prima di tutto
Ora lo scudetto passa dalla Casa dei Fantasmi
L’Inter regge, il Napoli regge, reggono tutte e nessuna scappa. Neppure l’Atalanta, la squadra che ha veramente perso la partita finita in pareggio al San Paolo. Chi ricomincia a correre per prima si prende lo scudetto. Conte aveva il rimpianto di aver lasciato 4 punti all’Olimpico contro le due romane nei minuti dall’87esimo in poi. Ieri in quella stessa finestra se n’è ripresi tre, passando da -4 a -1 con un gol di Billing, una delle poche schegge arrivate a Conte dal legno del mercato di gennaio, il mercato in cui si dice che i grandi giocatori non si muovono. Tranne Kvaratskhelia.
È uno scudetto sospeso, titolano stamattina Repubblica e il Corriere dello sport-stadio. Si riaffaccia tra i primi commenti il peso della Champions, le fatiche, la stanchezza, i viaggi eccetera. Ma un altro peso viene dalla storia, perché sia l’Inter sia il Napoli dovranno attraversare la Casa dei Fantasmi per arrivare al titolo. In due delle prossime tre giornate sul cammino del Napoli capitano Fiorentina e Milan.
La prima è l’avversaria del famoso scudetto perso in albergo da Maurizio Sarri, anno 2018: espulsione di Koulibaly, tripletta di Simeone, i calciatori in lacrime sulle scale. La sera prima avevano visto Higuain rimontare l’Inter nella serata della mancata espulsione di Pjanic sotto gli occhi di Orsato. Era l’Inter di Spalletti, il quale ci mise del suo sostituendo Icardi con Santon. Spalletti e Simeone si sono fatti perdonare, Higuain non ci riuscirà mai.
Il secondo spettro del Napoli si chiama Milan, ed è la radice di tutti i traumi, anno 1988, il 1° maggio in cui Diego non voleva vedere dei rossoneri nianche una bandiera, e poi finì come finì. Le croniche del tempo riferirono di una notte di vigilia trascorsa da Gullit e Van Basten sulla terrazza del grattacielo in cui si trova l’hotel Jolly, in pieno centro. Guarda questa città come dorme, diceva Ruud nelle ricostruzioni, domani ce la prendiamo. Trent’anni dopo, davanti a un piatto di riso nel suo box a Stamford Bridge, prima di un Chelsea-Sparta Praga d’Europa League, interrogato sulla questione Gullit si divertì moltissimo, quasi quanto quel giorno con Bigliardi: «Giuro, non la sapevo. I giornalisti italiani sono meravigliosi».
Ma pure l’Inter dovrà attraversare più tardi le sue stanze della paura. Accadrà il 20 aprile e nella penultima giornata del 18 maggio, penultimo sforzo per modo di dire perché di lì a un mese dovrà attaccare contro il Monterrey nel Mondiale per club. I fantasmi dell’Inter si chiamano Bologna e Lazio.
Il primo porta addirittura due date sull’etichetta: anno 1964 e anno 2022. Il primo è lo scudetto perso nel solo spareggio mai giocato nella storia del calcio italiano, l’altro è il campionato lasciato il Milan in buona sostanza per i gesti di due portieri rumeni di riserva: al rigore parato nel derby dal rossonero Tatarusanu s’associò la papera fatale e infrasettimanale di Radu a Bologna. Quanto alla Lazio, il 5 maggio 2022 dell’Inter è l’equivalente del 1° maggio napoletano. Non passa mai e marca in modo irrimediabile la sensazione di sentirsi periodicamente Calimero. Il filo che unisce l’antropologia del tifo interista e napoletano.
rotte
Sì, ma la partita?
▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔
Il Mattino racconta la partita di ieri come “un assalto senza sosta, con Inzaghi che rinuncia anche alle ripartenze. Un solo blocco difensivo, un catenaccione vecchia maniera che dà il senso della spinta del Napoli. Il 3-5-2 non aiuta nel riempimento dell’area nerazzurra, con i giganti di Inzaghi che prendono e respingono ogni assalto. E infatti riesce a raddrizzarla solo quando si affida al suo amato 4-3-3 ovvero quando rischia Olivera e piazza Billing che con i suoi muscoli crea scompiglio e imprevedibilità. Che era quello che mancava”.
Francesco de Luca nel suo commento dice che “dopo l’insulso secondo tempo di Como il Napoli doveva dare una risposta. Ed è stata forte, proprio nella ripresa, con l’Inter che è stata assediata”. Marco Ciriello aggiunge che “ora il Napoli è di nuovo una squadra di Conte. Organizzata e con un moto perpetuo alla ricerca del pallone o col pallone tra i piedi che pure quando non trova la porta continua a cercarla. L’energia contiana ha ripreso a girare nei corpi dei calciatori del Napoli ri-animandoli. E ora c’è ancora un campionato aperto, con il Napoli che può giocarselo senza timore”.
Nella sua analisi sul Corriere della sera Paolo Condò sottolinea che “l’Inter stenta a trattenere il risultato che vuole, e avrebbe avuto bisogno dei 4 punti di vantaggio per affrontare le (felici ma inevitabili) complicazioni della Champions e dei due derby di Coppa Italia, che richiederanno tesori di energia nervosa. È rimasta al comando con 14 punti in meno rispetto all’anno scorso, gli stessi 14 che questo Napoli rende alla versione scudetto di Spalletti. Numeri che confermano una competizione fra squadre imperfette, pensate soltanto a una Juve potenzialmente a sei punti dopo tutte le sberle che s’è presa sui vari palcoscenici”.
Condò analizza pure la nuova frenata dell’Atalanta, al terzo pareggio in casa consecutivo dopo quelli con Torino e Cagliari. “C’è uno scalino mentale – scrive – che l’Atalanta non riesce a salire in Italia. Quando è il momento di spiccare il volo l’Atalanta s’impiomba. Resta a tre punti dall’Inter e a due dal Napoli. Ma quanti ne avrà domani sera sulla Juve, che l’aspetta domenica prossima?”.
Così, a pochi giorni di distanza dall’uscita dalla Coppa Italia contro l’Empoli, Thiago Motta non ha neppure fatto in tempo a finire dentro una tempesta, a leggere che la sua parabola juventina è fallimentare, a essere informato che il ciclo potrebbe essere stato una parentesi, e oplà stamattina spunta un arcobaleno sul suo capo. È l’immagine proposta da Antonio Barillà su La Stampa, dove ha scritto: “Il primo giorno di marzo apre un nuovo, incredibile scenario. Perché se contro il Verona non ci saranno brutte sorprese, se prevarrà la caratura maggiore, la Juventus si ritroverà domani a 6 punti dalla vetta e appena 3 dall’Atalanta terza che tra una settimana verrà a Torino. È il fascino del pallone che non danza solo nelle aree di rigore, che scrive storie avvincenti e riscrive velocemente destini: sulla stagione di Thiago può allungarsi, d’incanto, l’arcobaleno. E alla Continassa non stilano solo tabelle ottimistiche, ma sfogliano le proiezioni dell’ultimo tratto di stagione, perché davanti nessuno corre e così i bianconeri hanno recuperato, nelle ultime 4 giornate, 4 punti all’Atalanta, 6 all’Inter e 9 al Napoli”