L’Équipe non ci riesce, non ci inganna. Anche se sono poche righe, anche se non c’è la firma, si capisce che da Pergola, Italia, sta scrivendo l’immaginifico Alexandre Roos. Si capisce quando dice che “ci aspettavamo di vedere in azione figure più magre, ma le bestie hanno comunque avuto la meglio, a partire dal sorprendente Fredrik Dversnes, ultimo modello di motosega norvegese della Uno-X, che ha tagliato l’asfalto per 200 chilometri sopravvivendo alla rimonta dei favoriti dopo la fuga mattutina”.
Ha vinto lui una tappa dove erano attesi gli attacchi degli scalatori sul Monterolo, a 7,5 km dal traguardo, ma a parte Juan Ayuso verso la vetta non s’è fatto vedere nessuno. Così la maglia azzurra è sempre sulle spalle di Filippo Ganna, che “nonostante la sua corporatura imponente – scrive Roos – si è difeso molto bene in salita, prima di incappare in un problema meccanico”. Ho pescato una buca e la catena si è staccata. Ha forzato e l’ha spaccata. È successo a 5 km dal traguardo ma ha avuto la prontezza di tirare dritto fino ai -3 km, dove è posta la zona di neutralizzazione. Si è fermato là, così il ritardo non vale per la classifica. Questo gli permette di immaginare come ancora possibile la vittoria alla Tirreno-Adriatico, prima della tappa-regina [si dice ancora tappa-regina?] e della salita di Frontignano, 7,7 km al 7,8%. Dove stavolta Juan Ayuso ha promesso di attaccarlo.
strade
Il pullman di Frontignano che sostituì la seggiovia
Ussita Frontignano è uno dei posti dove profonde furono le ferite del terremoto 2016 che colpì le Marche. Cinque e nove di magnitudo. Quando ti trema la prima volta la terra sotto i piedi, si apre uno squarcio innanzitutto dentro le persone, uno squarcio dal quale passa ogni volta il terrore.
Il 95% delle case di Ussita era lesionato, almeno la metà erano da abbattere. In paese restarono 10 persone. La produzione di salumi e formaggi venne arrestata, si vendevano solo le trote. L’area sciistica di Frontignano dovette chiudere. Alex Britti venne a tenere un concerto di solidarietà e raccolta fondi. Gli impianti hanno riaperto nel 2019 dopo tre anni di ombre e niente, tutto spento, cinque seggiovie, due skilift, 12 km di piste mai più battute e mai più percorse “se non dagli alpinisti con le pelli alle solette” scriveva Repubblica. Riaprì pure la Strada degli Innamorati, “una carrareccia montanara che taglia il bosco e sale fino all’arrivo della seggiovia”, ma la seggiovia no, la seggiovia era fuori uso, così lavoravano su e giù due autisti di corriera che si davano la precedenza sul curvone di un tornante a metà strada. Un euro a corsa, cinque lo skypass giornaliero. Prezzi da saldi perché prima del terremoto, la seggiovia costava 15 euro nei feriali e 23 nei festivi”.