Le conseguenze dell’eliminazione dalla Champions
È la tesi di Jonathan Liew sul Guardian. Dopo la partita che ha buttato fuori i Reds dalla Coppa dei Campioni, l’editorialista del giornale inglese si è messo a studiare il linguaggio del corpo dei giocatori del Liverpool e ha dedotto che “non si trattava di una sconfitta ordinaria, di una battuta d’arresto ordinaria. Mohamed Salah era completamente inconsolabile. Così come Darwin Núñez, il cui rigore sbagliato è stato il punto di svolta della serie. Il Liverpool non era obbligato a vincere la Champions League in questa stagione. Ma si poteva intuire nel dolore quanto pensavano di averne la possibilità”.
Domani a Wembley i rossi giocano contro il Newcastle a Wembley la finale della Coppa di Lega e “se questo gruppo di giocatori ha imparato qualcosa dalle campagne incessanti delle stagioni precedenti, è l’arte di scrollarsi la polvere di dosso e rialzarsi per la sfida successiva. La vera domanda è dove si trovi fisicamente la squadra di Slot dopo una stagione lunga e massacrante, dopo 210 minuti di calcio europeo ad alta intensità”.
Ma forse è ancora più importante, dice Liew, domandarsi quali siano le implicazioni a lungo termine, quelle che scavallano la settimana e la stagione. Il titolo in Premier League del 2020 fu il culmine di un progetto e l’eliminazione in Champions contro l’Atlético Madrid un incidente messo in ombra dalla pandemia. Oggi secondo Liew si può dire che fu un segnale, “un ritratto poco lusinghiero di ciò che stava arrivando dietro l’angolo: c’erano segni tangibili del decadimento che sarebbe seguito. La squadra del 2019-20 era l’ottava più vecchia della Premier League e aveva utilizzato il terzo minor numero di giocatori. La squadra di questa stagione è la quarta più vecchia e solo il Nottingham Forest ha utilizzato meno giocatori. Coesione, intuito, esperienza: sono tutte buone caratteristiche, caratteristiche vincenti. Ma c’è anche la sensazione di una squadra che si avvicina alla fine del suo ciclo, che potrebbe aver bisogno di essere rifatta molto prima di quanto la gente pensi”.
Gli ultimi baluardi del ciclo di Jürgen Klopp arrancano verso la fine della loro esperienza in rosso: Robertson ha 31 anni, Alisson e Salah 32, Virgil van Dijk 33. Trent Alexander-Arnold ne ha 26 ma con 400 partite a Liverpool potrebbe salutare e andarsene in estate. Forse questo spiega perché Salah era così sconvolto. Ho visto la mia fine sul tuo viso, diceva il poeta. E ora ci sono “contratti da sistemare, un’estate di acquisti e cessioni da pianificare, una difesa del titolo da programmare. Sembra ridicolo sostenere che il tempo sta per scadere per una squadra che non ha ancora vinto il campionato. Ma in un gioco che si muove e si trasforma a velocità incessante, un gioco dove la stasi è severamente punita, c’è sempre un po’ meno tempo di quanto si pensi”.