza di sé – anche dei limiti – ma ha un superbo Zielinski, un Olivera imponente e una forza d’urto”.
La cosa buffa e divertente è che biliardino parlano anche in Spagna. Julian Ruiz su El Mundo dice che questo ha fatto Ancelotti, ha “trasformato la squadra in giocatori di biliardino, senza ritmo, senza pressing, disposti all’errore, al miracolo o all’eterna fortuna del Real Madrid in Champions“. El Mundo considera Bellingham “un mr. Wolf come quello di Pulp Fiction. Ha regalato un gol a Vinicius e ne ha segnato un altro clamoroso. Poi ha abbassato la testa davanti all’arcaico sistema tattico di Ancelotti, una squadra strana, disarticolata, mal diretta“. Peraltro, a biliardino, il gol di Bellingham sarebbe stato illegale per via del passaggio della palla da un piede a un altro sulla stessa stecca. Tecnicamente: un tattà.
Il capa e cesso
Oh, se casomai volete saperne di più del capa e cesso. Il suo senso alla lettera è quello del “farsi male nello scontro con la realtà più sporca” come ha spiegato la scrittrice Raffaella R. Ferrè per Valigia Blu. Il capa e cesso per esempio si trova in Elena Ferrante e La vita bugiarda degli adulti, dove si fa “grande uso di imprecazioni – dice Ferrè – modi di dire, frasi fatte, dialetto”. Non che Elena Ferrante faccia riferimento al biliardino. Nei quattro romanzi del ciclo dell’Amica Geniale, non compaiono mai né la parola pallone né la parola sport. Ci sono più volte i verbi nuotare e correre, c’è una breve scena di tamburello.
“Facemmo anche gare lunghe con i tamburelli, e la palla volava per l’aria respinta dal colpo secco sulla pelle tesa, e Lila era brava, Nino pure. Ma più scattante di tutti, più preciso era Bruno. Lui e Pinuccia vinsero sempre, sia contro me e Lila, sia contro Lila e Nino, sia contro Nino e me. Vinsero perché intanto si era affermata una sorta di gentilezza programmatica di tutti nei confronti di Pina. Lei correva, si slanciava, ruzzolava nella sabbia dimenticandosi il suo stato, e allora finivamo per farla vincere, anche solo per calmarla”.
da Storia del nuovo cognome [Edizioni e/o, 2012]
Non c’è il biliardino, ma c’è Giovanna che per crescere fa ripetutamente capa e cesso. In quella riflessione di Raffaella R. Ferrè segnalata poco prima, c’è un altro passaggio interessante a proposito di un’altra frase scritta così da Elena Ferrante: “Quann’ si piccirill’, ogni cosa te pare grossa. Quando si gruoss, ogni cosa te pare niente”. Ferrè si domandava: “Ma perché da anni sembra che a Napoli si parli tutti solo per massime di vita, in distico elegiaco, traendo verità universali da qualsiasi cosa? Esempio: prendiamo la frase ‘A vita è tosta e nisciuno t’aiuta. Traduzione: “la vita è dura e nessuno ti aiuta”. Chi l’ha detta? a) Vittoria in La vita bugiarda etc.; b) La mamma di Lenuccia in L’amica Geniale; c) Immacolata Savastano in Gomorra; d) Un personaggio minore di Mina Settembre. Scelga, il lettore, quanto ritiene più plausibile prima di accorgersi che è lo smarrito Pasquale Lojacono in Questi fantasmi di Eduardo De Filippo, anno 1945, a riprova ulteriore che non ci si sta inventando niente di nuovo e che questa battuta starebbe bene a tutti i personaggi, quasi parlassero tutti la stessa lingua. Con il loro dire s’annullano confini, dualità, rivalità, tempo e paragoni”.
Sulla via della risposta esatta vi avrebbe messo la grafia, decisamente eduardiana, con la scrittura anche delle vocali finali che non si pronunciano e che Eduardo scriveva ugualmente, come in inglese. Ma questa – come dicono i bravi – è un’altra storia. Il punto è il concetto: Quanno si piccirillo, ogni cosa te pare grossa. Quando si gruosso, ogni cosa te pare niente. Questo Napoli che Garcia sta provando a capire e maneggiare, aspetta a sua volta di conoscersi.
