Lo Slalom del 17 luglio | Cosa leggere, sapere e vedere

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#1  giorno ai Mondiali di nuoto artistico

     

►  LA NAZIONALE italiana femminile di calcio si è qualificata per le semifinali degli Europei battendo 2-1 la Norvegia a Ginevra. È la prima volta che le azzurre vanno così lontano da quando il campionato si gioca a sedici squadre. Da svezia-Inghilterra di stasera verrà fuori la prossima avversaria. 

◇  L’Inter ha già l’accordo con Lookman e ora deve convincere l’Atalanta. Allegri chiede al Milan il regalo Vlahovic [Corriere della sera], mentre la Juventus torna sotto per Sancho. Napoli e Galatasaray ancora parlano di Osimhen: ve lo ricordate Osimhen? Il Corriere scrive che De Laurentiis chiede una clausola anti-Italia. La Stampa racconta di uno scontro totale tra Juve e Inter per Nico Gonzalez e forse per Frattesi. Elmas vuole tornare al Torino. 

◇  Maurizio Sarri ha avuto un malore ed è stato trasferito in ospedale. Ha sostenuto una visita d’idoneità approfondita e nel pomeriggio è tornato al lavoro a Formello. 

◇  I giornali catalani danno ampio risalto al rinnovo di Lamine Yamal con il Barça fino al 2030. Avrà il numero 10. Ha chiesto di giocare con Nani [battuta]. 

◇  Al Tour de France c’è stato un discreto spavento per la caduta di Tadej Pogacar a cinque km dal traguardo di Tolosa. Ha vinto il norvegese Abrahamsen e Ben Healy ha tenuto la maglia gialla. Nel prologo del Giro del Belgio ha vinto la cara Zoe Bäckstedt. 

◇  La Nazionale maschile di pallavolo ha battuto la Serbia per 3-0 in Nations League, 75 minuti di partita, settima vittoria consecutiva e qualificazione alle finali quasi centrata. Oggi si gioca con l’Ucraina.  

◇  L’Italia del tennis ha cominciato con una vittoria per 2-0 sulla Croazia la Coppa Hopman, torneo a squadre miste che un tempo si giocava come avvicinamento agli Australian Open. È stato scalzato dalla Coppa United – che ha preso il posto della Coppa ATP – che voleva fare concorrenza alla Coppa Davis che mio padre al mercato comprò. I due punti sono arrivati da Lucia Bronzetti e Flavio Cobolli

◇  Oggi Hamilton e Leclerc proveranno al Mugello la nuova sospensione della Ferrari, cruciale aggiornamento per la stagione [la Gazzetta]. Ieri sono stati in pista con la macchina di due anni fa. Paolo Filisetti spiega che sè stato spostato più in basso il punto di attacco anteriore del triangolo superiore, una modifica che è frutto di un’analisi profonda a livello strutturale prima che aerodinamico. Così si ottiene più stabilità. Il Mondiale torna il 27 a Spa. Invece torna in questo week-end Jorge Martin sull’Aprilia: rientro al GP di Brno. 

◇  C’è stata una nuova tragedia in bicicletta. Al Giro della Valle d’Aosta è morto un ragazzo di 19 anni, Samuele Privitera, caduto a Pontey durante la prima tappa, a una trentina di km dal traguardo. Secondo le prime ricostruzioni in discesa ha perso il caschetto di protezione e ha battuto la testa contro un cancello. Correva per la squadra di Axel Merckx, figlio di Eddy. 

 

 

   

Caldo caldo siccità, nella mia città c’è un fiore

Pino Daniele

La retorica di Gravina per la semifinale dell’Italia femminile

Ma lo statuto della federcalcio è tutto scritto al maschile

Cercami come Sofia Cantore cerca Cristiana Girelli. Quando Sofia Cantore tocca la palla, lo fa con la suola, con l’esterno, lo fa avanzando da sinistra caracollando, anzi caracantorellando. Senza offesa: lo fa che sembra Kvaracantore. Cristiana Girelli invece segna a una maniera che tra gli uomini non ha eguali, se non a volerli cercare nel pantheon del calcio italiano giacché tra i contemporanei non ce n’è stato uno in grado di far gol alla Norvegia. C’è chi dice che somigli a Paolo Rossi, c’è chi dice a Pippo Inzaghi, Ade Hegerberg invece dice che segna alla Cristiana Girelli, «riempie l’area come nessun’altra al mondo».

