Il body building è la porta d’accesso al maschilismo
Il culto del corpo non si limita più alla sala pesi. Plasma anche discorsi e ideologie. Così scrive Chrystelle Bonnet in uno dei pezzi chiave del nuovo numero di L’Équipe Magazine, L’esibizione della forza fisica si fa bandiera della virilità, dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Mark Zuckerberg, patron di Meta, entrambi fieri di mostrare torsi nudi e addominali scoperti. Giovani muscolosi, talvolta legati a ideologie di estrema destra, si muovono tra feste techno e video sui social. Sono stati battezzati Gormiti dall’artista DJ Schnake, ricordando quei pupazzetti spigolosi e muscolosi. “La cultura gym bro rischia di navigare sotto la bandiera della mascolinità tossica”, nota Bonnet.
Il fenomeno non è solo estetico. Al cinema e nelle serie, i personaggi maschili mostrano corpi scolpiti, il torace nudo, quasi a segnare la predominanza fisica come condizione per il ruolo. In un articolo di GQ England, un attore racconta: “È implicito che per avere un ruolo di rilievo devi fare sport e prendere muscoli”. Un docente aggiunge: “Queste silhouette spesso coincidono con periodi di conservatorismo politico e instabilità geopolitica”. Sam Diss ricorda che lo slogan della campagna di Reagan nel 1980, Let’s Make America Great Again, trovò risposta nei film Hardbody con stelle dai corpi imponenti. La serie Arte Viril mostra il passaggio tra un Rambo timoroso e un Rambo II che incarna la sicurezza, così Bonnet sottolinea che si trattava della “restaurazione della fiducia americana incarnata dai corpi duri di Stallone”.
Gli uomini di potere giocano con i muscoli come simbolo politico. L’economista Guillaume Vallet spiega: “I dirigenti politici hanno ben compreso il fenomeno attuale di valorizzazione del corpo, quindi mettono il loro in scena perché significa: ho disciplina, sono pronto a lottare e il mio corpo dimostra che non scherzo”. La muscolatura è come un codice di appartenenza, un messaggio binario che mescola potere, virilità e populismo. La muscolatura originariamente proletaria viene oggi associata alle élite economiche e politiche, ridefinendo la mascolinità come un segno di dominio sociale. Bonnet osserva allora che “la cultura del muscolo ha invaso il campo politico ed economico, da Reagan a Macron, passando per Trump, Bezos e Zuckerberg, tutti pronti a esprimere la loro onnipotenza attraverso la forza”.
Ma il muscolo non è neutro: secondo Stéphanie Lamy, è il segno soprattutto della cultura del dominio. Eugen Sandow, primo bodybuilder della storia moderna, mostrava 50 cm di bicipiti come simbolo di superiorità maschile. Vallet ribadisce che il muscolo “scinde gli uomini migliori dai peggiori”. Ma non tutti i muscolosi sposano questa ideologia. Florent Dorizon, ex bodybuilder, ricorda che costruire muscoli è soprattutto la costruzione della propria salute e non per forza un mezzo di dominio. NajBFit, influencer, distingue: “Un vero maschio alfa non sminuisce gli altri, è in competizione solo con se stesso”. Ma la linea tra l’alfa e lo stronzo, diciamo la verità, è sottile.