L’età del Maxismo

 

Anche a Spa-Francorchamps è finita con Max Verstapen primo. Ha rimontato in pochi giri la partenza dalla terza fila, con Charles Leclerc in pole position, e ha gestio. Doppietta Red Bull con Sergio Pérez secondo e podio per la Ferrari, che si è difesa dagli attacchi di Lewis Hamilton. Carlos Sainz si è toccato subito con la McLaren di Oscar Piastri al tornantino della Source. L’australiano è andato ko, lo spagnolo è stato a lungo in fondo al gruppo con danni a una fiancata, prima di ritirarsi.

 

SETTE CILINDRI | La Ferrari funziona di più nei week-end con la sprint race

 

di roberto liberale

 

ARTEFICI  In testa per il 78 percento dei giri. Più di Jim Clark

L’era Maxista è inarrestabile e propone numeri mai visti in Formula Uno. 45 vittorie, il 26% delle gare disputate, quinto pilota nella storia per GP. Con i suoi 25 anni e 10 mesi di età, Verstappen è il più giovane tra i cinque che hanno raggiunto questo traguardo. Il giorno della vittoria numero 45, Vettel aveva poco meno di 30 anni, Hamilton 31 e mezzo, Michael Schumacher 32 e Prost 38. Max era già il pilota più giovane ad aver mai vinto un Gran Premio, all’età di 18 anni, 7 mesi e 15 giorni. A Spa è arrivato a otto vittorie consecutive, già in Olanda potrebbe pareggiare il record assoluto di Vettel. In questa stagione è stato in testa per 567 giri su 724, il 78% del totale. Il record dei giri al comando in una stagione intera appartiene a Jim Clark, che nel 1963 restò in testa per il 71,5%. 

Ormai, per dare un po’ di brio alle sue gare, prima ha provato a perdere il controllo della Red Bull sulla salita di Eau-Rouge Raidillon poi, come già al sabato, ha iniziato a battibeccare con il suo ingegnere di pista Gianpiero Lambiase. La Red Bull si chiama Verstappen, e ormai resta solo la curiosità di capire se Pérez, che all’inizio della stagione affermò apertamente di puntare al mondiale, resisterà o meno nella scuderia di Chris Horner. 

È abbastanza difficile immaginare un pilota che accetti tranquillamente di prenderne il posto, visto che Checo, nei 3 anni con Max, è stato battuto 41 volte su 46. Non solo, ma ha subito un distacco medio di mezzo secondo al giro. E sul giro più veloce in gara, becca sistematicamente quasi un secondo, fino al secondo e mezzo degli ultimi due GP. In Belgio, Checo ha comunque portato a casa un secondo posto che consolida la sua seconda posizione in classifica. La 27esima doppietta Red Bull è il miglior viatico per una serena vacanza di Chris Horner e tutto il suo team. Difficile che dalle parti di Milton Keynes abbassino la guardia. Al rientro si correrà a Zandvoort, a casa di Max. Tra quattro settimane la cosa più importante sarà prestare più attenzione ai trofei di Verstappen. Stavolta è toccato ai meccanici distruggere, durante i festeggiamenti finali, quello vinto a Spa. Magari è solo una strategia motivazionale di Chris Horner per costringere Verstappen a vincerne ancora.

 

DISCUSSIONI I misteri delle altalene in Ferrari

Non si fa in tempo a restare sconcertati per gli errori della Ferrari in Ungheria, che a distanza di una settimana la scuderia di Maranello piazza una pole position (per amor di precisione, secondo tempo di qualifica, poi diventato pole per la retrocessione di 5 posizioni di Verstappen) e un podio. E allora lo sconcerto aumenta. Anche perché il circuito di Budapest era stato indicato, da chi ne capisce, come un circuito favorevole alla Ferrari, mentre quello di Spa molto meno. Qualcuno ha rilevato che le migliori prestazioni di Leclerc sono arrivate in concomitanza con i weekend in cui era prevista anche una gara sprint (gli altri due podi erano arrivati a Baku e in Austria), anche se la relazione tra le due cose non è chiara e potrebbe trattarsi di una semplice coincidenza. Cosa sposti in positivo o in negativo le prestazioni della Ferrari è comunque ignoto, almeno per chi osserva dall’esterno. Sperando per i tifosi ferraristi che almeno dall’interno della scuderia abbiano una maggiore comprensione dei motivi, anche se le dichiarazioni di Vasseur in conferenza stampa non sono molto incoraggianti: «Ora dobbiamo capire perché siamo più a nostro agio su alcune piste rispetto ad altre». 