È così che l’Italia del calcio si ritrova con la sua nazionale in semifinale agli Europei. Quella delle donne, mentre gli uomini si sa: che cosa ce lo ripetiamo a fare. La nazionale del basket l’aveva fatto un mesetto fa: terzo posto e bronzo europeo in mezzo a un ventennio di niente maschile. La nazionale di volley è arrivata all’oro olimpico e quella degli uomini non ancora. I ranking mondiali certificano la supremazia delle donne anche per la nazionale di rugby e la parità raggiunta nella pallanuoto durante i mesi di squalifica del Settebello. 

Le squadre sono donne. Il Corriere dello sport-stadio lo dice stamattina in prima pagina scegliendo nel titolo una discordanza di genere. Il cielo è azzurre si legge – e qui la faccenda diventa seria, diventa interessante. 

Pochi minuti dopo la vittoria, Gabriele Gravina è corso in RAI a incassare la quota di visibilità scavando le parole giuste dentro la cassetta degli attrezzi e tirando fuori dall’armadio della retorica nell’ordine: «l’Italia che non molla mai», «l’Italia che noi amiamo», «la maglia che rappresenta un paese», «l’orgoglio di un paese», ma soprattutto – colpo di scena, sorpresa delle sorprese, meraviglia delle meraviglie – «il nostro modello, noi siamo questi»

Ha detto così. «Il nostro modello. Noi siamo questi».  

  Ora però. Se noi siamo questi, se la nazionale femminile è «il nostro modello» e se il cielo è azzurre non torna una cosa. Non torna il fatto che nello statuto della federazione italiana giuoco calcio ci sia scritto per 17 volte calciatori mentre calciatrici non c’è scritto mai. 

Del resto Gravina ha detto che «noi siamo questi» mica queste. Un risultato che «ci rende orgogliose» ha invece detto Andrea Soncin usando il femminile sovra esteso: lo aveva fatto Carlo Silipo con il Setterosa agli ultimi Mondiali. 

Prima di spingersi fino al femminile sovra esteso, la federazione dell’Italia che noi amiamo potrebbe forse intervenire sul suo statuto approvato il 20 novembre 2024, non nell’Ottocento, aggiungendo allenatrici dov’è scritto allenatori [due volte], calciatrici dov’è scritto calciatori

Non è wokismo né un capriccio. È un indirizzo giunto alla pubblica amministrazione, invitata a usare per la documentazione nei suoi uffici un linguaggio che non sia discriminatorio. I due capisaldi di questo processo sono: a) la sostituzione dei nomi di professioni e di ruoli ricoperti da donne declinati al maschile con i corrispondenti femminili; b) l’abolizione del maschile inclusivo e la sua sostituzione con le due forme, maschile e femminile, anche variamente abbreviate. Più chiara di così una linea guida non può essere. 

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Il presidente ombra

Come per Rino Gattuso sulla panchina della Nazionale A, pure per Silvio Baldini all’Under-21 Gigi Buffon ci mette la faccia. L’ha scelto lui. Senza giri di parole, come da titolo della Gazzetta stamattina. 

Dunque Buffon è diventato molto di più di un capo delegazione. Non risulta che Carlo De Gaudio e Gigi Riva scegliessero i cittì. La Gazzetta aggiunge che il nuovo ct degli azzurrini fu allenato dal padre di Gigi. D’altra parte Gattuso ci aveva avvertito che d’ora in avanti la Nazionale deve essere una famiglia. 

 

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 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Inghilterra l’attesa per gli Open Championships di golf – In Francia il Tour – In Spagna le vicende di Real e Barcella – In Italia il calciomercato viene prima della Nazionale femminile e di Patrinieri-Taddeucci [tranne per QS]

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I temi del giorno

 

 

Come bisogna chiamare il Major di golf dei britannici

C’è una questione linguistica pure attorno al quarto Major di golf della stagione appena cominciato. È anche il più antico. È il Wimbledon del suo sport. Ufficialmente si chiama The Open Championship ma per molti resta il British Open [così lo chiamano Arnold Palmer e jack Nicklaus] mentre per molti inglesi è The Open è basta. L’unico. 

