Questa è la storia di un uomo capace di entrare in una testa e di cambiarla, dopo aver inciso pure nei corpi. È la storia di un uomo a cui è stato concesso tutto o quasi nel nome della solita moneta fasulla, non la vittoria, ma la fissazione per la vittoria, la vittoria come un assillo, una mania, un invasamento, una paranoia.
Questa è la storia di Béla Károlyi, morto all’età di 82 anni, stamattina in molti titoli ricordato come il tecnico che scoprì Nadia Comaneci. La Gazzetta gli dedica una manciata di righe in cui lo descrive come “tecnicamente all’avanguardia, molto criticato da tanti suoi allievi per i metodi severissimi. Sino al punto di venir soprannominato Dracula”. E dopo Comaneci ci fu Mary Lou Retton, l’inizio della raccolta di medaglie della ginnastica USA.
“Senza di lui – ha scritto Emanuela Audisio su Repubblica – oggi Simone Biles non sarebbe un razzo nello spazio”. Nel titolo di Repubblica [“Il tiranno e la bambina”] si trova un indizio più definito su questi metodi severissimi. “Un orco, un genio, un padre-padrino-padrone, un uomo che senza algoritmo – si legge nel ritratto di Audisio – iniziò nella Romania di Ceausescu a setacciare corpi nei piccoli borghi minerari dove sapeva di trovare fisici minuti e vite senza felicità. Lo chiamavano Dracula, perché ti cavava il sangue. Ma te lo rimetteva anche in circolo, dandoti sicurezza. Era severo, pretendeva dedizione, ma ti faceva volare. Non aveva bisogno del tuo Dna per capire le tue potenzialità: eri una bambina ma lui ti vedeva grande”.
A quale prezzo. Alla vigilia della finale del concorso individuale di Parigi,. L’Équipe rintracciò Marie Louis Retton e ne venne fuori un’intervistona.
«Béla Károlyi mi aveva reclutata nel 1982, a Reno, durante una competizione nazionale. Lui e sua moglie Martha avevano mollato nel 1981 e avevano iniziato a lavorare con Dianne Durham, che l’anno successivo sarebbe diventata la prima ginnasta afroamericana a vincere il titolo nazionale. Erano lì con lei. Sono venuti da me e hanno detto: – Mary Lou, ti faremo diventare una campionessa olimpica. A casa non avevamo molto cibo in tavola. Bélasi è rivolto ai miei genitori: – Vostra figlia ha le carte in regola per avere successo. Mi impressionò che l’allenatore di Nadia Comaneci conosceva il mio nome. Ho implorato i miei genitori di lasciarmi andare a Houston con lui per vivere il mio sogno olimpico. Sono partita con due piccole borse e cinque body. Mancavano solo due anni ai Giochi, mi sono ritrovata ad allenarmi otto ore al giorno. Béla ha organizzato per me un soggiorno presso una famiglia del posto. È stata dura, piangevo spesso. Venivo da una famiglia numerosa di origine italiana, tanto atletica quanto rumorosa. Avevo nostalgia di casa, potevo telefonare ai miei solo la domenica dopo le 17. Ma nessuno sapeva quanto fossi coraggiosa. Mi allenavo con i Károlyi da quattordici mesi, quando Béla mi portò a New York per la Coppa America al Madison Square Garden. Il giorno prima della gara venne nella mia camera d’albergo. Dianne si era fatta male all’anca. Béla si sedette su una sedia e mi disse: – Mary Lou, questa è la tua occasione, non deludermi. Nessuna pressione, eh? Ricordo di aver pensato che sarebbe stata un’esperienza folle. C’era Natalia Yourchenko, che aveva appena inventato il suo incredibile nuovo salto e c’erano tutte le ginnaste che avevo visto sulle riviste. Ho capito che non avevo nulla da perdere. Se mai avessi vinto, si sarebbe aperta una porta incredibile. E l’ho aperta. Nessuno mi aveva mai visto, ma io sapevo di poter aprire una breccia. La settimana successiva ero sulla copertina di una rivista. Era irreale. Quanto mi piaceva. Avevo bisogno di quella fiducia. La fiducia psicologica viene dalla forza fisica. Se sei ben preparata fisicamente, sei pronta. Con i Károlyi eravamo pronte per cose estreme».