In Belgio hanno forse influito le condizioni atmosferiche, che hanno messo maggiormente in crisi alcuni avversari della Rossa mentre, viste le basse temperature, è stata possibile una migliore gestione del degrado delle gomme da parte di Leclerc. Poi gli errori individuali, al netto dello scontro di Sainz con Piastri, sono stati limitati al minimo. La cosa più giusta, visti i risultati stagionali, la dice Vasseur quando invita alla calma chiedendo di non trarre conclusioni definitive. Probabilmente lui stesso è rimasto sorpreso dal podio di Leclerc. L’unica certezza è che il risultato di Spa permette alla Ferrari di vivere la sosta con un umore positivo. Che di questi tempi è già un bel risultato.

 

TRACCE La giornata ni della McLaren

Giusto il tempo di confermare la McLaren come seconda forza dietro la Red Bull, che la scuderia di Woking vive una giornata no. Beh, in realtà si tratta di una giornata ni, perché nella sprint del sabato Oscar Piastri ha conquistato il suo primo podio in Formula Uno e nelle qualifiche del venerdì le due monoposto di Zak Brown non si sono comportate male. La domenica invece la McLaren ha perso subito il giovane Piastri, coinvolto in uno scontro con Sainz, giudicato come incidente di gara, parso per gran parte di responsabilità di Carlos. Ha stretto il giovane australiano non lasciandogli alcuna possibilità di scampo. Complice un assetto della monoposto eccessivamente carico, Norris ha fatto una fatica immane a mantenere il ritmo delle altre macchine, arrivando a perdere 11 posizioni in 5 giri. Poi la lenta risalita, favorita da una seconda entrata ai box al giro 17 per montare delle gomme morbide, molto più adatte alla temperatura bassa della pista e al tipo di assetto scelto dagli ingegneri. La rimonta porterà Norris fino al settimo posto finale, aiutando la McLaren a limitare i danni, nonostante la giornata non proprio positiva. Alla fine, grazie anche ai punti della sprint race, la scuderia inglese mette insieme 16 punti, otto in meno di Ferrari e Mercedes, ma comunque quattro in più della degente del momento, ovvero la Aston Martin.

 

SCENARI L’eclissi della Aston Martin

Dove sia finita la Aston Martin di inizio stagione è un mistero non facilmente spiegabile. Ormai il suo vantaggio sulla Ferrari si è ridotto a soli 5 punti, con la scuderia di Maranello che sembra ora avere l’inerzia positiva per operare il sorpasso per il terzo posto già a Zandvoort, cosa inimmaginabile fino a un mese fa. Non è che nel frattempo la Ferrari stia facendo chissà quali sfracelli, anzi. La felicità di Fernando Alonso per il quinto posto di Spa è indicativo di quanto siano in crisi dalle parti di Silverstone. Fino a un mese fa sarebbe stata giudicata una posizione deludente, invece Fernando la definisce addirittura come un bel regalo per il suo 42esimo compleanno, complimentandosi per la monoposto ricevuta in dote in Belgio. In confronto alle ultime uscite, i 12 punti di Spa sembrano effettivamente grasso che cola, ma che ci sia ancora qualche problema è evidente. Due scuderie, quelle in lotta per il terzo posto, che alternano poche giornate buone a molti weekend sottotono. Tanto che la McLaren ha recuperato 53 punti in tre gare nella corsa al gradino più basso della classifica costruttori. La Mercedes sembra fuori portata.

 

MAMMUT Il giro più veloce di Hamilton

Toto Wolff si lamenta spesso. Lo fa col sorriso sulle labbra, anche se tutti i torti non ha. Nel 2023 non ha ancora raggiunto il grande risultato, negli ultimi 35 Gran Premi ha vinto una sola volta. Dopo le grandi abbuffate del passato, non deve essere facile accettare la condizione di comprimario, specialmente quando a vincere è sempre il suo “nemico” Chris Horner. Bisogna però riconoscere al team Mercedes la grandissima capacità di fare buon viso a cattivo gioco, insieme alla capacità di riconoscere i propri limiti e di saper accettare tutto ciò che di buono arriva. Una capacità condivisa da tutti, a cominciare da Hamilton, che dopo il mondiale del 2021 perso all’ultimo giro, poteva avere delle reazioni totalmente diverse. Un Hamilton che ogni volta si rimette alla guida della sua Mercedes con grande umiltà. A Brackley sanno che la tradizione e l’albo d’oro non scendono in pista. Piuttosto serve gente motivata e pronta a sacrificarsi, anche se hai vinto otto mondiali consecutivi. Nel frattempo, nonostante i saltellamenti che sono tornati a distanza di un anno, nonostante la frustrazione di Hamilton che ha fallito per due volte l’undercut su Leclerc, costringendolo al quarto posto finale, nonostante un modesto sesto posto di Russell, la Mercedes è saldamente seconda in classifica costruttori con un vantaggio che è diventato di 51 punti sulla Aston Martin. Con lo sfizio finale di Lewis Hamilton, che all’ultimo giro è riuscito a strappare il giro più veloce e relativo punto a Max Verstappen. Magra consolazione per Lewis, però tra cannibali è più facile capire quanto anche un solo punto tolto può dar fastidio.

