Pogacar e Sinner, il senso di un dominio

La più grossa distanza presente oggi nella classifica ATP separa il numero #2 dal numero #3: 6.355 punti. L’assenza di Carlos Alcaraz dalla scena ha reso sensibile anche il distacco tra il numero #1 e il numero #2: adesso sono 1.740 punti. Ma il dato a questo punto più anomalo sono i 905 punti di distacco che esistono fra il #3 e il #4. Al solco ormai acclarato presente fra i primi-due e il resto del mondo, le due isole nel mare del tennis, si sta aggiungendo un terzo atollo, Sascha Zverev, molto lontano dalla vista di tutti gli altri, da Novak Djokovic in giù. Una dichiarazione di status.

Ebbene, questo nuovo Zverev così eccellente rispetto al magma, ha finito per perdere contro il numero #1 la nona partita consecutiva, e l’ha persa in 57 minuti, mettendo insieme tre game, con una frustrazione evidente nei gesti, nel corpo e nei colpi tirati a casaccio. Senza nulla a pretendere. Sulla superficie dove si lascia – si lasciava – preferire. Sintesi: un uomo solo è al comando della corsa, i suoi capelli sono rossi e il suo nome è Sinner.

L’eco di Coppi è cucita perfino meglio addosso a Tadej Pogacar, che a questo punto pedala alle soglie dell’inspiegabile. È andato per la prima volta al Giro di Romandia per vincere una corsa mai addentata. Ovviamente l’ha vinta. Ma l’ha fatta in una maniera perfino più feroce della ferocia che gli viene attribuita. Doveva essere così che correva Merckx, chi lo sa, andrebbe riletto con attenzione Il Figlio del tuono dell’immenso Claudio Gregori. 

 

 

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