Le previsioni sull’Italia e cosa succede intorno
Era solo un mese fa quando Track & Field attribuiva all’Italia una proiezione nel medagliere di un oro, due argenti e tre bronzi. Massimo Stano non si era ancora sfasciato un bicipite femorale e il favorito per l’oro nella 35 di marcia che stanotte apre i Mondiali era lui. Volendo restar fermi dunque alle previsioni della rivista più prestigiosa, la migliore Italia mai apparsa sul tartan dovrebbe tornare dalla pista dei cinque ori olimpici di Tokyo senza titoli. È un paradosso troppo crudele per non credere che arriverà qualcosa, qualcuno-a a spettinarlo. Gli argenti attesi per T&F sono quelli di Andy Diaz nel triplo alle spalle del giamaicano Jordan Scott e da Leonardo Fabbri nel getto del peso dietro Ryan Crouser. I bronzi sono stati attribuiti a Mattia Furlani nel salto in lungo dietro il greco Tentoglou e il giamaicano Wayne Pinnock, ad Antonella Palmisano nella 35 km di marcia dopo Maria Pérez e Kimberly García, a Larissa Iapichino nel salto in lungo dietro Tara Davis-Woodhall e Malaika Mihambo.
Se tutte e tutti ripetessero a Tokyo la migliore prestazione dell’anno, avremmo un’Italia da due ori [Diaz, Fabbri], due argenti [Furlani, Palmisano], un bronzo [Iapichino] con Nadia Battocletti che non ha ancora nei 10 mila un crono stagionale pur essendo la numero 2 del ranking. Con altre otto tra finali o piazzamenti nelle prime-8 posizioni: Nicole Colombi e Eleonora Giorgi nella marcia lunga, Nadia Battocletti quinta nei 5.000, Stefano Sottile e Matteo Sioli nel salto in alto, Zane Weir nel getto del peso, la 4 per 100 femminile, la 4 per 400 mista. È una foto grafia più luminosa ma rischia di essere altrettanto ingannevole.
I temi a cui finirà per appassionarsi Slalom sono il testa a testa fra Europa e Africa, la possibilità di una doppietta per Jakob Ingebrigtsen [1.500 e 5.000], Faith Kipyegon [1.500 e 5.000] e Julien Alfred [100 e 200], il sacrificio degli ostacoli da parte di Sydney McLaughlin-Levrone per correre i 400 piani, il triello tra Karsten Warholm, Rai Benjamin e Kenny Bednarek, Kishane Thompson contro Noah Lyles nei 100, il debutto di Gout Gout, Mondo Duplantis di fronte alla barriera dei 6 metri e 30.

L’altro Mondiale di Tokyo: il salto di Powell
Una barriera storica cadde l’altra volta che i Mondiali di atletica si posarono a Tokyo. Era il 1991 e Mike Powell cancellò dal libro dei record gli 8 metri e 90 di Bob Beamon nel salto in lungo. Il primato durava dal 1968. Lui disse che pensava di essere battuto prima o poi da Carl Lewis, Emanuela Audisio su Repubblica raccontò che Powell era “finito sdraiato sulla schiena, con i piedi fuori dalla sabbia. Come quelli che si tuffano con troppa energia dal trampolino e cadono in maniera disordinata. E con quella braccia lunghe, da giocatore di basket, si è subito dato da fare: allargandole, agitandole, cercando di afferrare una sensazione che stava scivolando nell’aria. E poi gli occhi: avidi di una certezza, doloranti perché ancora non sapevano, immaginavano e basta, e la bocca spalancata, grande come un secchio, pronta a rimangiarsi la grande illusione. E la densa lentezza dei minuti che finiva per essere una terribile chiusura lampo in cui s’impigliava il cuore: d’accordo, era un buon salto, aveva puntato tutto su quello, era il suo ultimo salto, ma quanto era lungo?”.
Lo misurarono in 8 metri e 95. Lewis aveva saltato 8,91 ma ventoso e poi “aveva voltato le spalle a Powell – raccontò Audisio – e si era sdraiato a dormicchiare per terra, aspettando la morte del toro. Come a dire: salta pure, sfiancati, provaci ancora una volta, come tutte le altre volte, ma non sperare di farmi girare la testa, io la tengo fissa sui miei orizzonti. E mentre lui pensava così, Powell ha preso la rincorsa: sbuffando, guardando per terra, al momento dello stacco ha chiuso gli occhi e in aria ha continuato a correre con tre passi e mezzo. Lo stesso stile di Beamon, lo stesso di Lewis, si chiama “running off”, solo che Powell ha una rincorsa meno veloce, anche perché è più leggero, ma la sua proiezione verso l’ alto è maggiore e la sua parabola più funzionale. Il suo angolo di decollo va infatti dai 21 ai 23 gradi mentre quello di Lewis oscilla dai 18 ai 20. E quando Powell è allunato quasi fuori della buca, Lewis era fuori dalla storia, come un foglio di vecchio calendario”.
