Lo Slalom del 23 dicembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

 

# 2 giorni a Natale

 

     

►  UNDICI ANNI dopo i diciotto rigori calciati a Doha, alcuni parati da Rafael, il Napoli ha rivinto la Supercoppa italiana battendo a Riad il Bologna per 2-0 con due gol di Neres. Il primo alla Maradona [ma con la maglia del Boca], il secondo alla Careca. Giordano è seccato per essere stato escluso dalle citazioni anni Ottanta.

◇  Bologna si consola eccome con la vittoria della Virtus nello scontro diretto con Brescia: 86-76 e aggancio in testa alla classifica del campionato di basket. 

◇  I quattro portabandiera scelti per i Giochi di Milano-Cortina eccetera hanno ricevuto da presidente Sergio Mattarella il tricolore da portare alle cerimonie del 6 febbraio. 

◇  Roger Federer ha scritto una lettera ai figli di Nicola Pietrangeli dopo aver già scritto una mail nel giorno della morte. 

◇  Ah, sì. La distrazione. Milan-Como a Perth alla fine è saltata. In Spagna contro Villarreal-Barcellona a Miami era stata necessaria la sollevazione dei calciatori. Qui siamo avanti. In Italia si sono incartati da soli. È vero: la trasferta a Perth era stata annunciata. Ma che significa. Scherzavano. Sono burloni. Anche a novembre – ricorderete – misero quel sogno rosso sulla faccia per uno show, un allestimento che simulava una mobilitazione contro la violenza sulle donne, eppure qualche domenica dopo Folorunsho se l’è presa vistosamente con la madre di Hermoso e non è successo niente, ma proprio niente. Lo fanno. È gente spiritosa. Hanno capito che non li prendiamo più sul serio

 

   

Dudice grade a Napule, ‘o sole ce sta sempe

Geolier

 

  

La Supercoppa di Napoli venuta dall’oltre tomba

    Non è vero che ci si ricorda solo di chi vince le finali eccetera eccetera. È solo un’altra di quelle posture assai vecchie che il calcio ancora perpetua. Il Bologna esce benissimo da questa Supercoppa – più che dalla finale in sé – e se l’ambizione di Vincenzo Italiano è che un giorno si possa parlare di un Bologna suo, ecco, già da stamattina può sentirsi certo che accadrà. 

Non è il Bologna che tremare il mondo fa, ma un po’ di fifa e di apprensione sa metterla addosso a tutta l’élite del calcio italiano. Una prima Supercoppa nella sua bacheca sarebbe stato un bel messaggio di freschezza, un invito al resto della media-alta borghesia a crescere, a seguire il trading e l’autofinanziamento in modo razionale e lucido, con il dolore del distacco da calciatori come Calafiori e Zirkzee, ma con l’impegno a sostituirli bene per tenere aperto un ciclo, nell’attesa che il lavoro in continuità porti un campionato in cui sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno. 

Ha vinto invece il morto che Conte non voleva accompagnare. Un mesetto fa questo gli pareva il Napoli – sempre contro il Bologna. In effetti quella squadra non aveva né la freschezza atletica dell’attuale né i pensieri così sgombri, almeno a giudicare dai comodi divani che ci siamo scelti. Conte prese una settimana di smart working, o forse si mise in ferie – e stamattina è forte la tentazione di cadere in trappola e considerarla la mossa psicologica che ha sbloccato qualcosa. 

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Napoli

45  giorni a Milano

L’acqua di Pugliese e il fuoco dei vulcani

Di ritorno da Pompei e da Ercolano, come un ricordo o come una profezia, il fuoco di Olimpia si ferma stanotte a dormire a Napoli e si trattiene fino a Santo Stefano. Del resto è pieno di B&B. Gli faranno toccare Caivano e Scampia, trasformati in due brand del disagio sociale, luoghi di propaganda per interventi del governo e in realtà luoghi manifesto di lunghe inazioni e storiche dimenticanze. Ma va bene così. 

