Il peso dei foil
Eccoli in arrivo, i signori degli oceani, i navigatori dei mille mari, i mille luoghi, i mille laghi, i signori delle rotte più assurde. Rotte sono pure certe antiche barriere alla Vendée Globe, la regata in solitaria senza assistenza e senza scali. È il giorno dell’arrivo di Charlie Dalin e Yoann Richomme a Sables-d’Olonne. Hanno impiegato nove giorni di meno rispetto ai 74 di Armel Le Cléac’h nel 2016-2017, record della traversata [per i notai: 74 giorni 3 ore e 35 minuti]. Mezzo oceano di differenza, dicono quelli che sono bravi a trovare le immagini per stupire.
Michel Desjoyeaux, unico doppio vincitore presente nell’albo d’oro [2000-2001 e 2008-2009], brontola e dice che nella vela l’unica cosa che conta è mettere il muso davanti al secondo. È stato il primo a infrangere la barriera dei 100 giorni nel 2001 [93 giorni 3 ore 57 minuti], così oggi non gli pare vero che la sua storica impresa d’allora possa essere polverizzata. Sminuisce. Il numero di giorni impiegati è impressionante, scrive L’Équipe e non è privo di significato. Le Figaro ha dedicato la prima pagina della sua sezione sportiva al primato. “La storia ha premuto un pulsante”. Dalin e Richomme sono stati spesso in testa insieme, a portata di sguardo. Si sono scambiati informazioni, ehi di voi laggiù, come va.
“Dalin e Richomme cadranno l’uno nelle braccia dell’altro, come due pugili esausti che vogliono restare in piedi dopo un combattimento” scrive il giornale sportivo francese, mentre Romain Ménard, team manager del Paprec-Arkéa, dice che questa regata è stata come un match tra Federer e Nadal finito al quinto set. “La vela è una spietata partita a scacchi dove la scacchiera non è mai la stessa” [Questa vale la pena segnarla e giocarsela in qualche occasione per fare bella figura].
Comunque tutto si spiega con i foil, tutto è cambiato con i foil. Come si diceva un paio di mesi fa alla partenza.