Dove sta andando il calcio inglese del riflusso

Xabi Alonso non ha mai dimenticato il suo battesimo in Premier League, era un pomeriggio gelido di fine agosto 2004 al Reebok Stadium del Bolton Wanderers. Faceva freddo, ma il vero shock culturale per lui che veniva dalla Spagna fu un altro. «Lanci lunghi, seconde palloni, giocatori molto fisici: Kevin Nolan, Kevin Davies in avanti, Sam Allardyce che masticava una gomma e urlava ordini dalla sua area tecnica. Quando il Bolton prendeva un calcio di punizione, l’esercito della difesa avanzava e lo stadio cominciava a tremare».
Era la Premier League anni 2000: rimpalli, contatti fisici, calci piazzati, rimesse lunghe. Come disse una volta José Mourinho al Chelsea, in Inghilterra i calci d’angolo sono accolti con la stessa frenesia dei gol. Oliver Kay sul The Athletic ricorda l’impressione fatta ai nuovi arrivati: “Il calcio inglese era rumoroso, fisico e immediato”. Un terzo dei gol della Premier League 2009-10 venne da palle inattive.
Poi un giorno arrivò il Principe Pep azzurro, diede un bacio al campionato addormentato e quello si risvegliò. Guardiola ha completamente stravolto il calcio inglese. Il possesso palla è diventato centrale, con la costruzione dal basso, il pressing alto, i passaggi corti. “È cambiato tutto e ovunque: dai top club al calcio giovanile”, scrive il Times, sottolineando l’influenza del catalano.
Tuttavia, come le mode e la nostalgia riportano in auge certi stili del passato, la Premier League di oggi sembra riscoprire gli anni 2000, tra rimesse lunghe e gol da fermo in crescita. Le statistiche sono chiare: nel 2019-20 e 2020-21 solo il 6% delle rimesse nell’ultimo terzo di campo arrivava in area; quest’anno superano il 27%. I gol da calci piazzati [angoli, punizioni e rimesse, esclusi rigori] sono a 0,7 a partita: il massimo dal 2010-11. Il numero di passaggi è sceso a 858: il minimo dal 2010-11. I rinvii lunghi, calati per nove stagioni consecutive, sono risaliti al 51,9%, mentre i gol di testa hanno raggiunto il 19,8%: record dal 2000-01.
Thomas Gronnemark, specialista mondiale di rimesse laterali lunghe, ricorda l’esperienza con il Liverpool: «La squadra non le usava molto perché il gioco era basato sulla velocità e sul possesso. Avremmo dovuto fermare il ritmo della squadra e questo non sarebbe stato positivo». Ora squadre come Brentford e Tottenham usano le rimesse lunghe come strategia, dilatando i tempi delle partite fino a 25 secondi per rimessa. Arteta con l’Arsenal ha impiegato oltre 40 minuti nei primi sette match solo per battere angoli, più di 11 minuti rispetto a qualunque altra squadra.
Kay sottolinea il rischio evidente: “Se ogni squadra inizia a fare otto, dieci, dodici rimesse lunghe a partita, cambieremo il calcio interamente. Dobbiamo riconsiderare l’idea di spettacolo”. Non si tratta più solo di tecnica o tattica: le pause strategiche rischiano di sottrarre energia al gioco. La famosa intensità della Premier va scemando.
Allo stesso tempo, i numeri confermano un trend che The Athletic considera preoccupante: i gol a campo aperto sono in calo drastico [1,69 a partita], il tempo effettivo di gioco scende [55 minuti di media], la sensazione è che nonostante i minuti di recupero il calcio inglese stia perdendo ritmo. Kay nota: “Più strategie sono costruite su calci piazzati, rimesse lunghe, angoli e punizioni, meno divertente e godibile diventa il calcio”.
Il dibattito sul possesso palla e su Guardiola è centrale. Chi accusa il tecnico catalano di aver ammazzato la creatività, dovrebbe considerare che “la spettacolarità complessiva sembra calare, con partite meno esplosive e più prevedibili”.
Kay prende posizione e considera che “la Premier League ad alta energia, ad alto rischio e con punteggi elevati è stata più spettacolare della nostalgia degli anni 2000 e della critica a Guardiola”. I leggendari anni 2000, tra Mourinho e Benitez, mostravano partite piene di tensione, fisicità e schemi rigidi. Don Jorge Valdano l’hidalgo, uno dei grandi romantici del calcio, una volta ha descritto quel calcio con parole dure e poetiche: «Merda appesa a un bastone».
Oggi non siamo ancora al revival completo degli anni 2000 — il possesso palla è ancora molto radicato — ma si intravede un calcio più diretto, meno creativo, con maggiore dipendenza da calci piazzati. È strategia. Alcuni lo apprezzano, ma Kay ricorda che “chi desidera spettacolo e spontaneità potrebbe non essere soddisfatto. Chi accusa Guardiola di aver tolto divertimento e creatività, dovrebbe fare attenzione a ciò che desidera: il ritorno di stili più diretti potrebbe rendere le partite meno sorprendenti, meno emozionanti”.