Il miglior Van der Poel di sempre
È stato spettacolare perdere la Sanremo a questo modo. È stato spettacolare tirare uno schioppo di gambe e polpacci nell’ultimo km, scappare scappare scappare come in quei sogni nei quali ti inseguono e li senti, ti prendono, arrivano. È stato spettacolare vedere davanti solo strada e sentire solo l’aria sbattere contro il fiato, provare tra la lingua e il palato il sapore della gioia e vedere che invece ti passano di fianco a 200 metri dal traguardo, com’è successo a Elisa Longo Borghini.
È stato spettacolare perdere la Sanremo attaccando sulla Cipressa come tutti avevano capito avrebbe fatto Tadej Pogacar, ma come allo stesso tempo tutti trovavano assurdo e improbabile. L’ha fatto e ha fatto il vuoto. Quasi il vuoto. Hanno resistito in due. Filippo Ganna si è poi sganciato sul Poggio ed è rientrato tra discesa e rettilineo. Mathieu van der Poel mai, non ha mai perso troppi metri e ha preparato la volata con una lettura strategica da manuale per le giovani marmotte.
Insomma stamattina l’Olanda del ciclismo si trova due vincitrici eccezionali in Lorena Wiebes e Mathieu, l’Italia due magnifici sconfitti in Elisa e Filippo, il mondo delle biciclette un cannibale che a Sanremo va in crisi di fame. Le donne hanno avuto una prima storica edizione senza confronti, gli uomini una delle corse più belle degli ultimi anni. Secondo Davide Cassani la più bella degli ultimi dieci.
“Ho provato le stesse emozioni di quando a vincere fu Vincenzo Nibali” ha scritto sulla sua pagina Facebook, elogiando Ganna per la resistere al forcing di Pogacar sulla Cipressa. Hanno fatto la salita in meno di 9 minuti a 37 di media. Lui ha tenuto i suoi chili appiccicati ai due più grandi interpreti del ciclismo ibrido contemporaneo.
“Avrebbe potuto vincere? Con un VDP così – commenta Cassani – non credo ma se avesse avuto la possibilità di rientrare qualche centinaio di metri prima, chissà, forse poteva cercare di dare la botta vincente ma credo che abbia ottenuto il massimo. Pogacar non ha vinto ma quando corre dà sempre spettacolo. VDP non sbaglia nulla. Avete visto la volata? Sì è spostato sulla sinistra e avendo visto lo sloveno a 20 metri è partito secco. Mancavano più di 250 metri ma sapeva che nessuno poteva superarlo. Anche nella gestione degli sforzi è stato impeccabile. Ha lasciato a Tadej il compito di fare selezione, sulla Cipressa è stato sulla difensiva così come sul Poggio e quando è arrivato quasi in cima all’ultima salita è scattato. Sapeva di non staccare Pogacar ma lo voleva “demoralizzare” in vista della volata. Van Der Poel ha un grande pregio oltre la forza, l’intelligenza tattica”.
Per Alessandra Giardini su Bicisport è stato il miglior van der Poel di sempre e questa sconfitta a Pogacar farà bene. “Può anche non succedere quasi niente per ore, in cui l’unico brivido ce l’hai quando smette di piovere o quando un corridore svizzero tira come un aratro in testa al gruppo per più di cento chilometri. Ma tu stai calmo, sai che la Sanremo non ti tradirà. C’è stato un momento, prima della Cipressa, in cui c’era il blocco Alpecin sulla sinistra della strada, lato mare, il blocco UAE sulla destra, lato montagna, e al centro gli uomini di Pidcock. Sembrava di guardare un western di quelli belli, con l’esercito americano, gli indiani, le diligenze, e sapevi che era quel momento in cui sta per succedere tutto, cominceranno a volare le frecce, ci sarà chi risponde coi fucili, qualcuno inevitabilmente rimarrà sul terreno, i carri bruceranno, e alla fine si conteranno le vittime. È stato l’ultimo attimo di calma. Poi è cominciato il film”.
LA FOLLIA E LA MERAVIGLIA
L’immaginifico Alexandre Roos non riesce a trattenere le parole nei polpastrelli per spiegare su L’Équipe “questa pura follia” cominciata a Pavia e conclusa a via Roma, “questa meraviglia che ha schiacciato tutte le vane discussioni della settimana, tutte le ipotesi, i calcoli, le circonvoluzioni”. Roos dice che bisognava solo abbandonarsi, abbandonarsi e ammirare la corsa. Bastava guardare Mathieu Van der Poel dopo l’arrivo per capire quanto gli sia costato vincere. Quanta fatica.
