Singapore è il GP di chi frena meglio

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Nelle prove libere per il gp di Formula 1 a Singapore, la Mercedes di Hamilton meglio di tutti. Solo Verstappen gli è stato vicino. Terzo tempo per Vettel. Oggi la pole position, domani la gara.

 

Benvenuti al GP più estremo. Il motivo lo spiega Stefano Mancini su La Stampa: La velocità media è la più bassa dopo quella del Gp di Montecarlo, che però è più corto di 45 chilometri. Per questo Singapore raggiunge sovente il limite delle due ore ed è la gara più lunga e impegnativa dell’ anno. Soffrono i piloti, che perdono fino a tre chili per il caldo umido, soffrono i freni, che nelle del quartiere di Marina Bay, dove da lunedì torneranno a viaggiare taxi e autobus, non hanno il tempo di raffreddarsi. I tecnici della Brembo, casa che fornisce sette team, calcolano temperature dei dischi di oltre mille gradi. I piloti di solito si allenano facendo jogging in pista, ma questa volta si sono dovuti rintanare nelle palestre degli hotel, al riparo dell’inquinamento che arriva dalle coltivazioni in fiamme dell’ Indonesia, e hanno preteso che venisse spenta l’aria condizionata”.

A Singapore va forte chi frena bene. Spiega Alessandra Retico su Repubblica: Molte le curve (23), tortuoso e sconnesso il tracciato cittadino, bassa la velocità (la media sul giro è di circa 190 km/h, solo 19 in più di Monaco che è il più lento), tanto il caldo (più di 30 gradi) e soprattutto l’umidità (fino al 71%), lunghissima la corsa, anche oltre le due ore. la Ferrari che non è escluso possa rimontare il motore 3 che ha esordito a Monza, per usare il vantaggio dei cavalli per la qualifica. La prima fila qui conta più che mai: su 11 gare dall’esordio nel 2008, 8 sono state vinte dai poleman. I tre che non ci sono riusciti, è perché sono stati autori o vittime di incidenti (Massa, Hamilton, Vettel)

 

Il duello interno alla Ferrari

Seb ha fatto vedere segnali di ripresa, si gioca tanto in Asia: la vera gara per lui è sul compagno e deve far valere la maggiore esperienza. Charles Leclerc qui ha corso una sola volta. [Daniele Sparisci, Corriere della sera]

Nemmeno se fosse candidato al Premio Nobel per la pace Sebastian Vettel potrebbe sinceramente godere dei successi di Charles Leclerc. Esiste un limite umano anche alla concordia, e siccome il tedesco è per certo persona a modo, è comprensibile che stia rosicando assai. [Fabio Tavelli, il Foglio sportivo]

 

Le prospettive 2021: l’asse Mercedes-Red Bull

Il guaio è che il budget a disposizione del team di Wolff pare sia stato tagliato, rispetto all’epoca di Dieter Zetsche, e senza attingere a investimenti “extra” risulta difficile recuperare lo svantaggio. Una preoccupazione anche per la prossima stagione, visto il tetto ai costi voluto da Liberty Media sarà imposto solo a partire dal 2021. Perciò ci sta che la Mercedes faccia asse con la Red Bull-Honda nel tentativo di fermare i rivali. E forse certe voci sulla presunta irregolarità (mai provata) della power unit Ferrari nascono proprio da lì. Se il Cavallino l’anno prossimo conservasse il vantaggio attuale di potenza, risolvendo i problemi che affliggono il telaio e l’aerodinamica, allora la corsa al settimo titolo consecutivo potrebbe complicarsi per la Mercedes, che ha già ipotecato questo campionato. [Luigi Perna, la Gazzetta dello sport]

Il vento sulla faccia di Ricciardo

 

È un cliché ma questo sorriso che le cresce ogni volta in faccia, da dove viene?

“Dallo stile di vita australiano, penso. Si cresce in spiaggia, fuori c’è il sole, tanta gioia. Io non sono stato fondo in fondo un beach boy, non andavo sul surf, avevo troppa paura degli squali. Le mie radici italiane mi fanno anche padre di famiglia. Ho solo una sorella ma una novantina di cugini. Così tanti che a Natale da me c’è mezzo mondo. In più faccio il lavoro che sognavo di fare”.

È stato suo padre, di origini siciliane, a spingerla verso le corse?

“Sì, lui era un buon pilota di livello locale. Era appassionato alle gare, un tifoso della Ferrari di Jean Alesi. Aveva un’impresa di escavazioni e non ha mai potuto fare la carriera del pilota. Da bambino l’ho visto in pista. Sono stato attratto dai suoni, dagli odori. Ho avuto il mio primo kart a 9 anni e sono stato preso da un amore pazzo per questo sport”. 

Cosa provava nel kart?

“La velocità. La libertà. Guidare è essere libero. Ero solo a bordo, senza nessuno che mi parlasse. Mi piaceva andare veloce, sentire il vento in faccia. Sono sensazioni forti per un giovane”. 

Sente ancora questa libertà al volante di una F1?

“Sì. È un po’ meno personale perché ci sono gli ingegneri che parlano in continuazione ma questa sensazione di essere da solo con il vento che frusta il corpo, più la senti e più la vuoi. È coinvolgente. Vai a 350 all’ora e vorresti andare a 400. E perché no: a 500”.

Intervista di Françoise Inizan, L’Équipe Magazine

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