La danza di Ballerini sotto la pioggia


Se tutte le strade portano a Roma, anche per arrivare a Napoli ce ne sono di diverse. Scendendo da nord, come nel 2022, si taglia in due la cartolina turbolenta dei Campi Flegrei, da Baia a Bacoli, da Pozzuoli a Bagnoli, quell’anno il Giro si inventò la scalata di Capo Posillipo da Coroglio, e il gruppo arrivò su via Caracciolo dalla parte opposta a quella solita. La parte solita fu quella imboccata venendo da sud, con un tiro intorno al Vesuvio, attraversando l’agro-sarnese e rientrando in città da Torre, Castellammare, fino alla volata sullo stesso lungomare, verso Mergellina.

Il percorso di ieri si è inventato una cosa nuova. Bene. Le novità sono sempre auspicabili. Solo che non c’era la cartolina, non c’erano strade larghe e alla fine non si capisce cos’è che il Giro cercava quando ha scelto di attraversare una serie di comuni appiccicati l’uno all’altro senza soluzione di continuità, con budelli stretti e strade rattoppate da cerotti di asfalto ancora fino a 20 km dall’arrivo, per poi imboccare un mostro sopraelevato di cemento e prendere contromano la strada del Porto. A un certo punto, a una rotonda di Marigliano, c’è stato pure un tipo che ha provato a buttar giù i corridori, vai a capire perché. 

 

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