L’ultimo GP di Hamilton su una Mercedes

  A Yas Marina la seconda sessione di prove libere dell’ultimo GP dell’anno si è chiusa nel segno delle McLaren, con Lando Norris al miglior tempo e Oscar Piastri al secondo. Leclerc aveva chiuso al comando le libere del mattino ma è stato penalizzato di 10 posizioni in griglia per un cambio del pacco batteria, qualunque cosa essa significhi. 

È l’ultimo GP di Lewis Hamilton su una Mercedes, ‘o fatto è chisto dicono i maestri del mestiere. Luke Smith su The Athletic ci si dedica anema e core raccontando scena e retroscena, la routine di una 246esima volta che stavolta è meno routine delle altre 245, nel caldo di mezzogiorno, seduto a un tavolo con il suo ingegnere di pista, Peter Bonnington, per pianificare il weekend prima della gara.

Dopo 12 anni, 84 vittorie in gara e sei titoli mondiali, le conversazioni di Hamilton con Bonnington, noto come Bono e spesso paragonato a un fratello, sono agli sgoccioli, ma professionali sempre. C’è un lavoro da fare seriamente fino all’ultimo minuto in cui ti pagano. L’imparabile definizione di Last Dance avvolge pure Lewis Hamilton e la Mercedes, ma è qui ormai da dieci mesi, da quando il 1° febbraio scorso è stato annunciato il suo passaggio in Ferrari per il 2025. 

Hamilton ha ammesso di aver sottovalutato la portata emotiva di un anno da trascorrere così, a metà strada. Ha sempre portato il cuore in mano – scrive Luke Smith su The Athletic – come dimostrano le lacrime versate dopo aver posto fine al digiuno di vittorie di due anni e mezzo a Silverstone. L’intimità del suo rapporto con la Mercedes gli consente un’onestà brutale che è sopravvissuta a delusioni significative, come la sconfitta del titolo 2016 contro il compagno di squadra Nico Rosberg o in modo più controverso quel che è successo ad Abu Dhabi tre anni fa, quando mancò un ottavo titolo mondiale da record.

Fabio Tavelli per Sky Sport Insider ha scritto a Hamilton una lettera aperta: Non immagini nemmeno quanto amore riverseranno su di te i tifosi del Cavallino. Anche tante aspettative, ma tanto tanto amore. E sono sicuro tu non sia nemmeno vicino al carrello dei bolliti. Li farai soffrire e gioire. Ti trascineranno, saranno la tua nona marcia sul cruscotto. E pazienza se non assaggerai tutte le prelibatezze di quella terra unica che è l’Emilia. Hai fatto bene a venire qui da noi a chiudere la tua meravigliosa carriera, Sir Lewis. Perché, diciamocelo fino in fondo, in molti possono dire di guidare o avere guidato una Mercedes. Ma una Ferrari… beh, la Ferrari è davvero per pochi. Per quelli come te.

 

Il rapporto con Leclerc

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Il primo incontro ravvicinato con il prossimo compagno Charles Leclerc non è andato benissimo. Per Leclerc. Daniele Sparisci sul Corriere della sera fa maliziosamente notare, con spirito, il passaggio del pilota monegasco dalla euforia per la riunione familiare ai dolori di una notte insonne per un’intossicazione alimentare” aggiungendo che giovedì c’era la cena con i piloti organizzata da Hamilton”. Riccardo Del Turco si chiederebbe: Lewis, che c’hai messo nel caffè? 

La riunione familiare era dovuta al fatto che su una Ferrari nelle libere ha girato anche Arturino, il fratello piccino di Charles. Tutto bellissimo – scrive sempre Sparisci -peccato che a rovinare il ritratto di famiglia siano vecchi problemi di affidabilità, ed è grave che siano riemersi nel momento decisivo della rincorsa Mondiale. Era già complicata prima con 21 punti da recuperare, figuriamoci adesso con dieci posizioni di retrocessioni sulla griglia di partenza da scontare per Leclerc senior. All’ultimo round del campionato la Ferrari è arrivata con le batterie esauste.

Jacopo D’Orsi ha intervistato per La Stampa Frédéric Vasseur, detto Grande Capo Rosso se non fosse appropriazione culturale. Hanno parlato anche di Lewis e del rapporto che si potrà costruire o non costruire con Leclerc. Lui dice: «Ho buone sensazioni. Si rispettano, collaboreranno. Charles è al corrente del progetto fin dall’inizio, lo sottoscrive, sa che è un’opportunità anche per lui». 

Vasseur ha dato anche risposte in punta di cinismo, uno se lo deve immaginare con la sua erre francese e con quella punta di spiritosa arroganza francese, per intenderci diciamo alla Platini, quando replica all’ex boss ferrarista Mattia Binotto. Quello gli manda a dire che lui Hamilton non lo avrebbe preso, e Vasseur gli risponde che «io non sono sicuro che Hamilton sarebbe andato alla Sauber. Sono felice che in tanti abbiano il tempo di commentare le nostre scelte, quando io ero in Sauber non parlavo di Ferrari».  

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