Lo Slalom del 6 dicembre | Cosa leggere, sapere e vedere

 

venerdì 6 dicembre 2024

#2 giorni al GP di Abu Dhabi

 

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RUOTE

I primi dieci anni della Formula E. Più quelli che verranno

  Dieci anni fa, la Formula E nasceva in mezzo allo scetticismo, era quello il rumore che si sentiva, i motori non ne facevano, e il sentore del disprezzo sostituiva l’odore della benzina. È la formula scelta dal Times per ricordarci le origini del circuito che si proponeva come più sostenibile e più contemporaneo della vecchia Formula 1 inquinante, per giunta noiosa, molto noiosa. Ora l’uomo che guida la serie di auto elettriche all’apertura della nuova stagione in Brasile dice che i fan sono 375 milioni in tutto il mondo e c’è qualche motivo per credere che diventerà il secondo sport motoristico al mondo entro il 2030. 

Jeff Dodds è il presidente esecutivo della Formula E e nel mese di febbraio ha mandato in bestia quelli di Liberty Media quando ha sottolineato la prevedibilità della F1, giurando che avrebbe donato 250.000 dollari in beneficenza se chiunque tranne Max Verstappen avesse vinto il campionato piloti. 

«La Formula 1 tende a svilupparsi per dinastie, quindi all’improvviso vengono fuori un pilota e una macchina che hanno centrato il punto giusto e allora puoi cancellare le incertezze per tre stagioni. Nel nostro campionato, tutto questo semplicemente non esiste. La scorsa stagione si è decisa in finale e sette piloti potevano ancora teoricamente vincere. Io amo la Formula 1 – ha detto al giornale inglese – ma mentre noi siamo qui seduti oggi a chiacchierare, Max ha 80 punti di vantaggio e ha vinto nove gare, e la stanno salutando pure come una delle stagioni più competitive da molti anni a questa parte. Penso che la F1 stia migliorando e che la prossima stagione sarà ancora meglio, ma ce lo ripetiamo ogni anno».

I 250.000 dollari promessi da Dodds non resteranno sul conto. Andranno a programmi che promuovono la partecipazione delle donne agli sport motoristici, altro dettaglio che punta a punzecchiare i vicini di casa, ma come dice il Times i paragone sono sempre un’arma a doppio taglio. La Formula E può sembrare più equa, ma non ha la stessa polvere di stelle, la stessa tradizione e la stessa storia della F1, per non parlare dei veleni politici, gli imbrogli, tutto quello che fa breccia nel mainstream. Né ha avuto una docuserie come Drive to Survive per aumentare l’interesse, anche se Dodds dice che qualcosa è in arrivo.

«Non abbiamo ancora premuto quel pulsante – dice al Times – e non abbiamo avuto una proposta che non fosse sceneggiata. Stiamo valutando come possiamo usare questa opportunità, ma non vogliamo essere un’altra versione di Drive to Survive. Nelle prossime settimane, annunceremo un prodotto multimediale che metterà i piloti sotto i riflettori e consentirà loro di costruire un profilo per una fanbase molto diversa».  

Uscire dal cono d’ombra della F1 è fondamentale per i piani di sopravvivenza della Formula E. Dodds è diventato amministratore delegato nel 2023. Non vuole che gli appassionati di sport motoristici siano costretti a scegliere, perché sa che è una battaglia impossibile da condurre e da vincere. «Non credo che sia compito mio – dice – convincere gli incalliti amanti dei motori. Passo il mio tempo a incoraggiare i nuovi arrivati ​​negli sport motoristici a venire a dare un’occhiata a questo formato, dove ci sono alcune delle corse più equilibrate, con auto che accelerano il 30 percento più velocemente di quelle di Formula 1. Ma non è una questione di o l’una o l’altra: possono piacere entrambe le cose»

Eh, povero Dodds: questo è un concetto complicato da far passare. Uno dei più complessi nella fase che viviamo, dove devi prendere il nord o il sud, il caldo o il freddo, siamo dentro un campo magnetico, elettrico e polarizzato in cui la sintesi è stracciata dall’antitesi, dove se ti piace l’Eurolega devi dir male della NBA, o sei giochista o sei risultatista, il mondo della mezza porzione, tifosi solo della nostra opinione, disposti a difenderla al punto di ignorare i fatti. 

