La trasformazione di Ancelotti in “Anselocci”

   

La Nazionale di basket lo fece una quindicina d’anni fa. Due volte campione del mondo [1959 e 1963], tre volte sul podio olimpico, i canestri del Brasile finirono commissionati da un allenatore argentino. Scandalo. Rubén Magnano accompagnò i verde-oro in canottiera ai Giochi di Londra [5° posto], ai Mondiali in Spagna [6° posto] ma anche alla vittoria nei Panamericani del 2015 in Canada. 

La Nazionale di pallavolo prese una sbandata per un allenatore sudcoreano nel 1987, Young Wan Sohn, ma fu un’avventura, durò lo spazio di un anno.

Tra il calcio e Carletto Ancelotti la questione è assai diversa. Mai il calcio brasiliano aveva messo in conto di aver bisogno di uno straniero per risollevarsi da quello che la Folha di Sao Paulo definisce un caos, mai avrebbe messo in conto di doversi affidare peraltro a un italiano, il paese dei furbastri che strappano la maglia a Zico e degli opportunisti che ti fanno tre gol ai Mondiali restando acquattati nell’area di rigore per sbucare dalla polvere e zac – lasciarti in lacrime.

A quel Mundial del Sarrià, a quel nodo di aflição e sofrimento, Carletto sarebbe stato fra i convocati di Bearzot se non gli fosse collassato due volte il ginocchio durante il campionato, prima a ottobre contro la Fiorentina e poi a gennaio in allenamento preparando una partita contro l’Ascoli. Era stato la grande novità del Mundialito ‘81 in Uruguay. In Spagna avrebbe avuto la maglia numero 9, la prima a disposizione per i centrocampisti in ordine alfabetico, Antognoni sarebbe slittato alla 10, forse sarebbe rimasto fuori Dossena o forse Massaro, vai a sapere. 

L’incrocio saltato quarantatre anni fa si consuma adesso, e pare una scossa simile a quella provata quando Fabio Capello andò a sedersi sulla panchina dell’Inghilterra. Così stamattina l’album è completo: due frutti della scuola tecnica di Coverciano sono cittì dei due paesi guida del calcio. Gli inventori del gioco e i maestri della tecnica, quelli che hanno messo per iscritto le regole e quelli che tra le righe delle regole ci hanno messo la bellezza.

Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta dice che Ancelotti vuole diventare l’Eroe dei due Mondi. Dopo aver conquistato 5 Champions e i 5 grandi campionati in Europa Ancelotti intraprende l’ultimo grande viaggio della sua straordinaria carriera. Come tanti emigrati italiani nel secolo scorso attraversa l’Atlantico alla ricerca di un sogno. Per Carlo un trionfo significherebbe la chiusura gloriosa di una carriera mostruosa, e la consacrazione come miglior tecnico nella storia. Il Real Madrid non ha detto nulla sulla faccenda, e la cosa è decisamente strana. Ovviamente a Rio avevano tutte le carte in regola per poter annunciare un allenatore sotto contratto col Madrid fino al 2026, altrimenti avrebbero rischiato una denuncia alla Fifa. Però al Bernabeu hanno preferito far finta di niente, e oggi sarà Carlo a dover spiegare ai giornalisti la situazione in una conferenza stampa che teoricamente deve presentare Real Madrid-Maiorca di domani.

COSA SCRIVONO IN SPAGNA

Se tace il Madrid, non tacciono le voci a esso vicine. Marca scrive con Delfín Melero che Ancelotti non meritava questo finale mesto in un club che gli deve tanto, ma è vero che se l’è cercata. Per aver dato fiducia a chi fa così tanta fatica a difendere e gioca palesemente a stomaco pieno. Per non aver spostato pezzi che avrebbero potuto essere spostati. In una relazione, la colpa è di tutti i soggetti coinvolti. Un giorno Florentino lasciò il Real Madrid dei Galacticos con questa frase che passò alla storia: Ho viziato i giocatori. E se la stessa cosa fosse successa ad Ancelotti?.

Alfredo Relano, decano del giornalismo calcistico spagnolo e giurato del Pallone d’oro, scrive su Diario AS che si tratta di un annuncio a sorpresa solo perché è arrivato intempestivo. Il trasferimento era scontato da diverse settimane, dopo che Florentino Pérez aveva perso fiducia nell’allenatore italiano e aveva stretto un accordo con il suo successore, Xabi Alonso. Ma tutto è stato fatto con simulata cautela, sia per salvare le apparenze, sia perché la partenza di Ancelotti, al quale resta ancora un anno di contratto, è ancora in sospeso. La dichiarazione rilasciata dal Brasile è come una granata a mano lanciata sul tavolo delle trattative. Ma la CBF aveva fretta. Il suo ultimo c.t., Dorival Júnior, è caduto dopo la disastrosa partita contro l’Argentina. Non ricordo di aver mai visto il Brasile giocare così male come allora. Il presidente della federazione, Ednaldo Rodrigues, si trova in una situazione molto precaria, addirittura a rischio di carcere, e aveva bisogno di qualcosa che calmasse l’irritazione dei tifosi. Non ha lasciato passare nemmeno un giorno dalla sconfitta del Real Madrid a Barcellona, la ​​fine simbolica del legame di Ancelotti con il Real Madrid.

