Il posto più difficile dove guidare un’auto da corsa

 

  

Singapore, vado a Singapore

I Nuovi Angeli

Il posto più difficile dove guidare un’auto

Qui Marina Bay Street Circuit. Singapore. Dove si corre di giorno e di notte, con il sole e con il buio. Se sopravvivi a Singapore, sei pronto per qualsiasi altra cosa in Formula Uno scrive Madeleine Coleman su The Athletic. Non è un’esagerazione: caldo umido, circuito cittadino, il ritmo della gara, Tutto è estremo, tutto è unico.

Il circuito è stretto, tortuoso, impegnativo per freni e gomme, la minima imprecisione ti manda a sbattere contro il muro. Il 2024 è stato il primo anno in cui la safety car non è dovuta intervenire. Le modifiche più recenti hanno ridotto il numero di curve da 23 a 19, sostituendone alcune a 90 gradi con un rettilineo più lungo. Il limite di velocità in pit lane è salito a 80 km/h, riducendo le soste ai box di circa sei secondi, mentre una quarta zona DRS tra le curve 14 e 16 facilita i sorpassi, che spesso sono un miraggio tra i muretti cittadini. Lewis Hamilton nel 2008 disse che un giro a Singapore equivale a due di Monaco. Ne faceva una questione di concentrazione. Descrisse la chicane Singapore Sling come «la peggiore curva in cui abbia mai guidato in F1». È stata rimossa. 

Per la fatica fisica a Singapore si perdono anche tre chili in gara. Pierre Gasly dice che il controllo della macchina è al limite, si gioca sui centimetri. Lando Norris è un poeta e dice che Singapore ti svuota mentalmente e fisicamente, ma è anche uno dei circuiti più belli dove guidare, curve, dossi, una meraviglia. 

Le luci simulano il giorno e il paddock è sintonizzato sull’orario europeo, Singapore è stato un teatro di controversie fin dall’inizio. Nel 2008 ci fu lo scandalo del Crashgate, Fernando Alonso vinse partendo 15esimo, dopo il botto intenzionale di Nelson Piquet Jr. su ordine del team Renault. La gara influenzò la lotta per il titolo e Felipe Massa ha avviato una causa da oltre 80 milioni di dollari contro FOM e FIA, chiedendo una dichiarazione di responsabilità per non non aver indagato tempestivamente. La vicenda sarà esaminata a Londra il 28 ottobre.

Qui la F1 si scopre tecnologica. Sulla strada della neutralità carbonica da raggiungere entro il 2030, Singapore sperimenta combustibili rinnovabili, luci LED a basso consumo e pannelli solari sui box. Madeleine Coleman nota su The Athletic che il 96% delle emissioni derivava dall’energia, quindi ogni piccolo miglioramento conta. Anche la gestione idrica è innovativa: più di 100 toilette solari hanno permesso di risparmiare circa 130.000 litri d’acqua durante il week-end di gara.

È quasi naturale che sia questo il posto del primo GP sotto il protocollo Heat Hazard. Significa che Anto’ fa caldo, e i piloti saranno aiutati da queste tute refrigeranti di cui si parla da qualche giorno. 

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Cosa si prova a guidare in quel posto là

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Per provare cosa significa guidare a Singapore, il Times ha mandato la sua giornalista Molly Hudson dal dotto Chris Tyler all’Università di Roehampton. Il lavoro di Taylor si concentra sulla fisiologia ambientale e nella sua camera riscaldata a 29 gradi e con una umidità del 60 per cento la povera signora Molly Hudson è stata costretta a pedalare. 

Tyler ha lavorato con piloti come Oscar Piastri e Carlos Sainz. Dopo un GP come quello di Singapore, suggerisce ai piloti di restare esposti a una temperatura di 10 gradi per dieci minuti, così da abbassare la temperatura corporea di circa mezzo grado. È il principale beneficio del gilet refrigerante della FIA: Tyler ritiene improbabile che influenzi la temperatura corporea, ma fa sentire il pilota più fresco nell’abitacolo. 

Hudson ha sintetizzato sul Times: L’aria sembra una zuppa calda. Quindici minuti sono sufficienti per sentirmi a disagio. Gli osservatori notano i primi segnali dell’aumento della mia temperatura corporea, guance arrossate e sudore sulla fronte. Mi sentivo estenuata. Non è solo il corpo a essere compromesso: anche le prestazioni cognitive diminuiscono quando la temperatura è elevata. Quello che la mia esperienza non ha potuto replicare è lo sforzo mentale di guidare sul circuito di Marina Bay sotto il caldo. Dopo cinque minuti stavo guardando il cronometro. I piloti non possono permettersi questo lusso. L’adrenalina in gara consente di non avvertire il caldo finché non si esce dall’auto, nel mio caso dalla cabina di pilotaggio. Il desiderio immediato è quello di togliersi la tuta, neppure questo i piloti possono fare, perché devono tenersi le tute da gara per le interviste con i media e sul podio, per motivi di sponsorizzazione

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