 

ZIZZANIE  La piazza pulita in Alpine

L’Alpine ha iniziato il weekend del GP del Belgio con l’annuncio del licenziamento di tutta la catena di comando, formata da Szafnauer, Permane e Fry, a partire dal GP d’Olanda. A portare a questa decisione, solo apparentemente improvvisa, ci sono stati certamente i risultati sportivi non positivi, se rapportati alle aspettative e alle ambizioni della scuderia francese. Ma della ruggine c’era da tempo. Pensare che abbiano pesato anche le ultime prestazioni positive in McLaren di Oscar Piastri, che la Alpine aveva prima allevato con cura, facendoselo sfuggire per non averlo adeguatamente bloccato con un contratto valido, non è così lontano dalla realtà. Il sogno della nazionale francese di Formula Uno, con due piloti transalpini, Gasly e Ocon, alla guida della macchina “blues”, si è presto infranto contro la realtà dei risultati in pista. 

Prima di Spa, l’Alpine era sesta in classifica costruttori con appena 47 punti, con i due piloti che galleggiavano tra decimo e il 12esimo posto. Il miglior piazzamento c’era stato a Monaco, con Ocon sul podio e la speranza che qualcosa stesse cambiando in positivo. Nel 2022 l’Alpine terminò quarta a fine campionato e allo stesso punto della stagione aveva messo insieme già 81 punti. Quindi un regresso evidente, che ha convinto la proprietà francese a cambiare. In Belgio, con Szafnauer ancora sul muretto, è paradossalmente arrivato il secondo podio di stagione, pur se solo nella gara Sprint, con Pierre Gasly. In effetti, il Gran Premio del Belgio ha poi mostrato ancora tutti i limiti della vettura francese, che resta arenata in una posizione di classifica molto al di sotto delle aspettative di inizio stagione, con un ritardo di 46 punti dalla McLaren che fu la grande rivale, poi battuta, della scorsa stagione.

 

ORIZZONTI  Il fallimento della politica dell’equilibrio

Dopo che i primi dieci posti nella classifica del GP di Ungheria erano stati occupati integralmente dai piloti delle prime cinque scuderie in classifica mondiale, nelle qualifiche del GP del Belgio si è verificata l’identica situazione. Al netto dell’Alpine, che è riuscita tra il sabato e la domenica a mettere insieme 10 punti, le altre quattro scuderie boccheggiano in cerca di punti. L’unica tra le ultime quattro a rompere il digiuno, è stata la Alpha Tauri con il misero punticino di Tsunoda. 

Alla pausa estiva si arriva con la certezza matematica che 4 scuderie e 9 piloti non avranno nessuna possibilità di diventare campioni del mondo 2023. Scritta così sembra una battuta, visto che quest’anno neanche altri 10 piloti e altre 5 scuderie ci riusciranno. Ma almeno l’aritmetica per loro non è ancora una sentenza. Dopo un breve periodo in cui la distanza tra le scuderie sembrava accorciarsi, si è tornati ad una Formula Uno spaccata in due tronconi, anzi in tre. Gli obiettivi inziali di Liberty Media sembravano diversi e, se è vero che quest’anno sarà difficilissimo vedere vincitori diversi da Verstappen e dalla Red Bull, sarebbe stato almeno auspicabile assistere ad una minima rotazione delle scuderie a punti. Il budget cap doveva servire a questo, ma a quanto pare si tratta di un obiettivo irraggiungibile. Specialmente se le scuderie trovate non in regola – quest’anno ce ne dovrebbero essere tre – saranno punite con una multina non penalizzante in termini di risultati sportivi. Con il precedente dello scorso anno in la Red Bull, è improbabile che in caso di sforamento acclarato del tetto di spesa, si passi a delle pene realmente afflittive per i team. Rischiando che tutto ciò diventi poi un buon motivo per provarci ancora in futuro. Quello che in tanti temevano dopo la non-punizione della Red Bull nel 2022.