LE COSE ESTREME
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Nadia Comaneci ha raccontato cosa fossero poi queste cose estreme. «Coach Károlyi – ha detto in una intervista del 2019 a Repubblica – non perdonava. Una notte d’inverno si accorse che la luce nel dormitorio era ancora accesa. Allora ci ordinò, visto che eravamo sveglie, di andare fuori a correre in pigiama. Non ci siamo più dimenticate di spegnerla. Quando andavamo in bagno dovevamo fare pipì con la porta aperta, era preoccupato che noi bevessimo acqua, cosa che in effetti cercavamo di fare. Sì, era esigente. Ma ora che ho un figlio che disobbedisce, che non vuole andare a letto alle dieci, molto furbo, capisco che le regole sono importanti. Non ci fossi stata abituata, oggi non potrei reggere i ritmi della mia vita tra appuntamenti e programmi. E ora quando viaggio penso a me bambina che andavo all’estero, tutti mi chiedono: cosa riportavi a casa? Calzini colorati, non li avevo mai visti. Elastici per capelli. E bubble-gum. Le gomme da masticare per fare le bolle. Che felicità, altro che primo cellulare che ho avuto verso i 40 anni».

Poi le cose estreme sono diventate col tempo e per altre donne troppo estreme. Quando Larry Nassar è stato accusato di abusi sessuali sulle ragazzine della Nazionale USA di ginnastica, è emerso che molti di quegli abusi erano avvenuti nel Ranch dei Károlyi, nella fabbrica degli ori.
“Quasi 20 anni fa, le migliori ginnaste americane preparavano una borsa, salutavano i genitori e facevano un viaggio che si concludeva con un tratto in auto lungo una strada sterrata fino a un complesso remoto in una foresta del Texas. «Guidi attraverso i boschi per circa 15 miglia e poi vedi questo cancello verde – racconta la medaglia d’oro olimpica 2012 Jordyn Wieber – È stato allora che ho capito che stavamo arrivando al Ranch. Ho iniziato ad avere un nodo allo stomaco»”.
Cominciava così un reportage di ESPN nel posto dove non avrai altra dea all’infuori di Atena, un posto dove “la coppia dei Károlyi aveva accumulato un potere senza precedenti nello sport. Con l’aumento dell’influenza dei Károlyi , aumentò anche l’importanza del loro Ranch. Da pochi edifici rustici all’interno di un parco nazionale, divenne il centro della ginnastica d’élite femminile negli Stati Uniti. Pochi – dice ESPN – hanno messo in dubbio la saggezza di allenare bambini e adolescenti in un luogo così isolato, lontano dagli ospedali, tagliati fuori dalle loro famiglie. Perché avrebbero dovuto? Prima dei Károlyi, le donne statunitensi non avevano mai vinto l’oro olimpico”.
Il reportage di ESPN faceva parte di un’ampia inchiesta sulla figura di Károlyi e comprendeva un podcast nel quale venivano confutati alcuni elementi leggendari della formazione del coach, una certa narrazione di sé che aveva contribuito a dargli un alone misterioso e affascinante, il Károlyi richiedente asilo negli Stati Uniti, il Károlyi senza un soldo, il Károlyi che sapeva a malapena come usare il telefono, il Károlyi che puliva i moli e i cessi nei bar.
Durante una battuta di caccia nei primi anni ’80 vicino a Huntsville, un paio d’ore a nord di Houston, Béla aveva scoperto un terreno disponibile all’interno della Sam Houston National Forest. Con sua moglie Martha ne acquistarono 50 acri per 69.000 dollari. Quando Béla portò lì per la prima volta le sue ginnaste in ritiro prima delle Olimpiadi del 1988, compensò le intense sessioni di allenamento e di corsa lasciando che cavalcassero, guidassero quad e provassero a giocare al tiro al bersaglio. Costruì una baita per la vita in comune e il bagno esterno, al freddo. «Chi voleva andare in una latrina nel cuore della notte?» ha detto Chelle Stack-Marcella. «Facevamo pipì sul lato del portico». Nel corso dei successivi 10 anni, i Károlyi avrebbero aggiunto altri 2.000 acri alla loro proprietà, riempiendoli di cavalli, cervi, bassotti, cammelli, pavoni e anche un toro di nome Gorbaciov.
