Vietato parlare del muscolo pelvico: il tabù della medicina sportiva

 

Pelvico: il muscolo di cui non parla nessuno

Al centro del campus dell’Etihad, tra palle mediche e coni fluorescenti, tre donne ridono mentre stanno sfatando un tabù. Parlano di pavimenti pelvici. La giornalista di The Athletic Charlotte Harpur è andata lì per incontrare la fisioterapista Emma Brockwell, la scienziata della performance Rosie Anderson e la direttrice dei servizi atletici Emma Deakin, tutte impegnate in una piccola rivoluzione: rendere dicibile ciò che nello sport resta ancora invisibile.

«Se apri un qualsiasi giornale medico che parla di anche, inguine o bacino, il pavimento pelvico è assente. È folle quanto sia stato ignorato». Eppure questo insieme di muscoli sostiene organi vitali, regola la continenza e contribuisce alla stabilità del corpo. Ma non se ne parla. 

Tutto è iniziato al Manchester City quando alcune calciatrici hanno segnalato piccole perdite di urina durante un esercizio di salto. Quelle gocce di disagio hanno portato a una domanda collettiva: quanto è diffuso questo problema? Anderson e Deakin hanno chiamato Brockwell, che già collaborava con Chelsea, Arsenal e Washington Spirit, per introdurre un programma di prevenzione e consapevolezza.

Il risultato? Alcune giocatrici ammettevano di limitare i pesi in palestra o di evitare salti e scatti per paura. «Andavano in bagno di continuo prima delle partite, e l’ansia diventava una distrazione» racconta Brockwell a The Athletic. 

La fisioterapista spiega come le conseguenze non siano solo fisiche: «L’incontinenza colpisce la fiducia. Ansia e umore basso sono legati alla disfunzione del pavimento pelvico perché minano la percezione di sé». Il problema non riguarda solo le atlete d’élite, né solo le donne. Brockwell sospetta che anche molti uomini ne soffrano in silenzio. «Gli uomini con dolori cronici all’inguine raramente vengono controllati per il pavimento pelvico» nota Deakin. E quando il muscolo non funziona, possono comparire sintomi come disfunzioni erettili. «Ma nessuno parla di queste cose. Nessuno parla di peni o di vulve. È diventata un’area tabù, anche se è l’epicentro del corpo» insiste Brockwell.

Tre anni fa, il City era già stato il primo grande club a rinunciare ai pantaloncini bianchi, per far sentire più tranquille le giocatrici durante il ciclo mestruale. Ora lo stesso vale per l’incontinenza. «Erano stressate da quel colore –  dice Deakin – con l’attenzione dei media, la paura di una foto nel momento sbagliato è reale» 

Brockwell ha mostrato alla squadra immagini del pavimento pelvico e ha spiegato la connessione con anche, schiena e respiro. «È un muscolo come gli altri», ha detto. «Se si rinforzano i muscoli posteriori della coscia, si può fare lo stesso con il pavimento pelvico».  

Durante l’incontro, le risate erano inevitabili, ma molte più giocatrici hanno segnalato sintomi all’incontro successivo. Oggi Brockwell lavora con il City due volte al mese, una in presenza e una online. E nota un cambiamento profondo. Secondo uno studio del 2010, chi ha avuto episodi di incontinenza è nove volte più esposto a disturbi futuri. 

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