Lo racconta Sauro Legramandi su Golfando mentre a Royal Portrush – Irlanda del Nord – cominciano a menare colpi sulle palline con le mazze. 

L’organizzatore della storica gara, l’R&A, non ha mai avuto dubbi: dal 1860 lo ha sempre chiamato The Open Championship. All’epoca non esistevano altri open nel mondo. Poi sono arrivati lo U.S. Open, il South African Open, l’Australian Open e via via molti altri. Praticamente ogni Paese ha il suo. Da qui la necessità, soprattutto negli Stati Uniti, di distinguerlo: è nato così il termine British Open, utilizzato da oltre un secolo anche dall’agenzia di stampa Associated Press. Ma l’R&A non ci sta. Negli ultimi anni ha lanciato una campagna di comunicazione per ribadire che l’unico vero Open è quello originale, giocato per la prima volta a Prestwick, in Scozia. E oggi, più che The Open Championship, lo si sente chiamare semplicemente The Open.

Chi sbaglia viene accusato di essere un gaffeur. Nel 2021, dopo la vittoria a Royal St. George’s, l‘americano Collin Morikawa pronunciò un discorso perfetto fino all’ultima frase. Non vedo l’ora di tornare ogni anno al British Open per sentire il vostro tifo, disse. L’R&A invece non disse nulla ma trattenne il fiato. Adam Scott ha ammesso di aggiungere l’aggettivo British davanti a Open quando parla con gli americani. 

Golfando ricostruisce alcune testimonianze da giornali d’epoca e si domanda: E se un giorno l’Open si giocasse fuori dal Regno Unito? L’R&A sta valutando seriamente la possibilità di portarlo a Portmarnock, vicino Dublino. Ma l’Irlanda non fa parte del Regno Unito. Chiamarlo British sarebbe un controsenso

Mark Darbon, il nuovo Ceo dell’R&A, ha messo le mani avanti e ha spiegato che la patria del torneo è l’intero arcipelago britannico, non solo il Regno Unito. Si vedrà.

I favoriti

Matteo Dore sulla Gazzetta ha scritto che almeno duecento mila tifosi sognano che Rory McIlroy faccia il bis dell’anno dopo il Masters e il bis della Claret Jug dopo quella che ha vinto nel 2014 al Royal Liverpool. L’ultima volta nella sua Irlanda [sua di McIlroy non di Matteo Dore] rovinò tutto con un drive alla prima buca, chiusa in 8 colpi invece di 4. Vinse un altro irlandese, ma del sud, Shane Lowry. Gli avversari di McIlroy nei pronostici di stamattina sono Scottie Scheffler, numero 1 al mondo [ha vinto il Pga Championship] e il campione in carica Xander Schauffele [“quest’anno non ha grandi risultati, ma le qualità non si discutono e una settimana fa ha dato segnali di risveglio in Scozia”]. Ma all’Open manca un bis consecutivo dal 2012.

Il percorso

Il Royal Portrush è uno dei green più prestigiosi, il suo pedigree risale al 1888. Ma come tappa del circuito è relativamente nuovo. Il campionato più antico è del 1951, un secolo dopo l’inizio del torneo, e per altri 68 anni non ce n’è stato un altro. La rivista Golf ha messo in fila le buche più difficili e in cima a tutte sta la numero 11 [475 yard, par 4], perché non era nel progetto originale di Harry Colt. Fu aggiunta con l’approvazione dell’architetto nell’ambito di alcuni cambiamenti introdotti alla fine degli anni ’30, quando la club house fu trasferita dalla città di Portrush, più di mezzo miglio di distanza, alla sua posizione attuale. L’impatto del vento è notevole, spesso impetuoso e solitamente sferzante. Sebbene il fairway si allarghi curvando a destra, i problemi si nascondono anche a sinistra sotto forma di dune e rough ostico

In effetti i problemi a sinistra sono alcclarati e diffusi in tutto il mondo. 

