Anche gli orchi perdono: la Amstel Gold Race sfuggita a Evenepoel e Pogacar

   

Anche gli orchi perdono

Remco Evenepoel è convinto che se non fosse caduto avrebbe vinto. Tadej Pogacar dice di essersi fatto prendere troppo dall’entusiasmo durante il primo attacco. Così i due ragazzi del poster dell’Amstel Gold Race sono stati inchiodati al muro da Matthias Skjelmose, danese, 24 anni, rimasto con loro nei km finali e più veloce allo sprint, di un soffio, di un niente. Una settimana dopo la scoperta del pavé alla Parigi-Roubaix [definita straziante], il campione del mondo non aveva ieri la stessa esuberanza. Eppure, a 48 km dal traguardo si è messo alla ruota di Julian Alaphilippe che ha acceso la miccia sentendo forse nell’aria il profumo dei tigli e dei tempi andati. 

Pogacar pensava di aver fatto la parte più difficile. Il francese ha mollato la presa cinque chilometri dopo e la corsa pareva finita come al solito. Invece la vittoria di Mattias Skjelmose – ha scritto Philippe Le Gars – resterà un caso da manuale di logica distorta. Da quando Pogacar è diventato l’orco che conosciamo nelle classiche, non era mai stato ripreso dopo aver lanciato un’offensiva. Il funzionamento della strategia sembrava così ben collaudata che ai suoi avversari non era mai venuto in mente potesse esistere un modo per inceppare la sua meravigliosa macchina. Evenepoel si è fatto carico dell’80% del lavoro per andare a riprenderlo, Skjelmose ci ha messo l’altro 20% tenendo da parte qualcosa per la volatina a tre. Il gruppo è arrivato a 34 secondi: quarto Wout van Aert. Rivedremo tutti insieme il danese e i due orchi alla Freccia Vallone dopodomani, alla Liegi di domenica, al Delfinato dall’8 giugno e al Tour dal 5 luglio

È stata comunque una corsa a eliminazione durissima. Nel giro di 10 minuti dal terzetto di testa sono arrivati al traguardo soltanto in 41, il numero più basso degli ultimi vent’anni. 

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