Quando un paio di anni fa emerse per la prima volta l’indiscrezione, Darwin Pastorin scrisse su Domani del bizzarro incontro tra O jogo bonito da una parte, il catenaccio dall’altra e spiegò la scelta con il fatto che Ancelotti è un Freud da spogliatoio, capace di motivare emotivamente e psicologicamente i suoi atleti senza la necessità di alzare la voce. Gli basta uno sguardo, e fine delle trasmissioni

Il presidente Lula era meno convinto: «Perché Ancelotti, se è cosi bravo, non ha mai guidato l’Italia? Secondo me troverebbe difficoltà anche sulla panca del mio Corinthians… Certe decisioni sono, francamente, incomprensibili». 

Pastorin fece notare: Un capo dello stato che interviene nella scelta di una federazione è singolare. L’internazionalista Lula che fa l’autarchico è un ossimoro

Per il Corriere dello sport-stadio Ancelotti riscrive la storia, come dice Cristiano Gatti abbiamo venduto il frigorifero agli eschimesi. Ma in Brasile, diciamo la verità, non sono scesi in strada come a Carnevale. 

COSA SCRIVONO IN BRASILE

Walter Casagrande, ex attaccante del Torino e dell’Ascoli, è diventato nel suo paese quel che Jorge Valdano è in Spagna e Diego Latorre in Argentina, un uomo verticale che parla di calcio e valori, il futbol e la vita. Ebbene, nel suo spazio di opinione per Uol, Casagrande rilancia oggi un’idea proposta tre anni fa in una intervista per Repubblica, quando immaginava di vedere Paulo Roberto Falcao in un ruolo da direttore tecnico accanto a Carlo Ancelotti, senza dubbio uno degli allenatori più grandi nella storia del calcio mondiale per club ma che dovrà adattarsi a vedere i suoi giocatori solo sporadicamente. Per questo motivo Casagrande confessa che avrebbe preferito in panchina Abel Ferreira, che è qui da cinque anni, ha vinto tutto con il Palmeiras e sa come funziona il calcio brasiliano. Mi piace anche Ancelotti. Arriva con una profonda conoscenza dei brasiliani che giocano in Europa e di quelli che non giocano nella nazionale. Cambierà la situazione? Vinicius Jr., Rodrygo e Raphinha riusciranno a essere protagonisti con la maglia della nazionale come lo sono stati con i loro club?

E chi siamo noi per dirlo. 

Noi sappiamo solo che alla figura di Ednaldo Rodrigues e alla sua decisione dedica un intervento assai critico Milly Lacombe, sempre sul portale brasiliano Uol, dove innanzitutto scrive che il video dell’annuncio dell’arrivo di Ancelotti è imbarazzante. 

Anzi. Non Ancelotti, ma Anselocci

Così viene chiamato dal presidente della Cbf accusato di frode legata alle elezioni che lo hanno portato alla guida della federcalcio nel marzo 2022. Sospeso a dicembre 2023, reintegrato nel gennaio 2024, ora di nuovo sotto tiro di un tribunale amministrativo. Lacombe scrive che quel video sarebbe stato meglio non vederlo. 

Con voce da morto e un atteggiamento da eterno sconfitto, il presidente ha annunciato l’assunzione di Ancelotti con la stessa eccitazione con cui io reagisco quando ricevo un messaggio dal dentista che mi informa dell’appuntamento per la devitalizzazione. Ednaldo inizia ringraziando i tifosi per la loro pazienza e il loro supporto, che per la verità è inesistente. Parla da Narnia, il luogo del realismo fantastico. Le possibilità sono due: o crede a ciò che dice, e questo sarebbe preoccupante, oppure sa di essere fuori dalla realtà e lo dice comunque, il che sarebbe ancora più preoccupante. L’espressione del presidente nel video è quella della malinconia nella sua forma più pura. Le parole sono celebrative, ma l’atteggiamento è di fallimento. È impressionante la sottomissione della nostra Confederazione al calcio europeo. Una colonizzazione desiderata, sognata, ricercata. La nostra squadra si è inchinata al Vecchio Continente in modo brutale. Non sto nemmeno parlando di Ancelotti. Ne conosciamo le qualità. Parlo di una certa posizione di resa. Non può essere così. Non può funzionare così. E alla fine del video c’è il peggio: un’animazione artificiale. Le braccia alzate e la frase: il sesto titolo mondiale sta arrivando.

La madre di tutte le questioni poste da Willy Lacombe è destinata a perseguitare Ancelotti per tutto il resto della sua avventura. Vogliamo vincere a tutti i costi – si legge – o vogliamo giocare di nuovo bene? Ednaldo ha chiarito cosa vuole da Ancelotti: la coppa. Il resto vada al diavolo. Invece il resto è tutto. Dobbiamo prima tornare a essere noi stessi in campo prima di pensare di vincere. È tutto sbagliato. Tutto artificiale. Tutto è imbarazzante. Può funzionare? Huh, certo, tutto può sempre funzionare. Ma funzionerà? Assolutamente no. Quando si comincia in questo modo, il tuo destino è già tracciato.

Buon viaggio, Carle’. 

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