Il green è rialzato – si legge su Golf – con un falso fronte che respinge le palle in una valle – altro motivo per cui l’undicesima buca ha registrato più del doppio dei bogey o peggio, rispetto ai birdie del 2019

La buca numero #14 è stata soprannominata Causeway per via di un percorso precario da seguire per raggiungere un lungo e stretto green a schiena d’asino. Alla sua destra c’è una depressione simile alla Valle del Peccato. A sinistra lo attende uno dei bunker più profondi della proprietà. Un dilettante potrebbe passare la giornata intera a fare avanti e indietro senza successo

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Le analisi

        

I dolori dell’ex giovane Pogacar 

Quando si cade al Tour de France, il giorno dopo è tutta una sopravvivenza al dolore. Lo ha ricordato ieri sera Tadej Pogacar prima di andare a dormire, col timore di aver appena pronunciato una profezia che si auto-avvera. Oggi la corsa si arrampica sui Pirenei, con l’arrivo ad Hautacam. 

L’immaginifico Alexandre Roos ha scritto stamattina su L’Équipe che l’undicesima di tappa di ieri si è trasformata in una danza punk, una follia che ha incendiato una giornata descritta come noiosa, la sala d’attesa prima dell’attacco ai Pirenei. E i tanti abitanti di Tolosa ai lati della strada hanno contribuito a questo carnevale di pazzi. Come ha riassunto Sébastien Piquet, voce di Radio Tour che segue la corsa a bordo dell’auto di Thierry Gouvenou: – Non abbiamo avuto il tempo di fermarci per fare la pipì.

Il gigantesco caos è cominciato con una fuga partita al km zero, come i pomodori di Coldiretti. Jonas Abrahamsen si è messo davanti con Mauro Schmid e Davide Ballerini. I primi due sarebbero arrivati fino in fondo: primo e secondo. Ma dietro i contrattacchi si susseguivano come onde sulla spiaggia scrive Roos – al quale Filippo Maria Ricci deve aver fatto ascoltare nei giorni scorsi Bella d’estate di Mango. A una sessantina di km dal traguardo si è staccato dal gruppo un altro blocco [come un pezzo di ghiaccio da un iceberg sempre Roos] – ed era un gruppetto da classiche, formato da Mathieu Van der Poel, Wout Van Aert, Quinn Simmons, Arnaud De Lie, Axel Laurance. Il distacco ha cominciato a ridursi ma poi si è stabilizzato: una ventina di secondi a 30 km dal traguardo, ancora venti a -10 km, la suspense era pazzesca e la resistenza del primo gruppo ancora di più

È stato a quel punto che una banda di punk ha deciso di calpestare i codici che governano la vita in gruppo. Una parata di Gremlins ingestibili che attaccavano e riprendevano le operazioni quando si pensava che fosse giunto un momento di tregua. L’unica regola che non è stata infranta è stata quella di non attaccare un avversario a terra, spiega Roos, neppure – o soprattutto – se l’avversario a terra era Tadej Pogacar, caduto a 5 km dal traguardo quando Tobias Johannessen ha cercato di seguire l’ennesima accelerazione di un Vauquelin molto attivo. Gli ha toccato la ruota anteriore e paffete.

  Qui a Slalomello, la sede di Slalom, abbiamo deciso da tempo che non ce ne frega niente dell’odio social. Zero. Non esiste. Fatti loro. Gli insulti a Johannessen restano là. 

A Slalomello è più eccitante occuparsi della complessità del patto tra gentiluomini invoga nel ciclismo [ne ha scritto Rouleur] o della grande resa dei conti promessa da Roos per la giornata di oggi sulla salita finale, dove Pogacar sarà irrigidito dalla caduta e i Frelons vorranno dimostrare di poterlo davvero mettere alle strette. I Frelons per i francesi sono i calabroni. La Visma.

 

Il mito dei Pirenei

DI JACQUES SEDENTEUR

Sui Pirenei a settembre ci vanno gli spagnoli. Portano la loro Vuelta fra le montagne povere come sul dorso di un asino, mentre noi francesi che ci siamo sempre andati a luglio, in piena estate, quando il sole è più sole che qua, ci arriviamo con la luce che di solito accompagna gli eroi e i loro cavalli bianchi

Los Pirineos dicono loro. Les Pyrénées scriviamo noi. Sono strade che ci dividono o ci uniscono, la verità è sempre nell’occhio di chi guarda. Eppure per loro sono montagne maschili, vette virili d’autunno come un Banderas o un Javier Bardem, per noi sono femminili, sono le promesse tradite della bella stagione. 