L’INCANTEVOLE BELLINGHAM
Guglielmo Buccheri, la Stampa: “Bellingham si muove con eleganza, tocca il pallone in armonia e fa girare un Real bello, a tratti fin troppo leggero in difesa, a tratti devastante quando prende forma la manovra d’attacco”
Fabio Licari, la Gazzetta: “Nello stadio intitolato a Maradona si esalta il talento acerbo ma evidentissimo di Jude Bellingham, 20 anni compiuti a giugno, pagato 100 milioni più altri 30 di bonus, impiegato trequartista, in realtà libero di fare ciò che più gli piace. E sono quasi sempre giocate decisive”
Alessandro Barbano, Corriere dello Sport-Stadio: “Questo Napoli-Real è un romanzo di formazione Quanto al Real, è discreto in difesa, autorevole sulla mediana e pazzesco negli ultimi trenta metri. Con una squadra così Ancelotti potrebbe anche evitare di masticare il chewing-gum scaccia tensione e rilassarsi un po’ di più. Ma la sua gestione è impeccabile”.
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3 ottobre 2023
INTER-BENFICA
L’Inter ha dato l’impressione di una macchina in grado di mettere all’improvviso un’altra marcia. È successo nei primi 20 minuti del secondo tempo, quando è cambiato il ritmo e dopo il risultato.
Paolo Tomaselli sul Corriere della sera sottolinea come l’Inter del secondo tempo “alza la pressione e la qualità delle giocate e mette sotto Di Maria (deludente) e soci: spreca ancora l’impossibile, ma trova il gol che la proietta in testa al girone coi baschi. Ci pensa Thuram, con una girata precisa su assist di Dumfries lanciato in profondità da Barella: per il francese, a 26 anni, è appena il terzo gol in Champions, ma il deficit di esperienza è compensato da un’applicazione totale e da un talento che ha margini di crescita. Anche perché stavolta Lautaro è sotto incantesimo, centra prima la traversa, poi il palo, assiste impotente a un salvataggio disperato e poi sperimenta il talento di Trubin, il portiere ucraino che l’Inter voleva fortemente quest’estate”
Luigi Garlando sulla Gazzetta considera: “Meglio il Benfica nel primo tempo. Schmidt rinuncia al centravanti (Musa) e schiera di punta l’ala Neres, per togliere riferimenti ai difensori nerazzurri, ma anche per aumentare la capacità di palleggio del centrocampo. Neres, mobilissimo, aiuta anche il pressing che il Benfica porta sempre alto, con sei giocatori e i due terzini pronti ad accorciare su Dumfries e Dimarco”.
Antonio Barillà su la Stampa sottolinea “l’esperienza di Pavard, la velocità di Dumfries, la combinazione di fisicità e tecnica che esalta Thuram: ingredienti determinanti”.
GIUDIZI UNIVERSALI Gli attaccanti di Inzaghi
Andrea Sereni, Corriere della sera: “Lukaku chi? Prima il derby, ora la notte di Champions col Benfica. Freddo come ghiaccio nel tiro da tre punti, e poi rifinisce, inventa, pressa. San Siro trattiene il fiato quando si ferma, è ai suoi piedi. Indemoniato”.
Luigi Garlando, la Gazzetta: “Se sabato Lautaro buttava dentro ogni pallone che sfiorava, ieri si è accanito vanamente, come gli eroi delle fiabe, vittime di un incantesimo: una traversa, un palo, almeno tre paratone dell’ottimo Trubin, interista mancato. Sfortuna, ma anche esecuzioni imperfette. Se Thuram non avesse segnato, quei tiri a salve gli avrebbero pesato sulla coscienza”
I rumori della Champions
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RUMBLE I processi di Boateng
Il Corriere della sera rilancia la storia di Jerome Boateng che torna al Bayern malgrado tutto, dove tutto significa un terzo passaggio in tribunale per le accuse della sua compagna. I tedeschi ieri sera hanno vinto 2-1 sul campo del Copenhagen.
