O cieli azzurri, o dolci aure del volley. Gli Europei nella casa dell’Aida

    Il pubblico arrivò con tre-quattro ore d’anticipo. Qualcuno si portò del cibo da casa, per cenare sulle gradinate riarse e nell’ultima mezz’ora d’attesa [il cielo è tutto stelle in un azzurro levigato dalla luna] la folla iniziò a sventolare i fazzoletti, diffondendo per la vasta cerchia un brivido di candore. A volte un gruppo accende dei cerini, gli altri seguono l’esempio e in un momento su tutta la massa oscura della folla si punteggia un tremolin luminoso di migliaia di lucciole. Era agosto, 10 agosto 1913, e il pubblico dell’Arena di Verona stava inventando l’attuale clima da concerto negli stadi per l’Aida, la prima Aida mai vista in città. Per 100 e 10 anni ce n’è stata sempre almeno una in cartellone. Un atto d’amore, una specie di identificazione. Il pubblico presenta anche una curiosa varietà pittoresca: signore in abito scollato, signore in abito da passeggio, popolane sbuffanti di salute e di collane, signori in abito nero raccontava il Corriere della sera nella sua cronaca. 

Avevano impiegato un mese per allestire palco e scenografia all’Arena, inizialmente parve un abuso, un eccesso, se non proprio uno scandalo, la sovrintendenza si era messa di traverso negando il permesso. La musica in un anfiteatro romano, figuriamoci. 

Stanati i burocrati, i lavori filarono spediti, venendo qui si ha l’impressione che in questi giorni Verona abbia vissuto esclusivamente nell’attesa dell’avvenimento. È incredibile ciò che gli si è venuto formando attorno di preparazione e di importanza. Si sono istituiti speciali uffici per i forestieri, il Municipio ha emanato speciali ordini per la viabilità e la circolazione delle vetture e delle automobili, è stato sospeso per oggi il riposo festivo per alcune categorie di negozi. C’è l’Aida all’Arena, e in questo momento la vita di Verona è legata all’Aida e all’Arena , sempre il Corriere

La città tremò per il maltempo. All’ora dello spettacolo, nelle sere precedenti, veniva giù tanta acqua da mettere a rischio il lavoro dell’architetto Fagiuoli. Un giorno si sfogò in una grandinata rabbiosa che flagellò sfingi, obelischi, colonne e portali, che sgangherò lo scenario architettonico, che mise in rivoluzione tutte le tranquille divinità di legno e cartapesta dell’augusto palazzo dei Faraoni

La sera della prima fu sereno, anzi fu un tetto ingemmato di stelle.

Lo spettacolo è terminato a mezzanotte e tre quarti con nuovi fragorosi applausi: poiché il successo del pubblico non è mai mancato, pur non avendo raggiunto che raramente quella esplosione di acclamazioni che è la caratteristica dei grandi successi. Così così, ecco, perché lo spettacolo è interessante – scrisse il Corriere della sera – ma non è eccezionale che per l’ambiente in cui si svolge. Per il resto pare che si sia perfino cercato di renderlo eguale ai soliti, mentre era da credere e da aspettarsi anche una novità di figurazione e di presentazione.

Ci lavorarono 700 persone, 150 coristi, 20mila spettatori. Una serata memorabile, un pubblico sbalorditivo e cinquantamila lire di incasso

 

Stasera lo spettacolo all’Arena non finirà dopo la mezzanotte, questo è certo. Qui partono gli Europei femminili di pallavolo. Con le parole di Mario Nicoliello su Avvenire: Un campo di volley al posto della buca dell’orchestra, la schiacciatrice in luogo della soprano, l’opposto e il libero invece di tenori e contralti. La pallavolo scalza l’opera lirica dall’Arena di Verona per un Ferragosto a base di schiacciate, non di acuti. Non finirà tardi perché la Romania, avversaria dell’Italia, non si presenta come una minaccia. Non si qualifica per le Olimpiadi dal 1980, non va ai Mondiali dal 2002. La regressione di una scuola che nel 1956 giocava la finale e che nel 1989 tornava in semifinale agli Europei. Adelina Budai-Ungureanu è la sola giocatrice tra le convocate con un’esperienza nel nostro campionato, tra Cuneo, Busto Arsizio, Pinerolo. Le altre tredici della rosa sono tutte in patria. 

È la prima volta della pallavolo femminile all’Arena. Gli uomini c’erano stati il 23 maggio 1988, per un’amichevole tra i campioni olimpici di Mosca 1980 e quelli di Los Angeles 1984, Urss contro Usa, all’epoca più o meno una cosa come Musk vs Zuckerberg.  