Le nuvole basse sono tende dietro le quali les Pyrénées si nascondono, ma tutti sanno che non si sono mai mosse di là. Avrebbero bisogno di un buon ufficio stampa per competere con lo charme delle Alpi, che la decadenza della cultura francese in favore di quella anglosassone spinge tutti adesso a definire glamour.

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Chi è Jacques Sedenteur e chi è Geraldine  [cronache dal Tour 2020]

   

Jonas Abrahamsen

Il cameo di ieri è il vincitore di tappa. Paradossale ma fino a un certo punto. Pedalava davanti verso il traguardo e tutti noi volevamo sapere cosa stava succedendo dietro. Thomas Perotto su l’Èquipe scrive che “la mitologia si è invitata al tavolo del team Uno-X Mobility lungo le strade di Tolosa per celebrare un corridore, una squadra e un Paese. La Uno-X ha ottenuto la sua prima vittoria al Tour, la prima anche in un Grande Giro, e lo deve a un distruttore di pedali, un tiranno dell’asfalto che si è rivelato lo scorso luglio. Qualche settimana fa non sapeva come avrebbe fatto a salire in bicicletta”. Si è rotto una clavicola al Giro del Belgio un mese fa e in ospedale piangeva perché sapeva di aver perso l’occasione di partecipare al Tour de France. 

 

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Interpreti

 

     

Ginevra Taddeucci ha aperto il profilo

Gregorio Paltrinieri aveva vinto l’oro nel 2022 davanti a Domenico Acerenza e cinque volte prima di Ginevra Taddeucci un’altra italiana era stata d’argento nella 10 km delle acque libere. I due secondi posti di ieri mattina a Singapore significano che sono i migliori al mondo tranne una-uno, e dunque vanno celebrati pure se non hanno scritto la storia o non sono sul tetto di qualche cosa. È sempre pieno di gente che riscrive la storia e sale sul tetto di qualcosa. 

Giulia Zonca su La Stampa considera che non si capisce da dove iniziare a contare per definire la densità della carriera di Gregorio Paltrinieri che è piena, carica, ciccia di risultati: gronda di successi. Eppure, non c’è un numero che la catturi. Argento nella 10 km di Singapore, oltre i 30 anni e i 30 gradi dell’acqua, oltre avversari più giovani di lui che puntano su condotte di gara impossibili. Non può raggiungere Wellbrock che va in solitaria fin da subito, però spacca l’asse della Germania, passa da quarto a secondo all’ultimo chilometro in una sfida che voleva e vuole ancora vincere. È una tappa, ma è anche l’ottavo mondiale di fila su un podio per l’azzurro. Ci sta sopra dal 2013: era appena uscita «Get Lucky» dei Duft Punk e così come dopo non si è ascoltata troppa musica migliore, pure il nuoto ha continuato a girare intorno al nome di Greg. Non l’unico campione, ma il solo a esserci sempre

Stefano Arcobelli sulla Gazzetta parla di Patrinieri come di un drago nell’acqua e si domanda: Ma non doveva pensare solo a Los Angeles? Un Greg dall’incedere folle, inarrestabile, dalle bracciate penetranti, dalle frequenze forsennate, dalla gestione azzeccata di ogni situazione, ormai il cruccio delle sue prestazioni

Quanto alle condizioni dell’acqua, Lia Capizzi sul Corriere della sera ha scritto che i caimani del nuoto di fondo sono avventurosi e malleabili per definizione, nuotano e lottano contro onde, meduse, correnti, spintoni e gomitate, senza lamentarsene. Ma guai a mancar loro di rispetto. La rivoluzione è appena iniziata, ci vorrà però del tempo per vederne i frutti. Le gare proseguiranno da domani a domenica nel mare di Singapore con vista sulle tante petroliere.

Ginevra Taddeucci ha iniziato a nuotare a nove anni nella stessa piscina frequentata dal cugino. Apprezza gareggiare in staffetta. Con il passare degli anni sceglie il mare e le lunghe distanze. Durante la gara si rilassa canticchiando i tormentoni del momento. [La scheda del CONI ai Giochi di Parigi]. C’è stata una svolta rispetto a un anno fa. Nell’estate del 2024 il suo profilo instagram era privato con 3.900 follower. Adesso sono quasi 8.000 ed è diventato pubblico. 