Il fuoco di Olimpia resterà a dormire la notte di Natale in un città che ha il fuoco nel passato e nel destino, ma che è stata raccontata meglio nel segno dell’acqua. Uno dei capolavori letterari – uno dei tre-quattro libri che hanno raccontato meglio lo spirito di Napoli – è quel Malacqua di Nicola Pugliese [sottotitolo: Quattro giorni di pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordinario], pubblicato nel 1977 da Einaudi su forte raccomandazione di Italo Calvino. Pugliese scelse l’acqua e non il fuoco.

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Come cambia l’America’s Cup a Napoli: lo spiega Ben Ainslie

E a proposito ancora di acqua e di Napoli. Gaia Piccardi sul Corriere della Sera racconta la decisione della America’s Cup di vela di cambiare pelle. Un accordo storico tra il defender, Team New Zealand, e quattro sfidanti – Luna Rossa, Athena Racing, Alinghi e K-Challenge – mette fine al potere quasi monarchico del detentore del trofeo, quello che per oltre un secolo ha potuto decidere tempi, regole e barche, tenendo la vecchia brocca il più a lungo possibile.

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sole sul tetto dei palazzi in costruzione  Spalletti vuole un regista

  Miretti è stata un’idea per un po’, Locatelli mai, neppure da c.t. della Nazionale. Perciò Lucianone sta cercando qualcuno che metta ordine nel centrocampo della Juventus. Lo scrive Nicola Balice su La Stampa. È là che si aspetta uno sforzo, nella speranza di poter accogliere un regista che sappia giocare ad alto ritmo e alzare il livello di un reparto che non può dipendere dai soli Thuram e Locatelli, pur considerando il rientro in mediana di Koopmeiners. L’usato di spessore in uscita dall’Arabia Saudita non convince troppo per costi alti e prolungati ritmi bassi – valutati comunque sia Kessié che Brozovic -, i tentativi per i grossi calibri saranno rimandati comunque all’estate. Si cerca quindi l’opportunità che possa mettere tutti d’accordo, il profilo di Hojbjerg risponde all’identikit.

 

e neve e polvere che tira vento    La discriminazione territoriale su Liverpool

Noi abbiamo i cori sul Vesuvio, gli inglesi quelli sulla povertà di Liverpool. L’Italia deride i colerosi terremotati, gli inglesi la working class dei Reds e dei Toffees. In comune c’è la duplice reazione di chi si irrigidisce da una parte e chi scrolla le spalle dall’altra. È solo banter, dicono loro. È uno sfottò, diciamo noi. Una formula magica che svuota di senso qualsiasi cosa venga urlata. Ne ha scritto mirabilmente Patrick Boyland su The Athletic – ed era il pezzo più commentato ieri sera. L’abitudine più comoda del calcio inglese – spiega – è ridurre tutto a una battuta, spostare il problema su chi si offende e non su chi canta. Dice qualcosa? Però i bersagli sono sempre uguali. Feed the Scousers cantano nel Regno ai tifosi di Everton e Liverpool. Un ritornello pigro, riciclato dagli anni Ottanta, che gioca con gli stereotipi sulla povertà di Liverpool. Non è nemmeno creativo, è solo stanco, osserva Boyland, ed è fatto apposta per colpire una città che ha conosciuto crisi economiche vere, profonde e stratificate. Persino la parola Scouser, oggi rivendicata con orgoglio, nasce come un insulto, legata alle mense popolari e agli slum di inizio Novecento. Nel gioco degli specchi da noi sarebbe terroni

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hanno appeso le scarpe  Darren Cann – che ha fatto il guardalinee

Per anni Darren Cann è stato una presenza costante e invisibile. Sempre lì, sulla linea laterale, a correre in parallelo all’azione senza mai entrarci dentro. Quando nel mese di aprile ha diretto la sua ultima partita di Premier League, dopo quasi seicento presenze, il saluto più emblematico gli è arrivato da Gareth Southgate, un ex compagno delle giovanili al Crystal Palace che nel frattempo ha fatto tutta un’altra strada. Mentre altri prendevano il centro della scena, Cann ha appeso le scarpe a qualche tipo di muro e ha costruito una carriera unica restando ai margini dell’inquadratura.