Carlo Lisi sul Corriere dello Sport-Stadio scrive: Una delle domande più frequenti è: come risponderanno gli appassionati italiani a questa massiccia offerta di spettacolo di pallavolo. Nessuno dubita che avremo uno spettacolo di folla degno nei nostri palazzetti quando le maglie azzurre scenderanno in campo. Già da stasera a Verona si aspettano 8000-9000 persone sugli spalti dell’antico anfiteatro trasformato a tempo di record in palazzetto.   Monza e Firenze sono le altre due sedi di un torneo che ha sparso altri gironi tra Belgio, Estonia e Germania. 

 

    L’Italia difende il titolo ed è molto rinnovata. Sono rimaste fuori dalle convocate la regista Malinov, la libero Monica De Gennaro, la centrale Cristina Chirichella, la schiacciatrice Caterina Bosetti. Paola Egonu è stata recuperata dal ct Mazzanti, ma la vulgata di questa vigilia è che dovrà riconquistarsi il posto, perché finora al suo posto ha giocato Sylvia Nwakalor e perché al gruppo s’è aggiunta Ekaterina Antropova, baby fenomeno, assai attesa, ventenne, islandese di nascita, russa di famiglia, arrivata quindicenne in Italia perché sua madre voleva vederla crescere nell’eccellenza del volley mondiale. Ha preso la cittadinanza giovedì. Ma figuriamoci se Paola Egonu può essere davvero tenuta fuori. Casomai Mazzanti si sta domandando come farle giocare insieme, un esperimento fatto in un test non ufficiale qualche sera fa. Secondo Lisi una circostanza non impossibile in un gioco dove rispetto al passato si riceve con meno accuratezza, ma si schiaccia più in alto e più forte. Deborah Sartori per Sportface considera che non impiegare Egonu a tempo pieno sembra un vero azzardo. Se da una parte il ricambio generazionale è necessario, tutti questi cambiamenti ad un anno dalle Olimpiadi potrebbero rivelarsi eccessivi”. Paola Egonu peraltro ha 24 anni, non 30, nemmeno 28″.

 

  Emanuela Cozzari sul Foglio ha scritto delle conseguenze che potremmo scoprire per le molte esclusioni tra le veterane. Quella di Monica De Gennaro, il miglior libero del mondo dal 2014, decisamente la più rumorosa. La sua assenza all’Europeo che sta per partire non è chiaramente una scelta tecnica. Cosa ha portato giocatrice e allenatore alla rottura non è dato sapere, ma privarsi di De Gennaro è scelta precisa di Mazzanti. E l’ennesima frase sibillina del ct (in questi ultimi anni ne ha collezionate diverse) fa esplodere un’altra polemica: “Ho scelto Miriam Sylla e Anna Danesi come le persone a cui si doveva ispirare la mia squadra perché volevo darle una forma ben precisa e da lì ripartire. Avevo bisogno di ridefinire i miei argini”. Queste parole, che mettono sullo stesso piano l’ammirazione per la capitana azzurra e l’evidente confronto con chi, come De Gennaro, è stata fatta fuori, ha creato non pochi problemi a Miriam. 

Sylla dice al Foglio: «Da lì sono nate delle polemiche che mi hanno coinvolto, ma che non mi riguardano. Sono rimasta stupita e lusingata dalle parole di Davide ma nessuno può essere come me. Quella è stata una percezione dell’allenatore e le sue scelte riguardano solo lui. Io poi non penso di fare niente di speciale, sono me stessa. Il dispiacere per la compagna (De Gennaro, ndr) c’è ma la sua assenza non è responsabilità mia. Diciamo che questa ulteriore polemica non serviva e poteva essere gestita meglio».

Non ci sono posti in palio per le Olimpiadi. Contrariamente al solito, si può diventare campionesse d’Europa e star fuori dai Giochi di Parigi, per i quali ci si dovrà qualificare attraverso un altro torneo a settembre. Bah.  

 

Lo Zecchino [degli Europei di pallavolo] d’oro

▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔

    LO STELLIERE Davide Mazzanti

 ➣  Mazzanti, ha scommesso su un gruppo nuovo? 

«No, le scelte sono figlie di visioni, di come una squadra può arrivare a Parigi. Scelte figlie di un percorso di due anni, per arrivare all’Olimpiade». 

 ➣  Com’è il clima in questo gruppo? 