Nel 1996 erano ormai diventati cittadini statunitensi, potevano smettere di scappare, cominciarono allora a barricarsi. Anziché allenare la diciottenne Kerri Strug e la quattordicenne Dominique Moceanu nella palestra all’avanguardia di Houston, i Károlyi le trasferirono al Ranch a tempo pieno. Il luogo isolato consentiva loro di supervisionare le ginnaste 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Strug e Moceanu condividevano una cabina dove dormire a pochi passi dalla palestra. «Potevi indossare la calzamaglia e raggiungere la palestra a piedi in due minuti» ha raccontato Strug. «Sentivi il motore della macchina di Béla e sapevi che era il momento».
Il Ranch divenne la base di allenamento per tutta la Nazionale USA nel 2000, quando Béla ottenne la posizione che aveva sempre desiderato: capo della squadra femminile. Ordinò ritiri mensili al Ranch, firmò un accordo di affitto con la federazione. L’esperimento naufragò alle Olimpiadi del 2000 a Sydney, ma nella sua biografia non trova molto spazio questo fallimento. Sua moglie Martha ne prese il posto nel 2001. Incoraggiava la competizione spinta dentro la squadra, valutava costantemente la forma fisica e il peso delle ginnaste. Martha chiedeva alle ragazze di arrivare a ogni allenamento, due volte al giorno, truccate, con i capelli sistemati, il body immacolato. Béla cucinava la cena, Martha giocava a carte con gli altri allenatori. Così le USA vinsero il loro primo oro a squadre ai Mondiali del 2003.

Il processo di selezione per le Olimpiadi diventò più soggettivo. Faceva tutto un comitato di tre persone supervisionato da Béla. Nel 2004 Martha aggiunse un altro passaggio: una gara al Ranch, una specie di Trial, in una palestra senza aria condizionata né riscaldamento. Ci fu un ingorgo lungo la strada sterrata che portava da loro. Tutte le aspiranti al posto attesero due ore che il comitato annunciasse la squadra. Martha in seguito raccontò ai giornalisti che le ci vollero solo 10 minuti per scegliere, ma volle aspettare che la TV si collegasse in diretta.
Nella primavera del 2015, una Martha 72enne confermò le voci secondo cui le Olimpiadi di Rio 2016 sarebbero state le sue ultime. I mesi che le precedettero divennero per lei una specie di giro trionfale di vittoria, mentre sedeva per le interviste di fine anno e invitava le troupe televisive a casa sua. Dieci giorni prima, USA Gymnastics annunciò che avrebbe acquistato le strutture di allenamento al Ranch per 3 milioni di dollari: l’eredità dei Károlyi assumeva un significato più ampio. A Rio, Martha supervisionò la più grande squadra nella storia degli USA. Simone Biles vinse il concorso individuale, così come le medaglie d’oro al corpo libero e al volteggio. Aly Raisman vinse l’argento nel concorso individuale e al corpo libero. Martha rilasciò un’ultima intervista in cui si dichiarò entusiasta prima di smettere: «Tutte le cose belle finiscono».
Un mese dopo, un rapporto dell’Indianapolis Star rivelava che due ex atlete avevano accusato il medico della squadra nazionale Larry Nassar di abusi sessuali. Quel numero è salito a più di cinquecento, diverse decine di ragazze hanno dichiarato di essere stati abusate da Nassar al Károlyi Ranch. Nel novembre del 2016, un ranger del Texas e un detective dell’ufficio dello sceriffo della contea di Walker si sono presentati al Ranch e sono stati respinti da un’impiegata della federazione, la signora Amy White. Lei e altri due funzionari della federazione hanno riferito a una sottocommissione del Senato degli Stati Uniti che il presidente Steve Penny aveva ordinato di rimuovere qualsiasi cartella clinica recante il nome di Nassar e di consegnarla presso gli uffici della federazione. Le autorità sono tornate al Ranch il giorno seguente con un mandato di perquisizione, le cartelle erano scomparse. Ancora oggi, in questo momento, non sono state ritrovate.