Invece attraversiamo strade e ponti dove tutto è più complesso di così. I principi fondanti della Formula E includono per esempio l’accento posto sul cambiamento climatico e sulla tecnologia che consentirà la transizione ai veicoli elettrici. Allo stesso tempo Dodds vuole più gare negli Stati Uniti, dove Donald Trump è da tempo scettico sul riscaldamento globale. È un’incongruenza? E chi lo sa. «I nostri partner produttori – spiega Dodds – risponderebbero che il Nord America è uno dei mercati più importanti per la transizione energetica. È interessante che Trump abbia assegnato al nostro caro amico Elon Musk una posizione nel governo, lui che possiede la più grande azienda di veicoli elettrici al mondo in Tesla. Mi piace pensare che Elon sia lì, a influenzare e istruire Donald sulla transizione energetica e sui vantaggi dei veicoli elettrici, quindi forse le cose potrebbero cambiare in futuro»

Dieci anni dopo la nascita, la Formula E propone auto che accelerano da 0 a 100 km in poco più di 1,8 secondi. Dispongono di una batteria che dura per tutta la gara. C’è un continuo lavoro sulla tecnologia. È stata appena introdotta la trazione integrale. Secondo i calcoli di Dodds, nell’anno inaugurale della Formula E sono stati venduti circa 350.000 veicoli elettrici. Quest’anno saliranno a quasi 17 milioni. 

Non è sparito lo scetticismo, solo che adesso è una macchia geografica. In posti come Cina e Giappone non ce n’è. L’Europa è più dura da convincere, nonostante ci siano un campione tedesco come Pascal Wehrlein e sei piloti britannici sulla griglia di partenza di quest’anno. Non ci sono gare in luoghi centrali per i motori come Italia o Spagna, l’enfasi originale sui circuiti cittadini si è indebolita. La Formula E ha lasciato perdere il circuito di Roma e lo stesso accadrà presto per la pista di Londra all’ExCeL: le auto stanno diventando più potenti e le città non reggono.

Il Mondiale che inizia domani in Brasile presenta 16 gare in dieci weekend. L’intenzione di Dodds è aggiungerne una in più ogni anno, come gli piacerebbe aggiungere la Ferrari a McLaren, Jaguar, Porsche e Maserati. «Ma deve essere il momento giusto per loro. La Ferrari non ha ancora lanciato un’auto sportiva completamente elettrica e potrebbe aver bisogno di tempo per farlo. In questo momento, chiaramente non ha senso per loro»

 

VITE OLIMPICHE

Un russo alla guida della federazione. Per quattro giorni

  Che il mondo sia un posto complesso si intuisce pure sbirciando quel che succede dentro la federazione internazionale di scherma. Sabato scorso il miliardario russo Alisher Usmanov è stato rieletto a larga maggioranza [120 voti] alla sua guida da un congresso a Tashkent. Il suo nuovo mandato è durato solo quattro giorni. Usmanov è stato votato la prima volta come presidente nel 2008 ed è stato successivamente confermato nel 2012, nel 2016, nel 2021 e di nuovo adesso, con l’inizio di un nuovo ciclo olimpico. 

Eppure Usmanov figura nella lista degli oligarchi sanzionati dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito di Putin. È sottoposto anche a restrizioni nei viaggi. Ha fatto la sua fortuna nel settore dei metalli. Ha interessi in società minerarie e mediatiche. Come se nulla fosse, 120 paesi ra cui l’Italia hanno pensato che fosse lui la migliore espressione del movimento, l’uomo giusto da mettere al posto giusto.

Dopo la vittoria, Alisher Usmanov ha ringraziato coloro che lo hanno votato e ha previsto una nuova era di unità e prosperità per la scherma. Parole sue. Quattro giorni dopo se n’è andato. Ha informato il Comitato esecutivo della FIE di quella che chiama «sospensione volontaria dei suoi poteri» secondo le agenzie di stampa statali russe.

Usmanov ci ha pensato un po’ su, e adesso racconta come l’iniziativa mirava a impedire che «le sanzioni giuridicamente infondate a lui imposte fossero estese alla federazione e alle sue attività», senza fornire ulteriori dettagli su questo punto, dando agio ai più maliziosi tra noi di pensare che qualcuno lo abbia tozzoliato per avvertirlo. La scherma è lo sport da cui peraltro proviene Thomas Bach, presidente del CIO. La scherma è stata anche uno dei primi sport a rimuovere il bando per gli atleti e le atlete di Russia e Bielorussia, sebbene nessuno-a di loro abbia poi dimostrato di avere quei requisiti di neutralità richiesti dal comitato internazionale per essere ammessi-e ai Giochi di Parigi con una wild card. 