Philip Buckingham su The Athletic racconta di questo percorso che va in direzione opposta alla retorica dell’arbitro protagonista. Cann aveva il tesserino e poteva farlo, era arrivato a essere invitato nella Football League. Ha scelto altro. Non voleva essere il ventesimo miglior arbitro del Paese, ma il miglior guardalinee possibile. Un mestiere di concentrazione estrema e riconoscimento minimo. L’assistente ideale è quello che impara a diventare quasi privo di emozioni, scrive Buckingham, perché un secondo di distrazione basta a compromettere tutto. Cann lo spiega con un’immagine scientifica: l’occhio che scatta una fotografia mentale nel momento esatto del passaggio, prima che l’informazione si deteriori. Se non catturi l’istante subito, l’immagine si contamina e diventa inaffidabile.

È un lavoro di ossessione e ripetizione: programmi sul computer, clip da guardare, centinaia di situazioni da giudicare a velocità reale. Si allena la mente a guardare più velocemente del gioco, così da far sembrare lenta la partita vera. A questo si aggiunge uno studio maniacale delle squadre in campo, dalle loro linee difensive agli schemi sui calci piazzati, fino alle abitudini individuali. Sapere cosa potrebbe succedere significa ridurre il rischio di essere colti di sorpresa. I numeri raccontano che nella sua carriera tra il 98 e il 99 per cento delle chiamate di fuorigioco sono state corrette. Cann ha fatto parte delle squadre arbitrali che hanno diretto una finale di Champions League e una finale di Coppa del Mondo nello stesso anno, sempre da assistente. Tre paia di occhi permettono di vedere ciò che uno solo non può cogliere. Oggi il contesto è cambiato. VAR e fuorigioco semi-automatico hanno aggiunto un livello di controllo, ma The Athletic osserva che la tecnologia corregge, ma non osserva al posto tuo. Mmm. 

 

il ragazzo si farà  Endrick dal Real al Lione

L’Equipe dedica la prima pagina di oggi a quella che definisce una rock star. Endrick è un’icona ricercata da osservatori e brand fin da quando aveva 15 anni in Brasile. Con il suo sorriso smagliante, il viso da bambino, il fisico muscoloso e il tiro potente, l’attaccante ha costantemente dominato e segnato numerosi gol nel suo Paese d’origine, grazie al suo talento e al suo precoce sviluppo fisico. Il Real Madrid aveva allungato le mani come al solito, e come al solito fa e disfa, accende e brucia. Ora se ne sbarazza e lo manda al Lione. Quando era ancora uno sconosciuto nella sua piccola città di Taguatinga, vicino alla capitale Brasilia – racconta L’Equipe – Endrick trascorreva il tempo giocando a calcio davanti a casa sua, su una strada molto ripida, tra due porte fatte di sandali. Spesso doveva correre in salita, o rincorrere la palla mentre rotolava giù per il pendio, ed è così che il giocatore mancino ha sviluppato rapidamente cosce muscolose, una sua caratteristica distintiva ancora oggi.

 

 

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Le analisi

 

Gli investimenti di INEOS ignorano lo sport femminile

Sotto le scalette nere del centro sportivo del Nizza, c’è un muro fotografico che sembra il trailer di una holding sportiva. Si vedono squadre che esultano, un ciclista lanciato in fuga, la barca dell’America’s Cup in posa regale, Eliud Kipchoge che sorride con la maglia bianca mentre diventa il primo uomo a correre sotto le due ore la maratona. Poi ci sono George Russell e Kimi Antonelli in tuta Mercedes, c’è Lewis Hamilton accanto a Sir Jim Ratcliffe. È una galleria di imprese e di investimenti di INEOS Granadiers, più di 2,5 miliardi di sterline negli ultimi otto anni tra calcio, ciclismo, vela, atletica e Formula 1. C’è un vizio. In mezzo a quella parete piena, c’è un’assenza evidente. Lo sport femminile sembra praticamente inesistente.