 

   PUZZLE Che cosa si dice in giro

◇  Daniele Sparisci, Corriere della sera: Max ha ridicolizzato Perez e la penalità (partiva sesto), come in quelle partitelle al parco dove a un certo punto si mischiano le squadre, ma il fenomeno continua a segnare. Otto vittorie di fila, dieci in 12 Gp, stavolta gli hanno impedito di prendersi il punto del giro veloce

◇  Stefano Mancini, la Stampa: Chi è in grado di recuperare un distacco che quando va bene è di un secondo al giro? Probabilmente nessuno. I grandi cicli terminano con un cambio di regolamento: il prossimo è nel 2026. La rincorsa è appena cominciata.

◇  Umberto Zapelloni, Il Giornale: L’unico avversario di Max Verstappen ormai è il suo ingegnere. Gianpiero Lambiase, l’italiano nato a Londra che lo dirige dai box, ha cercato di riprenderlo un paio di volte, fino ad arrivare a dirgli di «guidare con la testa» e non sforzare troppo le gomme. Il botta e risposta tra Max e il suo ingegnere ha spezzato la noia.

◇  Giorgio Burreddu, Corriere dello Sport-Stadio: Il brutto con Max Verstappen è che ha reso tutto una routine.

◇  Gianluca Gasparini, la Gazzetta dello sport: George Russell è giovane, corre in F.1 da sole 5 stagioni e non è un tecnico o progettista navigato. Ma l’occhio non gli manca. Alla fine del GP del Bahrein, prima gara del Mondiale andata in scena nel marzo scorso, è sceso dalla sua Mercedes e ha pronunciato una frase lapidaria: «Mi aspetto che le Red Bull vincano tutte le gare di questo 2023, non vedo chi possa sfidarli». Ha fatto un po’ di rumore, lì per lì. Tutti l’hanno guardato con l’aria di un mezzo rimprovero, come si fa con certi bambini che senza filtri tirano fuori verità scomode o imbarazzanti”

 ◇  Giorgio Pasini, Tuttosport: La Pasqua Rossa arriva in piena estate, più in ritardo del Capodanno cinese e senza fuochi d’artificio ma, come si dice, meglio tardi che mai.

 ◇  Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: A Spa abbiamo avuto una macchina capace di vincere tra i perdenti. Resta da capire se si tratta dell’ennesima oscillazione o di un progresso autentico, da confermare al rientro, in Olanda a fine mese e magari a Monza, dove toccherà gratificare almeno un poco una tifoserie strapazzata da troppi eventi negativi. Anche perché la squadra che per prima saprà assestarsi in alto, invece di offrire luci ed ombre in alternanza, avrà la possibilità di conquistare un gran numero di punti. Riposeranno i piloti, meno gli altri, a cominciare da Fred Vasseur, il cui tocco ancora non compare, così come Enrico Cardile, inavvicinabile direttore tecnico Ferrari, che dovrà scovare qualche altra risorsa nascosta tra le ali e il fondo di questa Ferrari, descritta troppo spesso come una ragazza inespressa

 ◇  Leo Turrini, Il Resto del Carlino: Ieri sulle Ardenne abbiamo visto la Rossa migliore del campionato. Lontana dai Bibitari, per carità. Ma sulla pista più bella e più dura Carletto Leclerc si è preso un podio per niente dovuto alle circostanze. Il passo gara era buono. Azzeccata la strategia, felici i cambi gomma. Soprattutto, la Rossa è stata tranquillamente davanti alla Mercedes, che le ha tentate tutte pur di strappare il terzo posto al monegasco, e alla Aston Martin, per tacere della McLaren. Sia chiaro: questo è il minimo sindacale e Fred Vasseur di sicuro ne è ben conscio. Era e rimane inaccettabile vedere una Rossa confinata tra la settima e la decima posizione. Perdere fa parte delle cose della vita. Incassare umiliazioni anche no, grazie

 ◇  Massimo Calandri, Repubblica: Frédéric Vasseur ha cominciato a disegnare la Ferrari che davvero sarà più veloce di tutte, ma non arriverà prima del 2025

 ◇  Mauro Coppini, Corriere dello Sport-Stadio: Al di là dei cambiamenti climatici, è da molto tempo che la pioggia la fa da padrona, specie nelle regioni del nord Europa. Un evento che non fa che scompigliare quei regolamenti che pure sembrano in grado di tenere al guinzaglio l’universo intero. Ed è curioso che il produttore degli pneumatici che “calzano” le monoposto di Formula 1 non ritenga opportuno spingere su soluzioni che vadano al di là delle semplici gomme da bagnato, il cui risultato si scontra con tecnologie che per pesi e per configurazioni aerodinamiche sempre più sofisticate, ne annullano gli effetti. E se per un pedone quando piove basta alzare il bavero e aprire l’ombrello, per la Formula 1 la paura fa novanta.

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