Nella pagina accanto, Mario Fossati raccontava invece il balzo di ventitré anni prima: il record caduto. “Uno, due salti nulli. I giornalisti specializzati americani, a fianco del collega Giulio Signori e mio, posavano come dire il labbro sui balzi a vuoto di Bob. I giudizi dei coach erano duri. Prima del terzo salto Bob accostò Ralph Boston, il vincitore di Roma. Ralph doveva avergli consigliato una modifica della rincorsa. Con 8 metri e 23 centimetri, Bob approdò alla finale. Quindi il capolavoro. Beamon si distende in lunga corsa, accelera con la decisione di uno che deve superare un crepaccio, che gli appare dapprima di fronte e che ancora “sente”, volgendogli le spalle. Un salto interminabile. Lo ha uncinato un elastico. Sforbicia e, infine, plana con le gambe elegantemente in croce, accoccolandosi sulla rena. È scivolato nell’aria. Gli applausi esplodono. Bob è atterrato oltre il raggio dei misuratori ottici: gli “ufficiali” debbono prendere le misure con un metro d’ acciaio. Un giorno, mi fa Signori, racconteremo: io ho veduto saltare Bob Beamon”.
| I salti di Larissa Iapichino
➣ Il suo salto si evolve insieme a lei?
«Il gesto tecnico del lungo è come un abito su misura: quando trovi quello giusto, salvo imprevisti, non lo cambi più. Il mio qui a Tokyo sarà il salto dell’oro indoor di Apeldoorn: rincorsa a 15 passi più pre-avvio. Con papà, abbiamo aggiunto forza e velocità. È la strada giusta».
➣ La formidabile sprinter 15enne Kelly Doualla dopo i due ori all’Europeo U20 ha rinunciato all’esperienza giapponese. Ha fatto bene?
«È classe 2009, ha l’età di Anastasia: le parlo davvero da sorella maggiore. Ha fatto bene. È stata una scelta saggia e sacrosanta: ha solo 15 anni. Ha già fatto cose spettacolari, ben oltre la sua categoria e le coetanee».
➣ Lo dice per esperienza, Larissa? Anche a lei è capitato di essere la predestinata figlia d’arte.
«Proprio per questo le auguro di mantenere lo spirito con cui corre, vedo che si diverte, spero che non le passi mai la voglia di fare atletica. Avrà le sue soddisfazioni, va già fortissimo. Snaturare una ragazza così giovane spingendola verso una dimensione così grande, sarebbe stato superfluo. È giusto rispettare percorso, tempi, età». – intervista di gaia piccardi, Corriere della sera
LETTURE
Le ambizioni del resto d’Europa
È tutto il panorama a essere confuso. La Germania si presenta a Tokyo per cancellare le zero medaglie di Budapest: nel 1997 era il primo paese alle spalle degli USA. La Francia si accosta all’evento in Giappone in piena depressione, perché delle sette finaliste individuali dell’estate scorsa ai Giochi di Parigi, ce ne sono tre assenti [l’argento Cyréna Samba-Mayela, Clément Ducos e Alice Finot], altre tre in uno stato di forma incerto e precario [Rénelle Lamote, Gabriel Tual e Louise Maraval] e il solo Yann Chaussinand quarto nella classifica mondiale con un personale di 81,91 nel giavellotto. “Un risultato un po’ magro per uno sport che non offre più garanzie di medaglie” commenta L’Equipe. Romain Barras, direttore delle prestazioni ella federazioni, dice che questo è spesso il destino di uno stagione post-olimpica, ma è post-olimpica per tutti. La Francia si consola al pensiero di avere una ventina di carte da primi-12 posti, significa tutto e niente. Renaud Lavillenie è il veterano al suo ottavo mondiale e la sensazione che neppure stavolta arriverà l’oro [qui rivive i precedenti]. La Spagna fa i conti con le assenze del marciatore Álvaro Martín e della saltatrice Ana Peleteiro, ma i giornali nelle loro previsioni azzardano una mezza dozzina di possibilità di medaglia, tra cui l’ostacolista Llopis e il mezzofondista Attaoui.
L’Africa
L’Athletics Integrity Unit (AIU) ha presentato appello al TAS [la sigla internazionale è CAS] contro l’assoluzione di Diribe Welteji da parte dell’Ethiopian National Anti-Doping Office. È accusata di aver violato l’articolo 2.3 delle regole antidoping, quello sulla mancata presenza a un controllo. A poche ore dai Mondiali, il tribunale svizzero potrebbe decidere di escludere l’atleta: le batterie dei 1500 femminili sono previste domani, Welteji è l’argento mondiale uscente.
La Reuters invece ha condiviso sui suoi canali social un video di un paio di minuti scrivendo che “la reputazione del Kenya è spesso legata ad atleti d’élite e medaglie olimpiche. Ma a Nairobi, questa tradizione viene reinterpretata, non sui podi, ma nelle tranquille mattine, dove un numero crescente di residenti usa il movimento per costruire una comunità”.