Nel maggio del 2017, la federazione USA di ginnastica si è rimangiata l’acquisto del Ranch da 3 milioni di dollari, ha ottenuto la cancellazione dell’atto di acquisto, ma ha continuato a inviare centinaia di atleti lì per i campi di allenamento. Nel gennaio 2018 Simone Biles ha aggiunto il suo nome alla lista delle abusate da Nassar. Tre giorni dopo, USA Gymnastics ha ordinato la chiusura definitiva della struttura, tagliando di fatto i legami con i Károlyi e il loro Ranch. Verso la fine del 2017, Nassar si è dichiarato colpevole delle accuse federali di pornografia infantile e di 10 capi di imputazione per abusi sessuali su minori avvenuti nel Michigan. È stato condannato a 60 anni di carcere federale e 175 anni di carcere statale. Steve Penny è stato arrestato e accusato di manomissione di prove in Texas. Si è dichiarato non colpevole e il suo caso è ancora in sospeso. USA Gymnastics ha cambiato quattro CEO in meno di due anni e ha dichiarato bancarotta. I Károlyi non sono mai stati accusati di nessun reato penale, ma sono citati in almeno una dozzina di cause civili. Sono rimasti ai margini della vicenda, sostenendo la loro innocenza e la loro totale ignoranza dei fatti. e con la necessità di Simone Biles di cercare un riparo, un rifugio in Cecile Canqueteau e Laurent Landi, anche loro moglie e marito. Aveva bisogno di lavorare con qualcuno che imprimesse una svolta netta ai metodi precedenti.
Sono stati loro, i Landi, a raccontare cosa accadde a Tokyo, sia sulla scena sotto gli occhi del mondo, quando Simone si ritirò, sia negli spogliatoi, e poi al rientro a casa.
«Non aveva mostrato alcun allarme. Si stava allenando bene. Sorrideva. Durante le qualificazioni [25 luglio 2021] si è sentita stressata. Ma come al solito, come tutta la squadra, perché è lì che ci si gioca tutto. In serata, quando Simone ha capito di essersi qualificata per tutte le sei finali agli attrezzi, ne era molto orgogliosa. Il giorno successivo in allenamento ha sbagliato un atterraggio. Abbiamo interrotto la sessione perché tutte le ragazze erano stanche. Poi abbiamo trovato la soluzione semplificando un esercizio acrobatico. Ha così tanti elementi a sua disposizione. All’inizio è andata un po’ nel panico, ma non era un problema di ginnastica, perché ha eseguito la stessa figura sulla trave. Ci è tornato in mente che aveva avuto un episodio simile dopo il primo stage nazionale a cui era stata chiamata, nel maggio 2018, al rientro dal suo anno sabbatico. Era a Knoxville. Era stata fenomenale, ma non riusciva a finire un salto mortale sulla trave. Come poteva essere? Le erano stati dati quattro giorni di riposo ed era tornata come se nulla fosse. Era stata sottoposta a tante pressioni. Non solo perché tutti guardavano il suo ritorno. Era diventata la voce delle vittime di Larry Nassar, l’ex medico della Nazionale americana condannato per pedocriminalità. Aveva ottenuto che non tornasse ad allenarsi al ranch Károlyi , dove sono stati perpetrati gli abusi, e persino l’estromissione del vicepresidente della federazione americana. Aveva chiamato e aveva chiesto di andare a prenderla. Piangeva: – Non posso più andare là, non posso. Ma lei era laggiù nel Tennessee – racconta Laurent Landi – io a Houston. Vedere nel panico una ragazza con un talento così mostruoso, è strano. Ti chiedi se qualcosa non si sia rotto. All’epoca erano bastati pochi giorni di riposo per cancellare il problema. Cosa che ovviamente non era possibile ai Giochi».
Se è stato Károlyi a costruire Biles, sono stati i Landi a doverla ricostruire daccapo. A doverla riparare. Non per vincere, ma per sopravvivere, per esistere.
Nel 2018 i Károlyi hanno fatto causa a USA Gymnastics per la cancellazione dell’acquisto della loro proprietà. Oggi le palestre sono vuote. Hanno tagliato la corrente elettrica. Gli animali sono stati venduti. Martha Károlyi vive ancora là con sua figlia Andrea. Quando ESPN ha pubblicato il suo reportage, ha inserito in chiusura del pezzo i numeri di telefono della National Sexual Assault Hotline, della National Suicide Prevention Hotline e di ChildHelp.
È con questi numeri di telefono che si chiude la parabola di Béla Károlyi. Pace all’anima sua.