Venticinque giocatori fra i primi -200
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È da qualche anno che L’Équipe indica nel tennis italiano un modello da seguire. La federazione francese deve essersi messa prima a studiarlo e poi a imitarlo, e in effetti qualcosa si muove. Ivan Ljubicic ha dato le dimissioni da consulente dopo il disastro olimpico di Parigi ma ha fatto in tempo a dare un indirizzo. Oggi i giocatori francesi fra i primi-100 della classifica ATP sono dieci e quelli fra i primi-200 sono 25. Che diavolo sta succedendo, Willis?
Sta succedendo che giocano i challenger. Li giocano, li organizzano, li vincono. Siamo alla settima settimana consecutiva in cui almeno un francese porta a casa un titolo nel circuito che viene definito da Eurosport France “una trappola mortale per molti, le montagne russe per tutti, un trampolino di lancio per alcuni”. Così Sascha Gueymard Wayenburg ha vinto a Quimper, Ugo Blanchet a Coblenza, Arthur Bouquier a Lille, Kyrian Jacquet a Chennai e Nuova Delhi, Geoffrey Blancaneaux a Brazzaville, Valentin Royer i due tornei consecutivi giocati a Kigali. La Francia ha solo due tornei nel circuito maggiore, a parte il Roland-Garros e il Masters 1000 di Bercy. Resistono Montpellier e Marsiglia. Lione è scomparso e Metz è destinato alla stessa sorte. Ma i challenger proliferano, le wild card locali abbondano e il principio dell’emulazione si è messo in moto. In effetti assomiglia al processo visto in Italia.