Mara Gergolet da Berlino scrive: “Può un giocatore sotto processo per violenza contro l’ex compagna tornare nella città e nella squadra che l’ha allontanato (ufficialmente, per motivi sportivi)? Un caso che ricorda quello di Manolo Portanova. Ebbene, la dirigenza del Bayern non ha battuto ciglio. Atteso in conferenza stampa, domenica, l’allenatore Thomas Tuchel ha risposto così sfoderando nozioni di giurisprudenza: «La presunzione di innocenza si applica quando un caso viene sospeso (la condanna di Boateng è sospesa, in attesa dell’esito del nuovo processo, ndr ). Per questo motivo noi, come squadra di calcio, abbiamo il diritto di prendere decisioni sul calcio». Non bastasse, è intervenuto anche il direttore sportivo Christoph Freund. Lui, invece, ha tirato in ballo la privacy: «Il nostro approccio è di fare ciò che è meglio per l’FC Bayern. La storia privata di Boateng non è un grosso problema per noi». Tanta scelta, a onor del vero, la società non ce l’ha: il mercato è chiuso per otto settimane, tocca pescare tra i calciatori a cartellino libero”.
Le cadute dell’Union Berlino
Die Welt si domanda: “Quanti colpi ancora potranno essere sopprtati?” a proposito della nuova serata amara dell’Union contro il Braga. “Nonostante il 2-0 sprecato e la rimonta subita fino al, 2-3, l’allenatore Urs Fischer non riesce a essere arrabbiato con la sua squadra, ma siamo alla sesta sconfitta consecutiva”.
AL MANCHESTER UNITED RESTA SOLO HOJLUND
C’è parecchia confusione intorno al Manchester United dopo la sconfitta in casa con il Galatasaray. Barney Ronay sul Guardian domanda: “A che punto siamo nell’infinito teatro di dolore del Manchester United? Una sconfitta in Champions League contro il Galatasaray all’Old Trafford è normale solo per un club dove l’unica energia è un’energia oscura. La cosa bella di toccare il fondo, e i film di Hollywood amano sottolinearlo, è che esiste solo una strada da percorrere. Ma c’è un’altra opzione. Hollywood: guarda il Manchester United. Troppo grande per fallire, come si dice, ma in qualche modo ci riesce sempre”.
E qui Ronay passa all’elogio dell’attaccante arrivato dall’Atalanta. “La parte migliore, forse l’unica veramente buona per lo United, è stata Rasmus Højlund. È facile sentirsi protettivi nei confronti di Højlund, il cui unico crimine è quello di essere un calciatore molto promettente, ingaggiato dal Manchester United durante l’era dell’agitazione. Ha giocato la sua sesta partita in 19 giorni perché è l’unico vero centravanti del club. Ha segnato due gol, il secondo meraviglioso. Ha una forma del corpo insolita, ha il torso lungo e le gambe potenti di un uomo tozzo e più basso. È entrato in modalità sprint, battendo i piedi sull’erba e spingendo via l’ultimo difensore. La vera bellezza è stata il passaggio dalla spinta massima di potenza a un momento di delicatezza, quando Højlund ha mantenuto la lucidità necessaria per abbassare i giri ed eseguire un delizioso piccolo tocco finale. Il gol individuale di un attaccante, segnato con ogni strumento di unl’orchestra. Da quel momento in avanti, il cielo è crollato”
Un’ultima cosa. Il colpo del Galatasaray rafforza il primo posto della Turchia in testa al ranking UEFA stagionale, davanti all’Olanda e al Belgio. È molto presto per pensare che la classifica abbia un volto indicativo. Ma è l’anno migliore per un colpaccio del genere. I primi due posti del ranking UEFA per nazioni daranno diritto a un posto in più nel girone della Champions XXL che parte l’anno prossimo.
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TITOLI
◇ La Gazzetta dello sport: “Paternità, evasione risse e favoritismi. Re Leone quanti guai”. L’ultimo scandalo coinvolge l’ex punta come presidente federale camerunese per una promozione “guidata” di un club ➔ Filippo Maria Ricci scrive: “Samuel Eto’o starebbe bene la famosa maglietta di Mario Balotelli con su scritto “Why always me?». Perché il presidente della federcalcio camerunese ha una spiccata tendenza a ficcarsi in guai assai variegati e più o meno gravi”.