Ora arriva un periodo di incertezza. Prima delle elezioni era stato il dirigente greco Emmanuel Katsiadakis a ricoprire il ruolo di presidente facente funzione e potrebbe toccare di nuovo a lui. Alle elezioni Usmanov ha battuto un candidato svedese, Otto Drakenberg, a sua volta ex atleta olimpico. Ma Drakenberg è riuscito a garantirsi un sostegno elettorale solo da Svezia e Lettonia. Usmanov ha preso voti in tutti i continenti. La storia è su Inside the Games

    EUROGOL

Le partite più belle nei gironi ai Mondiali per club

E dunque ora il Mondiale per club ha pure i suoi gironi. Il Grande Schema esige che si discuta su quale sia il girone più facile e quale il più difficile, anzi il girone di ferro, mamma mia, el grupo de la muerte, che paura. The Athletic si diverte in un altro modo e ha chiesto ai suoi opinionisti di individuare quale sia la partita più bella, la più attesa, della prima fase. James Horncastle ha scelto per esempio River Plate-Inter, spiegando che il fascino viene in gran parte dal fatto che l’Inter è forse il club europeo più identificabile con i calciatori argentini, a partire dal vicepresidente Javier Zanetti per finire ai leggendari barbecue al campo di allenamento. Zanetti possiede un paio di steakhouse argentine a Milano.

Felipe Cardenas si butta su Monterrey vs River perché il neo-allenatore dei messicani, Martin Demichelis, si scontra sia con il club di cui era responsabile in precedenza sia con Marcelo Gallardo, dalla cui ombra non riesce a sfuggire. Potrebbe essere uno scontro molto crudele, dice. C’è sempre l’Argentina di mezzo, anche per Jeff Rueter, che però ha cerchiato Benfica-Boca Juniors, due fra le accademie mondiali più apprezzate. Vederle sfidarsi è una gioia e potrebbe essere un modo per il Boca di ricordare il proprio calibro. Uno scontro diretto per il secondo posto alle spalle del Bayern Monaco, forse il grande favorito del torneo. Un fantastico abbinamento di maglie.  [Questo qui sotto]

Dermot Corrigan invece si butta su una partita tutta europea, Atlético Madrid contro PSG perché si fece il nome di Luis Enrique per la sostituzione di Diego Simeone qualche anno fa. Simeone è rimasto in sella e ha battuto 2-1 il PSG in Champions League con un gol di Angel Correa nei minuti finali solo poche settimane fa. C’è chi non vede l’ora di rivederla. 

Oh, poi c’è pure tutto un sondaggio su quale sia la squadra più hipster del torneo. Cardenas indica l’Inter Miami con la sua divisa rosa e il neo-campione sudamericano Botafogo, così giovane, così creativo, così pieno di nuova ricchezza [il proprietario è l’americano John Textor]. Rueter non sceglie un nome ma un identikit, cioè qualunque squadra non europea sia in grado di battere avversari più famosi senza impegnarsi completamente nell’anti-calcio. È il profilo del Flamengo, dice, sorteggiato nel girone del Chelsea.

Stafford-Bloor si aggrega e scrive che abbiamo bisogno di qualcuno che porti un po’ di romanticismo, che sia abbastanza bravo da durare e da superare il girone, ma che alla fine sia schiacciato senza pietà sotto il piede del capitalismo della Champions League dai quarti di finale in poi. Io scelgo Boca Juniors e River Plate.

Alfredo Relano su Diario As ha scritto che gli ha fatto un effetto strano sapere che Trump ha un nipote appassionato di calcio e soprattutto gli è parso curioso vagare tra la calma glamour del sorteggio e l’eccitazione per dei campi poco illuminati, alcuni con erba artificiale, altri fangosi.

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    Inghilterra

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Anche il Liverpool mostra qualche crepa

  The Athletic ritorna sul 3-3 del Liverpool nel turno infrasettimanale di Premier League sul campo del Newcastle, parlando di una rara vulnerabilità mostrata, sebbene Arne Slot non dovrebbe preoccuparsi eccessivamente

I lavori di riasfaltatura della pista dell’aeroporto di Newcastle hanno impedito al Liverpool di tornare rapidamente nel Merseyside con un volo. Il viaggio di ritorno è stato fatto su gomma, 180 miglia, tre ore durante le quali c’è stato molto su cui riflettere. Il vantaggio in cima alla classifica resta di 7 punti, dopo l’errore di valutazione del portiere Caoimhin Kelleher che ha portato al pareggio di Fabian Schar. Secondo The Athletic la squadra è parsa stanca e la situazione degli infortuni sta iniziando a creare problemi a Slot. Con Ibrahima Konate [ginocchio], Conor Bradley [bicipite femorale] e Kostas Tsimikas [caviglia] fuori gioco, le rotazioni in difesa sono state ridottissime.  Jarell Quansah aveva giocato qualche volta da terzino destro nelle giovanili, la partita a Newcastle è stata la prima da titolare con i senior, e si è visto commenta The Athletic. Ma Slot voleva comprensibilmente evitare di sovraccaricare il magnifico Alexander-Arnold dopo il suo ritorno dall’infortunio. 


