▬▬▬▬▬ ▬▬▬▬▬
I temi del giorno
il domatore Antonio Conte e gli infortuni
Dunque il Napoli più sgarrupato dell’anno, senza cinque dei suoi sei giocatori migliori [Lukaku, De Bruyne, Anguissa, Lobotka, Meret], è venuto a capo della Juventus e del ricordo di Spalletti. Luigi Garlando sulla Gazzetta dello sport scrive che “Conte ha vinto perché è andato oltre l’emergenza che gli ha sventrato lo spogliatoio, l’ha snobbata e ha chiesto ai suoi di attaccare e pressare comunque, dall’inizio alla fine, pur sapendo di poter contare su pochi ricambi. Come se Elmas fosse Lobotka, come se Anguissa e De Bruyne fossero in campo, come se McTominay non fosse acciaccato, come se il giovane Vergara non fosse il solo centrocampista rimasto in panca. Il Napoli ha pressato e vinto grazie a una doppietta di Hojlund, che non segnava da due mesi e si è stracciato la camicia da Hulk, e grazie un’altra partita straripante di Neres che nelle ultime 7 partite ha partecipato a 6 gol (3 gol, 3 assist). Luciano Spalletti ha perso perché ha temuto il Napoli più dei tifosi sotto le finestre e ha schierato una Juve spaventata, costruita solo per contenere. … Quello che si è dimenticato è che il suo Napoli era felice perché ci metteva un coraggio, una qualità e una voglia che la sua Juve non conosce”.
Il giocoliere La doppietta di Hojlund
Antonio Giordano, ancora sulla Gazzetta, scrive che “dopo due mesi di totale astinenza, spaccati da quella lukakizzazione per lanciare Neres contro l’Atalanta, Hojlund è uscito dalla capanna e ha esibito il meglio della propria natura, la figura piena e rotonda di un attaccante al quale bisogna solo chiedere di essere stesso”.
Marco Ciriello sul Mattino aggiunge che apre corridoi da rugbista. Testa bassa e scavare, con pallone e senza. Testuggine d’area di rigore. Spinge e apre, apre e trova la porta. Hojlund non fa mai cose complicate, è un basico. È l’alleanza tra intelligenza e volontà applicata al gol. Ha l’intelligenza di capire dove stare quando arrivano i palloni e la volontà di cercare, aprire e nel caso di tornare in recupero, cosa che fa spesso generando l’orgoglio di Conte che gli ha chiesto di interpretare il ruolo di Lukaku, e il danese l’ha fatto con una diligenza e una ostinazione che ricorda quelle di Salvo Randone e Vittorio Gassman quando si scambiano i ruoli di Otello e Iago senza paura del palcoscenico”.
il cerchio di fuoco Il passaggio della Roma
Nel suo commento de lunedì per il Corriere della sera, Paolo Condò dedica un lungo passaggio alla Roma, staccata dal primo posto di 4 punti dopo le due sconfitte consecutive nelle ultime due giornate, attesa da Como e Juventus nelle prossime due. Condò fa notare che nove delle sue 14 partite sono finite 1-0: quattro vinte e cinque ha perse. Scrive: “Le gare della Roma sono ossi di seppia, essenziali ed essiccate, contese equilibrate in attesa che uno sbaglio — la bravura sta nel provocarlo — ne decida la direzione. Ieri gli errori sono stati due, entrambi giallorossi: l’espulsione di Celik ha rotto quell’equilibrio e lo svarione di Ghilardi ne ha timbrato la conseguenza. La Roma mantiene la miglior difesa della serie A, e dunque il reparto non merita il banco degli imputati: si sbaglia, amen. Ciò che colpisce è l’assenza di progressi nel gioco offensivo, frutto di un problema strutturale che non potrà non venire corretto a gennaio — la pazienza con Ferguson va esaurendosi — ma che obbligherà in prospettiva ad altre decisioni. Dybala in dosi così omeopatiche è un lusso che si può concedere il Real Madrid, nel senso di rosa composta davanti da sei/sette campioni, non un club costretto a tesaurizzare ogni mezza chance. La disponibilità di Baldanzi a pigliar botte è encomiabile, ma la sua fragilità consiglierebbe di arretrarlo in regia bassa piuttosto che avanzarlo in area di rigore. Soulé è un diversivo di valore, ma non può recitare da pericolo pubblico numero uno”.