Haaland, ma cosa mangi per segnare così?

Haaland, ma cosa mangi per segnare così?

Erling Haaland ha appena promesso di mungere una mucca alla prossima visita a Greenoaks Farm, una specie di supermercato personale nel Cheshire. È la sua forma di risarcimento dopo aver svaligiato un congelatore pieno di carne. Ha già segnato 24 gol in 14 partite tra club e nazionale. E ora sappiamo cosa lo alimenta.Jordan Campbell su The Athletic racconta com’è fatta una giornata da Haaland e si sofferma a lungo su queste visite alla fattoria, dove si illumina davanti a tre tomahawk di manzo, i suoi preferiti. Quando gli dicono che sono difficili da vendere a causa del prezzo alto, sbruffoneggia: «Allora prendo tutti e tre».

Dove altri calciatori avrebbero forse esitato davanti a tagli pregiati, Haaland espone il suo lato Heston Blumenthal – dice The Athletic – e carica in borsa filetto, ribeye e short rib. Accompagnati da due cartoni di latte e quattro barattoli di miele. «Mi piacciono di più quelli grassi», confessa, e il pacchetto finisce per essere grande quanto la sua città natale, Bryne, in Norvegia.

La mattina del racconto, dopo le 11, Haaland apre la porta al suo nuovo canale YouTube. La prima puntata di 27 minuti offre uno sguardo divertito e rivelatore sulla sua vita quotidiana, rivelando il carburante dei suoi gol supersonici. Sta diventando un innovatore anche nella narrazione di sé, mostrando come l’equilibrio tra giocatore e club sia sempre più individuale. «Voglio che i tifosi capiscano cosa mi rende quasi un cheat code umano», un codice segreto, la sequenza di tasti usata in un videogame. Nella sintesi imparabile dei titolisti: un cyborg. 

La giornata comincia con la visita del terapista sportivo Mario Pafundi, salutato con la tipica battuta di Haaland: «Allora, culo piatto?» La complicità tra i due è evidente, tra stretching, mobilità, rulli e sessioni in camera a infrarossi. Pafundi sottolinea come la vascolarizzazione delle vene di Haaland sia migliorata negli ultimi tre anni. «Una goccia piccola scava un buco nella roccia», sintetizza Pafundi, spiegando la gradualità del lavoro per mantenere il giocatore integro e flessibile.

L’allenamento è breve nel video: qualche scatto e un rondò, ma bastano a far emergere il cambiamento di accento di Haaland in stile Mancunian, la sua energia che lo rende supereroe e persona normale allo stesso tempo. A casa, il ciclo di recupero continua: kimono colorato come i pugili quando salgono sul ring, vasca di ghiaccio, sauna, quattro o cinque volte a settimana. «Fa bene alla mente. Fai qualcosa che non vuoi fare, ma ne trai beneficio», dice mentre inizia a preparare la griglia ancora sudato.

La cucina è la vera protagonista: Haaland raccoglie pane fresco consegnato a domicilio, frigge uova e accompagna tutto con latte crudo e caffè, considerati da lui un superfood. Ecco. Non ha lo chef privato, da adolescente ha imparato a gestirsi da solo. Questo rapporto con il cibo riflette la stessa concentrazione dei suoi sprint verso la porta. «Non voglio essere arrogante, ma devi sentirlo, devi toccarlo. Una buona crosta sulla bistecca significa che sei già a metà strada».

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