
Due erano le certezze nel campo dei dolori. Il tallone d’Achille e il gomito del tennista. I grandi nemici sono diventati il tendine d’Achille e per i tennisti il polso. È l’infortunio più temuto ed esistenziale per chi impugna la racchetta. L’evoluzione del gioco ha prodotto anche una mutazione dell’incubo più diffuso. Il tennis moderno si basa su una violenza d’impatto, una velocità e un topspin esasperate. La potenza di un colpo parte dalla caviglia, sale lungo le gambe, attraversa le anche e si scarica sul braccio. Il braccio funziona come una frusta e il polso è il colpo finale. Subisce un carico biomeccanico devastante. I giocatori si lamentano di palline sempre meno vive e più pesanti. Questo li costringe a colpire ancora più forte, aumentando i traumi a braccio e polso.
Matthew Futterman, su The Athletic, spiega che a differenza di ginocchia o spalle, dove i tennisti possono potenziare i muscoli circostanti per assorbire gli urti, il polso è un’intelaiatura delicata di otto ossa, tre articolazioni principali, legamenti e tendini, senza praticamente protezione muscolare. Le zone d’infortunio più comuni sono il complesso fibrocartilagineo triangolare, sul lato del mignolo, e il tendine per l’estensore ulnare del carpo, quello che corre dall’avambraccio al mignolo e dà stabilità.
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