
La prima maglia rosa è di un francese, si chiama Paul, e non è Seixas. Non ancora. Verrà pure quel giorno. Il ciclismo è soprattutto pazienza. La prima maglia rosa si chiama Paul Magnier, professione velocista. Avendo il nome Quick-Step stampato sulla maglia, molti lo hanno battezzato erede di Tom Boonen. Ma è come sentirsi eredi di Picasso perché hai comprato un pennello nello stesso negozio. Gli eredi si misurano solo quando si esce dalla stanza dei notai.
Magnier ha vinto 25 corse nel 2025, ma sei del World Tour, la più importante è stata forse un GP de Fourmies. Ha corso finora solo tre Classiche e non si è mai piazzato fra i primi-30. Boonen lasciamolo stare.
La rivista Rouleur scrive che “la Soudal Quick-Step ha un talento innato per scovare talenti dello sprint e farli diventare i migliori al mondo. Tom Boonen, Marcel Kittel, Mark Cavendish, Fabio Jakobsen, Elia Viviani e Sam Bennett sono tutti passati per la scuola Quick-Step e si sono diplomati come campioni del mondo. Nel momento in cui l’hanno lasciata (Boonen non l’ha mai fatto), le loro carriere ne hanno risentito. Alcuni, come Kittel, Bennett e Jakobsen, non si sono mai ripresi. Se vuoi diventare l’uomo più veloce del mondo su due ruote, firmi per la Quick-Step e ci resti”. Infatti hanno Tim Merlier, uno dei più veloci in assoluto, forse il numero uno oggi delle volate.
Nel finale delirante della prima tappa del Giro, Magnier ha avuto il merito di aver preso davanti il chilometro finale. Così quando ai 500-600 metri i tre quarti dei partecipanti si sono intruppati perché il norvegese Bikra è andato giù per terra, avendo infilato la ruota nel piedino di una delle transenne, Magnier e un altro pugno di sopravvissuti hanno fatto la volata.

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