 

Sulle accuse a Guardiola di essersi mourinhizzato

DI ALESSANDRO BIOLCHI

Ogni guida carismatica, in politica, in guerra o nei movimenti culturali, sperimenta il momento della solitudine e dell’opposizione. E, se vuole provare a resistere, è costretta ad alimentare il proprio culto attraverso la rivendicazione dei successi passati o allargando la cesura tra il sé e il ‘nemico’ che strumentalmente vorrebbe comprimerla. Per altro la storia insegna anche che non è difficile misurare i moti di rivoluzione e di trasformazione caratteriale di chi detiene il potere. Basti pensare a Napoleone Bonaparte che divenne Imperatore in nome dei principi rivoluzionari, per definizione refrattari a ogni forma di dittatura. E che quindi assunse toni, simboli e metodi antitetici ai valori di cui si proclamava portatore. In altre parole, non è affatto antistorico percorrere una parabola che porta a vestire abiti, anche mentali, molto diversi da quelli originari. Fino a toccare il proprio antagonismo e confondersi con esso.

  La vera differenza tra Guardiola e Mou risiede dunque non negli strumenti usati per alimentare il sé, ma nella fonte della loro autorevolezza, per entrambi conferita dal basso e non per volere divino. Per Mou è l’empatia con i suoi giocatori e con la sua fazione, quasi fosse un comandante in stile Giulio Cesare: l’adorazione dei soldati, l’utilità del nemico, l’esaltazione della propria fazione. Per Pep è l’empatia delle sue idee offerte al gruppo e la cui efficacia è per la gente anche sinonimo di bellezza, quasi fosse un politico illuminato in stile Federico II: adesione ideologica, etica ed estetica filosofica.  [tutto qui]


  TITOLI

▥   The Athletic: racconta della nuova posizione di Jack Grealish, il folletto che in genere sulla sinistra svolazza felice tra i piedi e tra i pensieri dei terzini avversari, ma schierato in una posizione più centrale e più profonda da Pep Guardiola mercoledì sera contro il Nottingham Forest. D’altra parte qualcosa Pep doveva inventarsi. 

    L’EDICOLA

  Che cosa si legge oggi in Europa

  Le prime pagine di sport dai quotidiani di Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Portogallo, Olanda: l’inconsolabile crisi di Mbappé – Elogio della difesa della Juve – Il sorteggio del controverso Mondiale per club

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    Repubblica racconta degli “arbitri sotto attacco e dello sciopero tra i dilettanti contro le aggressioni proclamato nel Lazio, dove un calciatore ha rotto il braccio a uno di loro. In serie A porteranno tutti un segno nero sulla faccia per denunciare le violenze. 

Emanuele Gamba ha scritto: “I dati parlano di 870 episodi di violenza, con 978 giorni complessivi di prognosi, nelle stagioni 2022/23 e 2023/24. In quella in corso siamo già a quota 165, e la statistica è aggiornata soltanto al 20 novembre. Tra l’agosto del 2022 e il giugno 2024, ci sono stati 180 casi di violenza fisica grave, 257 di violenza fisica, 62 di violenza morale, 89 tentate violenze e 282 condotte aggressive di vario genere, naturalmente concentrate per lo più nei campionati regionali. Ma colpiscono i 282 episodi (di cui 48 gravi, con 250 giorni totali di prognosi) nei campionati giovanili. Il Lazio è la regione che se la passa peggio, seguita da Sicilia e Lombardia. Nell’ 85-90 per cento dei casi, gli aggressori sono tesserati

 

    IL TELECO-SLALOM

 La giornata di sport in tv

 Quello che c’è da vedere e da sapere sugli eventi di sport in tv di oggi: dalla finale del Mondiale di scacchi alla seconda fase degli Europei femminili di pallamano

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  La Giornata Tipo racconta così il cambio in panchina avvenuto alla Virtus Bologna con le dimissioni di Luca Banchi e l’arrivo di Dusko Ivanovic

“Due anni fa, quando è subentrato sulla panchina della Stella Rossa, ha avuto prima un colloquio distensivo con la squadra, poi ha tenuto i giocatori in palestra per un allenamento di 6 ore mandandoli a casa a mezzanotte. Durante le 6 ore di allenamento, ha fatto fare anche parecchie ripetute sui gradoni del palasport. Ovviamente in salita. In questo momento Belinelli e compagni stanno salutando mogli e fidanzate perché non sanno se le rivedranno più.

      REWIND

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Le immagini di ieri

La tripletta di Noslin per eliminare il Napoli dalla Coppa Italia Il Real Madrid se la passa male anche nel basket I posticipi della Premier League La nona finale del Mondiale di scacchi  [QUI]

 

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