
L’eccellenza della partita è Kendrick Nunn, il giocatore che più di tutti può trasformare una serata tesa e obbligata in una partita davvero da Panathinaikos. Non solo per il talento puro, ma perché dentro una squadra che per tutta la stagione ha faticato a tenere una forma stabile, il suo peso resta quello del giocatore che cambia il tono della gara più rapidamente degli altri. E questa è una partita che il Panathinaikos deve saper indirizzare subito: arriva all’ultimo turno di stagione regolare con un record di 21-16, appaiato al settimo posto, e sa già che con una vittoria contro l’Anadolu Efes, già eliminato, può chiudere sesto o settimo, mentre con una sconfitta può scivolare fino all’ottavo o nono posto.
Il Panathinaikos si è complicato il finale perdendo contro il Valencia nell’ultimo turno di Eurolega, 102-84, appena due giorni dopo una vittoria molto netta sul campo del Barcellona, 93-79, che sembrava aver restituito fiducia e slancio. In quella partita in Catalogna il Panathinaikos aveva dato una delle sue versioni migliori: sei giocatori in doppia cifra, vantaggio di 31 punti già alla fine del terzo quarto, 68% da due, 55% da tre e 12 rimbalzi in più rispetto agli avversari. Proprio il rimbalzo resta uno dei punti sensibili, quasi una necessità, per una squadra che ha avuto problemi continui vicino a canestro. Mathias Lessort è ancora lontano dalla sua forma migliore, mentre Kenneth Faried non ha più da tempo la spinta dei giorni migliori: per questo il ruolo di centro resta il punto più fragile del Panathinaikos. Anche i numeri di squadra lo confermano: la difesa è solo tredicesima per rendimento difensivo, e anche l’attacco ha prodotto meno di quanto ci si aspettasse da un gruppo che mette insieme giocatori come Nunn, Kostas Sloukas, T.J. Shorts e Nigel Hayes-Davis. Per una squadra costruita per inseguire il titolo, e non per lottare affannosamente per un posto nei quarti, questa partita è il primo passaggio davvero pesante del finale.
L’Anadolu Efes arriva invece con una classifica che non gli lascia più obiettivi europei, ma con un momento un po’ meno spento rispetto a prima. Nell’ultima doppia settimana di Eurolega ha vinto due volte: prima contro il Partizan, dopo un supplementare, 79-72, poi contro Dubai, 85-69. Questi successi hanno portato il record a 12-25, ma la squadra è rimasta diciannovesima. Nel fine settimana, però, è arrivata una sconfitta interna pesante contro il Fenerbahce, 89-73, in una partita che per il campionato turco valeva molto di più. E in effetti, guardando sia la classifica della lega turca sia quella di Eurolega, viene da pensare che quella sia stata la vera partita decisiva della settimana.
Contro il Fenerbahce l’Anadolu Efes è sembrato pallido in entrambe le metà campo. Ha segnato appena 73 punti e ha concesso percentuali altissime, 68% da due e 47% da tre. L’unico davvero produttivo è stato Vincent Poirier, con 17 punti e 12 rimbalzi, mentre P.J. Dozier ed Ercan Osmani hanno deluso. Prima ancora, contro Partizan, la squadra aveva sofferto molto nel primo tempo, fermandosi a 24 punti nei primi 20 minuti, per poi risalire grazie al ritorno di Shane Larkin, che aveva acceso la partita nel finale del terzo quarto, al controllo difensivo di Nick Weiler-Babb sul perimetro e alla protezione del ferro di Poirier. Nel supplementare aveva segnato soltanto dalla lunetta, costruendo il successo soprattutto sulla capacità di indurre falli. Poi, in modo quasi inatteso, era arrivata l’ottima prova contro Dubai: senza giocatori importanti come Larkin, Poirier e Saben Lee, l’Anadolu Efes aveva giocato con libertà, prodotto nove assist in più degli avversari e tirato con il 45% da tre. In quella partita, guidata dai 18 punti di Rodrigue Beaubois, Pablo Laso potrebbe aver visto un modello utile anche per il finale di stagione.
Dentro tutto questo, il centro della partita resta Nunn. Perché il Panathinaikos può anche avere un’arena piena, una situazione sanitaria abbastanza favorevole e abbastanza talento per pensare in grande, ma questa è comunque una squadra che ha già dimostrato di poter deragliare da una sera all’altra. E allora il motivo per guardarla è proprio lì: vedere se Nunn riesce a trascinare il Panathinaikos verso la versione che aveva mostrato a Barcellona, e non verso quella molto più fragile vista contro Valencia.