   

Il dolore sotto chiave di Davide Nicola

 ➣   La chiamano “collezionista di salvezze”. Ci risiamo.

«Io ascolto tutti, ma non sono collezionista di niente. Credo invece di essere un professionista serio, molto ambizioso. Non ho mai fatto imprese, sono sempre stato un attore fra gli altri. Ho lavorato con gente che, come me, ci ha creduto, questo sì».

 ➣   Quindi, anche se non le piace chiamarla così, si prepara all’ennesima impresa.

«La salvezza è il risultato di un percorso di un anno. Non bisogna cascare nella trappola: se perdi due partite ti danno per spacciato, se fai cinque punti ti dicono che sei salvo. Credere a questo genere di narrazione è il miglior modo per non raggiungere l’obiettivo. Servono tenacia e una voglia matta di salvarsi».

 ➣   Le altre salvezze le ha dedicate a suo figlio Alessandro, mancato a 14 anni.

«Luis Enrique, che ha perso una figlia piccola, in poche parole ha detto tutto: la vita è una continua sorpresa, ti mette di fronte a situazioni che mai avresti immaginato, e non possiamo controllare tutto. Dobbiamo essere grati per qualsiasi cosa accada, che ci piaccia o no, perché tutto può contribuire a renderci persone migliori. La gratitudine è il segreto della vita».

 ➣   Lei coltiva altri amori, oltre al calcio?

«Sono appassionato di immobili storici. Amo il ciclismo, l’ho dimostrato quando ho fatto 1.300 chilometri in sella per festeggiare la salvezza del Crotone. E mi piacciono i libri».  –  intervista di franco vanni, Repubblica

 


 

Le immagini della giornata di ieri

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Oggi

 

     

 Guida allo sport in tv di oggi

La prima giornata degli Europei Under-23 di atletica

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Finzioni

Il tennista trimezzato

Giocare una finale a Wimbledon con troppi sponsor

|   DI MARCO CIRIELLO

C’era la finale di Wimbledon, l’estate intorno, e nel suo spogliatoio il tennista Roger Weber aveva un grosso problema che si era trascinato, e con molta difficoltà, per tutto il torneo. Da una parte, sul lettino, stava la sua faccia che provava a trovare un ultimo accordo, e dalle altre parti stavano la sua testa, il suo tronco con braccia e gambe e i suoi piedi, che non volevano più sentire ragioni. 

Una storia complicata, quella del tennista Weber, che lo vedeva indugiare mentre fissava la scissione del suo corpo, che era cominciata quando aveva deciso, su indicazione del suo manager, di affidarsi a sponsor diversi, sfruttando al massimo la diversificazione, non tenendo conto che le lotte tra i marchi potessero estendersi fino al possesso delle parti che ricoprivano. La testa era andata al marchio di cappelli Wilde, il tronco con braccia e gambe al marchio di abbigliamento sportivo Nunc, e i piedi al marchio di scarpe Kucha. E per fortuna non aveva ancora firmato per gli orologi, i polsini, e le mutande, altrimenti si sarebbe ritrovato macellato dal capitalismo.

Chiunque fosse entrato in quello spogliatoio avrebbe visto una scena oltre George Romero, o forse quasi da Tiziano Sclavi, non credendo ai suoi occhi, ma per fortuna la faccia e la parte di cervello rimasta attaccata avevano convinto la parte con le braccia a chiudere a chiave la porta d’ingresso, ma il tempo passava e l’accordo sembrava impossibile. Si discuteva alla ricerca di una ragione comune, come in una assemblea di condominio, con violenza e negazioni, senza comprendere che il tennista Weber poteva battere ogni record rivincendo Wimbledon. Ma i piedi volevano una percentuale maggiore, con la scelta dei magici calzini Fostisur – prodotti sempre dalle scarpe Kucha –, e reclamavano la loro fondamentale importanza nel vincere le partite; la testa, con mezzo cervello le orecchie e i folti capelli biondi del tennista richiedevano la firma sotto il contratto dello shampoo e balsamo Burnett – prodotto sempre dai cappelli Wilde – e sottolineavano che senza la provvidenziale tenuta psichica e senza strategia il resto del corpo non serve a nulla; il corpo con braccia e gambe rispondeva che il grosso delle partite se le sfangava quasi da solo e il gruppo Nunc – che era all’origine della lite – per questo riteneva di dover ricoprire interamente il tennista, ma quando aveva avanzato la proposta, con una mega offerta mai vista nella storia dell’interno mondo dello sport, era scoppiato il casino e la conseguente scissione.  [il racconto completo è qui]