Ne hanno scritto Charlotte Harpur e Chris Weatherspoon su The Athletic facendo notare il paradosso che INEOS non è un’azienda senza donne per definizione. Nel lato corporate ci sono figure femminili in ruoli di vertice [automotive, finanza], e anche nello sport esistono bei segnali: la Mercedes ha vinto il Mondiale della F1 Academy con Doriane Pin; in vela le figlie di Ratcliffe sono state madrine della Britannia. Ma quando il discorso diventa investimento strutturale — una squadra, un budget, uno staff — il filo si spezza. Al momento, non ci sono amministratrici delegate in INEOS

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Dai campi

Il controverso legame con Total Energies

 Il tema   In Marocco non c’è modo di ignorarlo. Ovunque si guardi — sui cartelloni di Tangeri, nelle strade ordinate di Rabat, persino al centro accrediti dei media — un nome accompagna la Coppa d’Africa, Total Energies. È una presenza ingombrante nel segno di una contraddizione difficile da eludere. Un brand presente ovunque. È parte del paesaggio. Un’esperienza del torneo.

Non è una novità. La multinazionale francese è partner della federcalcio africana da anni, era già molto dominante nell’edizione 2024 in Costa d’Avorio. Ma ha appena rinnovato l’accordo fino al 2029 per una cifra stimata in oltre un miliardo di dollari. Il marchio è abbinato anche alla Champions League africana e alla Coppa d’Africa femminile. La CAF rivendica sviluppo e competitività del calcio in 54 Paesi e l’azienda si definisce «la principale compagnia multi-energia del continente», presente nel continente da novant’anni.

Ma Simon Hughes su The Athletic segnala una linea d’ombra.

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carnet

Il torneo

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    Gli inglesi di Tanzania

 Nigeria vs Tanzania    Si sono incontrati da avversari, in una partita di National League qualunque, Wealdstone contro Aldershot nel 2023. Una di quelle gare che scorrono senza lasciare traccia. E invece da lì è nata un’amicizia che oggi porta Tarryn Allarakhia e Haji Mnoga insieme in Marocco, alla loro seconda Coppa d’Africa con la Tanzania, alla quarta qualificazione senza aver ancora vinto una partita. In Costa d’Avorio nel 2023 erano arrivati due pareggi. Oggi apre con la Nigeria di Osimhen, e poi verranno Tunisia e Uganda. Una nazionale che vive nell’attesa di un primo passo che non arriva mai, ma che continua a presentarsi all’appuntamento ha scritto Will Unwin sul Guardian raccontando la storia di due ragazzi dalle traiettorie simili. 

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  ore  18.30   su Sportitalia

 

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Tendenze

 

Le vespe ai Mondiali di freccette

All’Alexandra Palace volano freccette, cori e costumi improbabili. Ma da più di dieci anni vola anche qualcos’altro. Una vespa. Dal 2008 questo è il tempio dei darts è questo, ma dal 2012 il pungiglione di quella signorina in giallo si è preso una porzione della scena sempre più ampia. Lo racconta Eduardo Tansley su The Athletic  spiegando che è arrivata più vicina ai giocatori di quanto riescano a fare le migliaia di tifosi ogni giorno

Non ha ancora un soprannome come Snakebite o The Ferret. È un mito minore, ma torna ogni inverno. Quest’anno qualcuno ha provato a scacciarla con uno spray, qualcun altro se l’è ritrovata addosso in diretta. Ross Smith per esempio è stato punto tre volte nel 2023 e di nuovo quest’anno, come se l’insetto avesse una memoria, o una simpatia, o un’antipatia, chi può saperlo. Ma c’è anche chi la considera un presagio. Adrian Lewis nel 2012 era sotto di due set prima di essere punto e a quel punto [ah ah] rimontare. David Munyua, primo keniano nella storia del torneo, l’ha avuta sul volto prima di rovesciare un match pressoché impossibile. «In questo posto serve la massima concentrazione, e se arriva una distrazione devi superarla».

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Il Teleco-Slalom

 

 Tutto lo sport oggi in tv

 

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

 

           

 

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