«La cosa più bella è che questa è una famiglia allargata, tutte le ragazze sono rimaste fino all’ultimo. Anche quelle che non ho portato. E’ un fattore nuovo, non l’avevo mai vissuto». 

 ➣  Come si fa a escludere una giocatrice? 

«Ho imparato nel tempo che non c’è un bel modo di dire una cosa brutta, il fatto di essere autentici con le persone è la cosa più importante».  

 ➣  È pronto per questo esordio all’Arena? 

«All’Arena ho assistito all’Aida, e pensare di essere noi a fornire lo spettacolo è incredibile. Inimmaginabile. Viviamo l’emozione dell’inizio. Finché non ho visto le immagini non avevo avuto la percezione dell’Arena e di quello che ci aspetta davvero. Per noi è un’opportunità unica. All’aperto, senza punti di riferimento. Sarà una cosa nuova per tutte. Sarà una marcia trionfale». 

 ➣  Tre centrali sono poche? 

«No, il quarto centrale anche a livello statistico si utilizza sempre meno. Se Mazzaro non avesse avuto il suo problema (di ordine fisico, ndc) magari sarebbe qui. Poi si è aperta la chance di aggiungere un’attaccante, l’ho vista come una opportunità». 

 ➣  Cosa si aspetta da Antropova? 

«Kate è una ragazza molto duttile, sa fare tante cose e l’abbiamo inserita dicendo: “Vediamo che cosa puoi fare”. E lei si è messa a lavorare sotto ogni aspetto. Può dire la sua da più posizioni. Soprattutto nei fondamentali da punto».  

 ➣   Lei e Egonu possono giocare insieme? 

«È una possibilità, ma non credo sarà la prima strada. Ci vuole tempo. L’abbiamo provato. Però l’Europeo non è il luogo degli esperimenti». 

intervista di giorgio burreddu, Corriere dello Sport-Stadio

 

    METTI LA CANOTTIERA Sylvia Nwakalor

 ➣  Sarà una sfida anche con Egonu? 

«Lei la vivo come una collega. Ci confrontiamo su quello che è il lavoro, la palestra, la tecnica. Per me Paola è uno stimolo a fare bene, a fare meglio. E questo anche vale con Kate». 

 ➣  Il ritorno di Paola che cosa può dare? 

«Esperienza e importanza. È un aiuto per la squadra, per questo gruppo». 

 ➣  Con lei vi sentite più forti? 

«La forza della squadra è il lavoro che fanno tutti. Lei è inserita e dà una mano. Ma ci sentiamo forti per via del gruppo». 

 ➣   Un gruppo che ha acquisito anche Kate Antropova. Che ne pensa? 

«È una con la testa giusta, motivata, determinata. Ama stare in palestra, le piace lavorare. Questo aiuta a tenere armonia. I rapporti sono buoni con tutti, anche con lei».

 ➣  A proposito di estate, lei deve anche studiare? 

«Scienze e tecnologie alimentari. Me ne mancano cinque: quello, microbiologia, ingegneria e agraria… Poi, poi… Cibo e arte. Sono iscritta a Scienze dell’alimentazione e Gastronomia. Vorrei darli tutti a settembre. Ma è impossibile». 

 ➣  Perché questa facoltà? 

«Mi piace mangiare. E mi piace tutto quello che riguarda il cibo. In ottica futura mi piacerebbe trasferire queste conoscenze in ambito sportivo. Se cucino? Inizialmente mi piaceva solo cibarmi, mangiare. Cucino, sì. Il mio cavallo di battaglia è pasta zucchine e gamberetti. Amo la cucina romana: gricia, carbonara, cacio e pepe…». 

intervista di giorgio burreddu, Corriere dello Sport-Stadio

 

    BALALAIKA MAGICA Ekaterina Antropova

Il sogno di diventare un’étoile nella sua San Pietroburgo ha dovuto fare presto i conti con i centimetri (202, oggi). Meglio la pallavolo, dove l’altezza fa molto più comodo. E, per diventare una campionessa, meglio l’Italia e i suoi settori giovanili. Ieri Ekaterina Antropova, Kate per tutti, ha giurato sulla Costituzione, è diventata ufficialmente italiana e a Ferragosto esordirà in azzurro all’Europeo all’Arena di Verona (curioso il destino per un’ex ballerina). Ha compiuto 20 anni a marzo e nei cinque trascorsi tra Calabria, Sassuolo e Scandicci è diventata un opposto formidabile. L’alter-ego di Paola Egonu, secondo tanti, ma il c.t Davide Mazzanti sogna di riuscire a farle convivere in campo, affidandole qualche compito in ricezione e facendola giocare schiacciatrice.