[Giugno 2018. Per gentile concessione dell’autore]

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L’ultimo scroll

 

 

Lo scambio di documenti

C’è stato un tempo nel quale il calciomercato si chiamava nelle tabelle dei giornali campagna acquisti oppure compravendita. Sarà per il nome diverso, sarà perché i tempi cambiano e le mamme invecchiano, a quel tempo un affare o si faceva o saltava, mentre oggi siamo sempre lì nel mezzo come dice il poeta: un’immanenza che è pure imminenza. Ogni giorno accade qualcosa nel flusso che porta Tizio da Qui a Lì. Ogni giorno c’è un capitolo da seguire nel grande romanzo della compravendita. Per esempio: lo scambio di documenti

Chi se lo immaginava fino a cinque anni fa, ma forse pure fino all’anno scorso, chi se lo immaginava che fosse una notizia. Anzi, a dirla tutta, pur seguendo le trattative dall’inizio alla fine, mai sarebbe intervenuta la tentazione di credere che ci fossero di mezzo delle scartoffie – se non per i diritti d’immagine di De Laurentiis. Gli affari non si facevano con la famosa stretta di mano? 

Così adesso si resta spiazzati nel ricevere notifiche e breaking news perché il Napoli e l’Udinese si sono scambiati i documenti per Lorenzo Lucca. Spiazzati e affascinati, maledizione, uno vorrebbe saperne di più. Che documenti? Per favore. Fate piena luce. Lo stato di famiglia, il certificato di battesimo, la residenza storica? Perché non ce lo dicono? Vogliono tenerci all’oscuro. La disinformazione. La casta. Vergogna. +++ Fate girare +++

Quando arriva lo scambio di documenti è il sipario su ogni ulteriore sviluppo. È fatta. A quel punto davvero manca solo la firma. Ma è anche la sospensione di ogni batticuore, la fine delle sorprese. A meno che non ci sia uno scambio tra i documenti. Tipo: aspetti quelli di Gigi Donnarumma e ti arrivano le copie di Antonio. 

Finora non risultano casi censiti, nel calcio ci stanno attenti. Il calcio del resto è l’unico posto dove uno che si chiama Lucca ha giocato a Pisa. È il regno del possibile. Sono i signori della politica che pasticciano. Qualche mese fa ci fu uno scontro sullo scambio di documenti tra Figliuolo e Ugolini per l’alluvione in Emilia-Romagna. Lo scrisse il Corriere del Bologna e il Pd gridò: «Il governo chiarisca». Vai a sapere. 

Lo scambio di documenti scuola-famiglia da tempo si è invece spostato online: un bel casino. Per i ragazzi e le ragazze. Sei privo una mattina di fare filone per andare in Villa: a casa lo vengono a sapere in tempo reale. Suona la notifica. Scambio di documenti

Poi dice che loro si vendicano. Per forza. Le cronache locali da Cesena raccontarono qualche anno fa di un giro di scambio di documenti per entrare in discoteca. Giravano copie false di carte d’identità per fare una seratina prima di aver compiuto 16 anni. Ma il più geniale scambio dei documenti lo inventò Sergio Leone in C’era una volta in America, quando la banda di De Niro mescola i bebè nelle culle al nido dell’ospedale dov’è nato il primogenito del capo della polizia. Uno scambio dei documenti prima di avere i documenti. 

     

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde non più di due aggiornamenti quotidiani, probabilmente un riepilogo serale con rassegna mattutina e nuovi sviluppi. Non vi impressionate. È una cosa riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. 

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link 

Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. A cosa serva non si sa, però pare che fa molto fico. 

           

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