Un terremoto diplomatico sta per rompere un tabù durato dieci anni. Per la prima volta da Soci 2014, gli atleti e le atlete della Russia torneranno a gareggiare sotto la loro bandiera nazionale e non come atleti neutrali. Accadrà dal 6 marzo ai Giochi paralimpici invernali di Milano-Cortina, per decisione dell’IPC – il Comitato paralimpico internazionale.
Alle Olimpiadi di questi giorni, dalla Russia sono stati ammessi in 13 e senza bandiera. Il tricolore bianco, blu e rosso in arrivo a Milano – a partire dalla parata nella cerimonia di apertura – è un segnale fortissimo: l’IPC ha anticipato il CIO, segnando una strada che potrebbe portare al reintegro totale della Russia anche per le prossime Olimpiadi estive di Los Angeles.
La serratura è stata scardinata a dicembre, quando il Tribunale Arbitrale dello Sport ha ordinato alla Federazione internazionale sci di revocare il bando alla partecipazione. Questo ha permesso loro di partecipare alle tappe di Coppa del Mondo e di conseguenza ad avere diritto agli slot per i Giochi.
La Russia ha ottenuto 6 posti [sci alpino, fondo e snowboard], la Bielorussia ne ha 4 [tutti nel fondo]. Tra i nomi confermati dall’agenzia TASS spicca il leggendario Aleksey Bugaev, tre volte campione paralimpico. Tornerà a essere l’uomo immagine della Russia a Milano.
Non è solo una questione di neve e di ghiaccio, di campo di gara. Il ritorno della bandiera significa il ritorno ufficiale dei comitati nazionali, delle delegazioni e di quella narrazione di potenza che era stata oscurata dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022 e gli scandali doping del passato.
Mentre gli atleti USA vivono il loro momento di imbarazzo nel sentirsi rappresentanti nel mondo di un Paese che la comunità internazionale fatica a riconoscere, la Russia torna a prendersi la scena ufficiale, sfruttando una sentenza del TAS per rientrare nella comunità sportiva dalla porta principale del mondo paralimpico.
Questa mossa dell’IPC è considerata da molti osservatori come un test politico. Se il ritorno della bandiera russa alle Paralimpiadi di marzo non scatenerà boicottaggi o incidenti diplomatici insostenibili, è molto probabile che il CIO sia incoraggiato a seguire la stessa strada.
Molti analisti, tra cui quelli di ESPN, vedono questa mossa come un segnale inequivocabile: l’identità nazionale russa potrebbe essere pienamente ripristinata nelle federazioni olimpiche prima delle Olimpiadi estive del 2028. Se a Milano suonerà l’inno russo per un oro paralimpico, sarà la prima volta in un grande evento globale dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina.
I ministri dello sport di 33 nazioni [tra cui Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Giappone], insieme alla Commissione Europea, avevano espresso a novembre “grave preoccupazione” per la decisione che stava covando dentro l’IPC. Ritengono che permettere la rappresentanza statale russa, mentre parti dell’Ucraina sono ancora occupate, sia una violazione dei valori morali dello sport.
L’intervento di Steve Buckley su The Athletic evidenzia la frustrazione degli atleti ucraini, citando il caso di Heraskevych, squalificato per il casco che voleva rendere omaggio ai morti in guerra. La tesi del magazine americano è che mentre agli ucraini viene chiesto di non politicizzare lo sport, ai russi viene concesso di tornare con tutti i simboli di quello stesso Stato che ha causato il conflitto.
La Stampa la chiama “un’apertura col bilancino che crea solo confusione” e Paolo Brusorio commenta: “Le Paralimpiadi sono un mondo a parte perché hanno i loro comitati nazionali e il loro comitato internazionale, ma finisce qui la diversità. Ecco, usarle come un laboratorio ci sembra più un torto che un passo in avanti rispetto a una normalità difficile da raggiungere per tentativi. Cio e Cpi avrebbero anche cercato un dialogo, ma le federazioni hanno il potere di andare per la propria strada che, però ci porta lontano da una risoluzione definitiva di un conflitto. Non quello sul fronte ucraino, ma quello che divide lo sport da troppo tempo per non giungere a una soluzione senza ambiguità”.
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