 ➣  Lei è d’accordo?

«Certo. Ho sognato a lungo questa maglia e ora sarei disposta a giocare anche libero o palleggiatrice, se fosse necessario».

 ➣  È già così legata all’azzurro?

«L’Italia ha contribuito alla mia crescita: mi ha formato come giocatrice e come donna. Se nelle due stagioni a Scandicci sono arrivata a vincere la Challenge Cup e la Cev Cup è anche grazie al supporto di tutte le persone che in questi anni mi hanno sostenuto e hanno investito e creduto in me. Porterò con orgoglio questa maglia e lo farò anche per tutti loro».

 ➣  Ha rischiato di non farcela per l’Europeo: il passaporto è arrivato in extremis. Come ha vissuto questa attesa?

«Non posso negare che non mi abbia un po’ condizionato, ma ho sempre cercato di concentrarmi solo sul lavoro. Entravo in palestra e davo sempre il massimo perché ero consapevole di far parte di un gruppo importante. Voglio dimostrare chi sono e dare il mio contributo alla Nazionale».

 ➣  La scelta di lasciare la Russia a 15 anni per trasferirsi in Italia. Cosa rappresentano questi due Paesi?

«La Russia è dove ho vissuto la mia infanzia e l’adolescenza (è nata in Islanda, prima di trasferirsi a San Pietroburgo a meno di un anno, ndr). È parte di me e lo sarà sempre. L’Italia è dove sono diventata una giocatrice di pallavolo e una donna».

 ➣  Quanto è stato complicato l’ultimo anno e mezzo con la guerra tra Russia e Ucraina?

«È un periodo molto difficile. I miei nonni paterni, per esempio, vivono ancora in Ucraina e chiaramente c’è sempre un po’ di apprensione (ma le sue risposte si fanno telegrafiche, non ha voglia di parlarne, ndr)».

intervista di pierfrancesco catucci, Corriere della sera

    CIRIBIRICOCCOLA Alessia Orro

 ➣  Si parte a Verona. C’è mai stata all’Arena?

 «Non ho mai giocato qui. L’ho vista solo da fuori, da turista. C’è il rispetto della prima volta. Sono sicura che sarà una grande emozione».

 ➣  Come se la immagina? 

«Sarà difficile giocare all’aperto, soprattutto per una palleggiatrice non è facile. Si perdono dei punti di riferimento. Non hai il soffitto, ma vedi le stelle. Sono curiosa». 

 ➣  Il gioco passerà ancora una volta dalle sue mani. 

«Da piccola facevo l’attaccante, ma quando ho cambiato ruolo ho capito quanto sia fondamentale il mio lavoro per la squadra. Ma la vivo con una pressione buona e non la vivo con ansia, come a dire: oddio, è un ruolo difficile. Anzi, penso: che bello, no?».

 ➣  La Nazionale avrà tante frecce nel proprio arco: da Egonu ad Antropova, da Pietrini a Nwakalor a Sylla, molte compagne a cui alzare il pallone. Avrà un bel da fare 

«Questo sicuramente. Sarà un grande lavoro, ma le giocatrici che ho me lo renderanno semplice. Dovrò essere brava a gestire tutto, nei momenti giusti, senza perdere il filo della partita. E devo osservare e conoscere le compagne con cui gioco da un mese e mezzo. Partita dopo partita andrà sempre meglio».

intervista di sergio arcobelli, il Messaggero

 

    NOI NOI NOI  Gli allenatori italiani

Otto panchine su ventiquattro sono occupate da allenatori italiani. Il campione del mondo in carica è Daniele Santarelli, passato però dalla Serbia alla Turchia conservando il posto a Conegliano. Stefano Lavarini guida la Polonia e ha richiamato Asia Wolosz, proprio la regista del club veneto. Giovanni Guidetti si è scambiato il posto con Santarelli e dopo 22 trofei con il Vakifbank, dopo essere stato coach di Bulgaria, Germania, Olanda, Turchia, ha promesso nuova gloria a Belgrado. Marco Bonitta è il ct dell’unico oro mondiale nella storia azzurra [2002] e ora sta in Slovenia, alle soglie dei sessanta. Lorenzo Micelli è stato a lungo il suo vice e fa la sua strada da solo in Bulgaria. Alessandro Chiappini allena l’Ungheria e Alessandro Orefice l’Estonia, il più giovane del gruppo, 38 anni, bolognese, una carriera tutta all’estero. 

 

in tv oggi ore 20 Rai 3 e Sky: Italia-Romania

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.