Inter-Napoli, un trenino elettrico contro una scatola di Lego

  Il Napoli l’abbiamo capito. È una scatola di Lego. È pieno di mattoncini che il bambino Antonio smonta e rimonta contro i dispetti che gli fa qualcuno, una volta gli tolgono le finestre verdi, un’altra volta il tetto rosso, e lui sta là, ci sbatte la testa, smonta e rimonta, senza aver ancora dato alla casetta colorata un assetto stabile e definitivo. Dopo essersi inventato un Napoli post-Lukaku con Hojlund, un Napoli post-De Bruyne recuperando quello con Anguissa e McTominay, un Napoli post-Anguissa con Elmas e Politano a centrocampo, ora deve mettere in piedi un Napoli post-Neres nella partita che l’Inter giocherà per stappare la bottiglia del +7 in classifica. 

Sta diventando chiaro anche che tipo di giocattolo sia l’Inter. Un trenino elettrico. Chivu ne ha avuto in regalo uno da Inzaghi e sta aggiungendo dei vagoni. Rispetto alla partita del girone d’andata, il vagone più cambiato si chiama Zielinski. Al San Paolo venne scelto come sostituto di Mkhitaryan dopo l’infortunio. Parve strano che fosse preferito a Sucic. Un girone dopo non c’è alcun dubbio sul fatto che Zielinski meriti un posto da titolare in una partita come questa. È asciuttissimo come poche volte si era visto un anno fa e addirittura come rare volte nell’ultima stagione a Napoli. Ha gamba, passo, testa. Ha quella visione del calcio con cui si cresce nell’Europa dell’est che Chivu non può non aver colto e apprezzato. 

Paolo Tomaselli sul Corriere della sera scrive: È come se Chivu sentisse che la macchina nerazzurra è pronta per la parte di viaggio più importante. Ma prima — considerato che sono ben 13 le gare di fila senza vittoria contro Milan, Napoli e Juve — lui stesso avverte la necessità di fare il tagliando in una grande notte.

L’Inter non vince uno scontro diretto dal derby del 22 aprile 2024. Chivu sta facendo un campionato aritmetico. Sta andando a prendersi senza fare prigionieri tutti i punti a disposizione contro le squadre del centro-destra [della classifica]: ce ne sono in palio decisamente di più. Il ritiro pre partita è sempre abolito, quando l’Inter gioca in casa, ma rispetto all’andata ci sono meno sorrisi in casa nerazzurra, più concentrazione e responsabilità. Del resto, se il Napoli è incerottato, l’unica assenza interista, per quanto pesante, è quella di Dumfries ricorda Tomaselli. 

Sempre sul Corriere della sera, Francesco Bertolino spiega perché il Napoli debba fare un merc ato a saldo zero nonostante abbia 170 milioni depositati in banca. Le entrate sono diminuite a causa dell’assenza dalla ricca Champions League. Le uscite sono salite non solo e non tanto per l’ambizioso mercato estivo quanto per una strategia contabile peculiare utilizzata dal Napoli per gli ammortamenti. L’ammortamento serve a spalmare il costo di un bene acquistato, tenendo conto a bilancio della graduale perdita di valore. Un’auto o un computer, per esempio, si svalutano di anno in anno per l’usura e per l’obsolescenza. Nel caso del cartellino di un calciatore la sua «vita utile» coincide con la durata del contratto e, quindi, i club procedono di norma a ripartirne il costo in quote annuali di pari importo (poniamo 5 milioni per un giocatore pagato 15 e legato da un contratto di tre anni). Il Napoli, invece, anticipa da sempre il grosso (fino all’80%) degli ammortamenti nei primi due anni perché considera la «vita utile» del cartellino più breve. Dal terzo — è il ragionamento — cresce progressivamente la necessità di trovare un acquirente (o di procedere a un rinnovo) per non perdere il giocatore a zero alla scadenza del contratto. Questo metodo consente, fra l’altro, al Napoli di massimizzare le plusvalenze alla vendita, ma comporta un aggravio degli ammortamenti negli anni di ricco calciomercato, come l’ultimo.

Per mettere altri pezzi di Lego dentro la scatola, bisogna insomma toglierne altrettanti. 


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