“La linea di via Roma lo ha portato da un mondo all’altro, come Alice attraverso lo specchio nel Paese delle Meraviglie. È passato dall’ingiocabile supereroe al comune e beato trentenne, con il visino di un bambino che va a fare la prima comunione e cerca di capire cosa gli sia successo. Spesso freddo come un coltello da burro, Mathieu Van der Poel era sull’orlo delle lacrime, sul punto di crollare, commosso come non lo avevamo mai visto”.
Negli occhi di Roos, invece, Tadej Pogacar “galleggiava in una maglia da campione del mondo che all’improvviso sembrava di una taglia più grande, aveva un viso storto, distante dal suo solito buon umore, questa battuta d’arresto lo ha fatto soffrire molto. Ma lo sloveno è stato un magnifico perdente, è stato la mente di questa folle situazione, è stato l’amico malvagio che nel cuore della notte ti invita a seguirlo nella sua follia. Il campione del mondo della spavalderia aveva deciso di tirare il collo alla Primavera, di provare a sottometterla e di incendiare la Cipressa come mai prima, oltre 35 secondi in meno rispetto al tempo della scalata di un anno fa, un altro mondo, un precipizio che si è spalancato sotto le ruote di tutti, a partire da quelle di Mads Pedersen”.
Pogacar è scattato due volte sulla Cipressa e tre volte volte sul Poggio, ma non è stato sufficiente. Matthews al traguardo ha detto che forse questa corsa rimarrà per sempre la sua ossessione. È troppo leggera per le caratteristiche di Casamandrej Pogacar. Cosa gli è mancato? Isaac Del Toro ai piedi della Cipressa è andato in tilt, inceppando il meccanismo della UAE. È rimasto il solo Tim Wellens a tirare, e poi Jhonatan Narváez, ma non abbastanza, non così a lungo. Pogacar è stato costretto a partire molto presto, “troppo presto” secondo L’Équipe, a 25 km dal traguardo. Lo sforzo è stato sufficiente a far saltare tutto e scrivere una trama nuova per la corsa solitamente assopita fino al Poggio come la Freccia fino al Muro di Huy. Non sono saltati Mathieu Van der Poel, Filippo Ganna e per un brevissimo periodo Romain Grégoire.
Sul Poggio ha guadagnato non più di qualche metro, Van der Poel aveva watt a sufficienza per mangiarseli. La Milano-Sanremo è sempre decisa da un filo, da millimetri che separano la scelta giusta da quella forsennata.
Dice Roos che Pogacar ha fallito ancora una volta e si è concesso “un anno in più di psicoterapia, la Monumento italiana lo disarma, lo mette in un vicolo cieco e di fronte a una sfida enorme, nonostante per il resto mostri così poche debolezze”. Van der Poel gli pare un mostro che tortura Pogacar. Sul Poggio i due si sono pure scambiati qualche parola che non hanno divulgato. Tra le righe del racconto di Roos spicca l’immagine [“sublime” dice lui] dei bordini arcobaleno sulle maniche dei corridori, il bordino che porti per sempre quando sei stato una volta campione del mondo, anche se non indossi più l’iride sul torace: Van der Poel e Ganna si prendono il titolo di “ciclisti più belli del mondo sulla loro bici”.
Per il nipote di Raymond Poulidor è la seconda Milano-Sanremo e la settima Monumento con tre Fiandre e due Roubaix. È il più ribelle tra i ribelli all’egemonia di Pogacar, “l’unico capace di spezzargli la schiena, un altro morso gli ha dato in questo sabato in volata, dopo quello di due anni fa sul Poggio e al Fiandre 2022. È l’unico che può di tanto in tanto scontrarsi con lui. Uno dei più grandi ciclisti della storia contro uno dei più grandi ciclisti della storia: una specie di benedizione. La Milano-Sanremo ha la fama di essere noiosa? Questi corridori la stanno riprogettando, per renderla una delle corse più emozionanti. Tra due settimane il Fiandre vedrà di nuovo Mathieu Van der Poel confrontarsi con Tadej Pogacar, stavolta forse con un leggero vantaggio per lo sloveno. Accidenti, non vediamo l’ora”.